Ultime notizie Crisi Usa - IranDonald TrumpGiorgia MeloniPapa Leone XIV
CULTURA & SPETTACOLOCalabriaCampaniaLevanteMusicaPugliaSiciliaSuoni e Visioni

La polemica su “Al mio paese” di Serena Brancale, Levante e Delia, accusate di cantare un sud che non esiste

20 Aprile 2026 - 13:55 Gabriele Fazio
Il brano, di certo tra i protagonisti della prossima estate, è al centro di polemiche sui social perché sponsorizzerebbe una serie di stereotipi sul sud inesistenti

Tenendo d’occhio settimanalmente le uscite discografiche italiane ormai abbiamo messo da parte una certa dimestichezza nell’individuare con discreto anticipo quali canzoni accompagneranno l’estate italiana, i cosiddetti tormentoni estivi. Questo perché si fanno sempre più spudorati, sempre più didascalici, inseguendo canoni melodici stilisticamente sempre più industriali. Pochi dubbi dunque sul fatto che uno dei brani protagonisti della prossima bella stagione sarà Al mio paese, singolo in cui Serena Brancale ospita Levante e Delia, che abbiamo conosciuto durante l’ultima edizione di X Factor. Un brano in cui il puro pop viene mescolato, anche molto bene, a una pizzica pugliese, idea tra l’altro non originalissima, ma portata avanti con un certo gusto, cosa che ha fatto sì che anche la critica, compresi noi di Open, lo accogliesse piuttosto bene. Il pezzo è divertente e colorato, di certo non il punto più intellettuale del disco Sacro, da cui è estratto, ma di certo portato a casa con un senso logico, con un intento artistico e, soprattutto, il desiderio di portare un messaggio.

Di cosa parla il brano

Ecco, appunto: il messaggio. Al mio paese tratta la gioia del ritorno a casa per chi, come le tre interpreti, è costretto a vivere fuori, al nord. Il brano racconta l’adrenalina, quella proprio del giorno prima, per la riappropriazione, anche se per un breve lasso di tempo, quello delle ferie, di uno stile di vita, non c’è niente da fare, differente e che non abbandona mai gli emigranti, che ormai, ci mancherebbe, si allineano senza problemi a uno stile di vita più intenso, diremmo quasi più furioso, ma dentro rimangono sempre individui dai tempi diversi, più calmi, più meravigliosamente lenti. Soprattutto più attaccati ai valori semplici e antichi dello stare al mondo, quelli che la metropoli, con le esigenze e le aspettative che ha la metropoli, ti scippa, non ti permette. Non il tema più originale del mondo, ma sicuramente il brano traduce molto bene un determinato stato d’animo, tant’è che, banalmente, funziona.

Le critiche del pubblico

Stavolta invece a scagliarsi contro il brano è una parte del pubblico. Sono ormai davvero numerosi i video che circolano sui social in cui persone, nella maggior parte dei casi non esperti di musica, accusano il brano di vendere un sud che non esiste. Una specie di trend, tuttora in corso, per certi versi molto ilare, che si divide fondamentalmente in due correnti di pensiero. La prima riguarda ciò che il brano dice e non dovrebbe dire, la seconda riguarda ciò che il brano non dice e invece dovrebbe dire. Il brano racconta, come già detto, l’attesa per il rientro a casa dopo mesi fuori, ma pare che per qualcuno quella che viene raccontata come adrenalina è in realtà un’agonia, che molti subiscono quel repentino cambio di location e l’inevitabile mancanza di certi stimoli, caratteristica tristemente accertata, specie per la profonda provincia, non rappresenti chissà quale gioia.

