Salvini sfida l’Ue: «Sospenda il Patto di Stabilità o blocchiamo noi il prezzo di gas e benzina». Trump? «Risolva le guerre anziché fingersi Gesù»

«O l’Unione europea ci consente di aiutare gli italiani uscire da vincoli di bilancio insostenibili e insensati con cui due guerre in corso oppure faremo da soli». Matteo Salvini prepara la manifestazione della Lega di sabato in piazza Duomo a Milano – la prima nel centrodestra dopo la sconfitta al referendum, rivendica – provando a tenere a distanza le polemiche sugli attacchi di Donald Trump all’Italia. Concentrandosi invece sui temi economici. Non sono gli Usa dunque ma ancora una volta le istituzioni Ue l’avversario dichiarato: «Il rischio per l’Italia è elevatissimo, e noi non dovremmo intervenire perché secondo la von der Leyen la situazione è grave ma non gravissima? Conto che a Bruxelles si rendano conto della situazione e sospendano il Patto di Stabilità. Se non lo faranno certamente il governo italiano non starà a guardare aspettando che le imprese falliscano», dice il vicepremier in conferenza stampa alla sede di Milano della Lega. E la soluzione, avverte Salvini rispondendo a una domanda di Open, non può essere semplicemente quella di una deroga alle norme sugli aiuti di Stato, come ipotizza un documento Ue in circolazione in queste ore. «Quello sarebbe un pannicello caldo a fronte di un prezzo del cherosene raddoppiato con tutti i rischi del caso su voli e turismo per l’Italia».
Il piano di Salvini contro il caro energia
Ma cosa intende fare esattamente il governo, per lo meno nell’intento della Lega, se l’Ue non dovesse dare le risposte attese? Per Salvini l’obiettivo deve essere quello di «sterilizzare il costo di luce gas e petrolio per tutto il 2026», altrimenti detto «bloccare il costo di bollette, diesel e benzina ai prezzi di febbraio», prima della guerra «maledetta e disgraziata» lanciata da Usa e Israele all’Iran. Come? Usando il bilancio della seconda potenza industriale d’Europa, rivendica il leader della Lega, insomma andando a debito. Di fronte a quella che anche l’Fmi ha avvertito ieri potrebbe diventare la più grande crisi energetica dei tempi moderni, il vicepremier chiarisce comunque che «non pensiamo a chiusure di scuole e fabbriche, didattica a distanza, restringimenti o razionamenti». Conferma però la seria preoccupazione e per questo invoca per sabato una piazza che invochi «pace, lavoro e sicurezza». A sfilare insieme a governatori dirigenti e 1.000 amministratori locali del Carroccio, annuncia, ci saranno «20 trattori in rappresentanza del mondo agricolo e degli allevatori che da sempre la Lega difende». E poi gli ospiti stranieri, ossia rappresentanti degli alleati Patrioti da Francia, Olanda, Austria, Grecia, Ungheria, Spagna, Estonia, Fiandre e Danimarca. Ospite d’onore già annunciato il leader del Rassemblement National Jordan Bardella.
Per quanto ne sia infastidito, Salvini è pressato dai cronisti sulle clamorose dichiarazioni di martedì di Donald Trump al Corriere contro Giorgia Meloni. Il leader della Lega parla più volentieri degli attacchi precedenti del leader Usa, quelli al Papa. «Il Santo Padre è il primo protagonista e costruttore di pace, chiunque lo metta in discussione o lo additi, qualunque ruolo ricopra, non fa cosa né utile né giusta né sensata o intelligente», ribadisce. A Trump se mai manda a dire che «conto che chiunque ne ha la possibilità faccia il possibile per far finire le guerre in corso. Sicuramente mettersi sui social nei panni di Gesù Cristo non aiuta…». Sugli attacchi alla premier invece nicchia: sostiene di avergli espresso solidarietà in privato ieri al Vinitaly di Verona (quando però l’intervista di Trump non era ancora stata pubblicata), poi dice che certo «se attacchi il Papa o la Meloni per me sei da condannare» e ribadisce «totale sostegno all’azione di governo». Ma sul nodo politico nega ci sia alcuna «disarticolazione» nell’alleanza globale tra sovranisti dopo la batosta ungherese a Viktor Orbàn e lo strappo con Trump e sostiene che lo scontro con la Meloni sia già «un capitolo chiuso». E in ogni caso «la vicinanza agli Stati Uniti c’era e rimane e siamo saldamente ancorati all’alleanza di Paesi liberi e occidentali». Quanto all’altro strappo consumatosi ieri, quello della sospensione del memorandum sulla difesa tra Italia e Israele, infine, Salvini si limita a dire che «condivide le scelte del governo», ma che questa non l’ha compiuta lui.
La sfida a Sala per Milano e i contro-cortei
La sfida dunque per la Lega è tutta interna e ha anzi anche una dimensione locale, perché Salvini non nasconde di interpretare la piazza di sabato pomeriggio anche come un antipasto della campagna elettorale per conquistare Milano. «Vedo il sindaco Sala particolarmente nervoso, forse perché noi vogliamo una città non solo per ricchi. Se vuole vedere i cittadini che chiedono una Milano diversa lo aspettiamo sabato in piazza Duomo». Quanto agli annunciato contro-cortei degli antagonisti, il vicepremier dice di confidare che le forze dell’ordine «sapranno garantire che tutti possano manifestare liberamente senza disturbare altri». Quanto alla piazza della Lega, ribadisce, «saremo colorati e pacifici, ma determinati».