Gli stereotipi sotto accusa

Molti accusano Brancale & Co. di mentire, perché «le signore nelle sedie» del brano non ci sono, che «le luci sempre accese» non ci sono, che «le piazze sempre piene» ma quando mai?, che «le lenzuola che volano bianche sulle bancarelle» neanche per sogno, che «l’aria di zucchero tutti respirano» zero proprio. Poi ci sono quelli che si lamentano perché Al mio paese, più che un brano, rappresenterebbe una cartolina del sud, un insieme di stereotipi fasulli, così davanti alle camere dei propri smartphone, piuttosto scuri in volto, evidentemente presi forte dal proprio ragionamento, elencano le cose che il brano dovrebbe raccontare ma non racconta, e qui la cosa si fa veramente comica. Il traffico, le associazioni mafiose, l’arretratezza, la mancanza di input culturali, la noia del vuoto, financo le infrastrutture. La vivida protesta di alcuni riguarderebbe anche un fattore stagionale, cioè Serena Brancale, Levante e Delia racconterebbero solo l’estate, senza soffermarsi su un’accurata fotografia della desolazione della provincia del sud durante il resto dell’anno.

Una follia

L’iter di questo pezzo, che ne uscirà naturalmente rafforzato dal dibattito in termini algoritmici, si sta sviluppando in maniera piuttosto bizzarra. Non solo perché folle l’idea che a un brano pop, con intenti evidentemente colorati, svolazzanti, leggeri, sia accollata questa responsabilità documentaristica, quasi da giornalismo d’inchiesta, ma soprattutto perché questo destarsi sui contenuti delle hit estive, specie ambientate al sud, risulta tanto improvviso quanto grottesco. Dove erano tutti questi critici musicali improvvisati, questi strenui difensori delle verità assolute nel pop moderno, quando Mambo salentino diceva che «L’autostrada del sole mi riporta da te/Quanta fretta che c’ho, è il mio quinto caffè/Quando torno non voglio un minuto di stress»?

Le altre canzoni ambientate al Sud

Ma spingiamoci fino all’orlo del burrone: perché nessuno ha mai rimproverato a Pino Daniele che Napoli non è solo «mille culure», «addore e’ mare» o «a voce de’ criature»? Come mai Gino Paoli, che non era neanche del sud, seduto sulla spiaggia di Capo D’Orlando, nel messinese, ha scritto di «giorni che passano pigri» invece di denunciare il sacco di Palermo? Eppure stava avvenendo proprio in quel periodo a un centinaio di km di distanza. E allora mettiamo agli arresti Carmen Consoli, rendiamo illegali i Negramaro, bracchiamo Brunori SaS e chiunque abbia mai cantato il sud in una canzone senza prendersi la briga di controbilanciare la narrativa poetica dell’anima di un luogo con i suoi risvolti oscuri. E potremmo continuare così smontando più o meno tutta l’intera storia delle canzoni ambientate al sud, rendendoci però abbastanza ridicoli perché il discorso in sé, di fatto, non ha alcun senso logico: ognuno quando scrive una canzone racconta ciò che gli pare, come gli pare.

Le verità di Al mio paese

C’è poi un altro punto che è importante sottolineare, in controtendenza con le aspre critiche contro Al mio paese, e riguarda l’effetto “cartolina” di cui sopra. Se è certamente errato, al di fuori del contesto di una canzone pop, e questo possiamo capirlo, raccontare il sud esclusivamente come un luogo in cui tutto è mare, sole e granite, è altrettanto errato dire che una certa atmosfera non esista. Chi scrive non solo proviene ma ha consapevolmente scelto di vivere il proprio sud, la Sicilia in questo caso, il più possibile, quindi si espone con una certa cognizione di causa. Chiaro che il sud è una terra con grossi limiti, alcuni imposti, molti altri, i più gravi, autoindotti, ma è altrettanto vero che il sud che Al mio paese si propone di raccontare non è fantascienza. Le Madonne nelle chiese ci sono, le signore nelle sedie altrettanto, le piazze sempre piene, considerando che l’ambientazione è estiva, sono quasi una regola. Non si capisce, esattamente, in che punto della canzone si palesi questa clamorosa e offensiva menzogna, ma soprattutto: in che punto abbiamo riversato le speranze di riscatto del sud in una canzone di Serena Brancale.

Articoli di CULTURA & SPETTACOLO più letti
leggi anche