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Meloni sul decreto Lavoro: «Niente incentivi per chi non paga un “salario giusto”». Aumenti in busta paga e contratti pirata: cosa ha detto la premier – Il video

28 Aprile 2026 - 18:00 Giovanni Ruggiero

La premier Giorgia Meloni si è presentata in conferenza stampa, dopo il Consiglio dei ministri che ha approvato il nuovo decreto sul Lavoro. La presidente del Consiglio ha scelto di illustrare in prima persona il nuovo provvedimento a pochi giorni dal Primo Maggio, dedicandolo agli «italiani che ogni giorno contribuiscono con il loro lavoro per fare grande la nostra nazione». Previsto un miliardo stanziato per il rinnovo degli incentivi all’assunzione, ha spiegato la premier, ma riservati solo a chi rispetta i margini di un «salario giusto».

Cuneo fiscale strutturale: «Mille euro in più per chi guadagna 32mila euro»

A proposito del taglio del cuneo contributivo, Meloni ha ricordato che quando il governo si è insediato, era in vigore una misura provvisoria in scadenza al 31 dicembre dello stesso anno. Da lì la scelta di prorogarla, ampliarla e infine renderla strutturale, fino ad arrivare a 7 punti con il decreto che anticipava il Primo maggio. L’effetto, tradotto in busta paga, è quello rivendicato dalla premier davanti ai cronisti: per un lavoratore con reddito intorno ai 32mila euro lordi annui, ha spiegato, la sforbiciata vale oggi «circa mille euro in più».

Riforma Irpef, 400 euro in più per redditi da 35mila euro

L’altro capitolo messo a bilancio dalla presidente del Consiglio è la riforma dell’Irpef. Stando alle cifre illustrate da Meloni, per un dipendente che porta a casa 35mila euro lordi all’anno, il riassetto delle aliquote attuato finora vale «un aumento di circa 400 euro».

Gli incentivi solo a chi riconosce un «salario giusto»

Meloni ha ribadito che gli incentivi occupazionali saranno vincolati al riconoscimento di una retribuzione adeguata. «A quegli incentivi si può accedere solo se si riconosce e si applica ai lavoratori il salario giusto», ha chiarito la presidente del Consiglio, precisando che il riferimento non è al solo compenso orario ma «al trattamento economico complessivo percepito dal lavoratore», comprensivo di tutte le voci contrattuali a suo favore.

Stop ai contratti pirata, stanziati quasi un miliardo

La linea dell’esecutivo è netta verso chi aggira la contrattazione collettiva: «Chi sottoscrive contratti pirata e sottopaga i lavoratori non avrà diritto a incentivi pubblici», ha avvertito Meloni, rivendicando un provvedimento che dice «sì al salario giusto e sì a una contrattazione di qualità». Sul piano delle risorse, il decreto legge mette in campo quasi un miliardo di euro destinati al rinnovo di alcune misure di sostegno all’occupazione già sperimentate e considerate efficaci dal governo.

Il nuovo patto con sindacati e datori di lavoro

«Noi vediamo questo provvedimento anche come un punto di partenza di un’alleanza – ha detto Meloni – un patto con i corpi intermedi, le organizzazioni sindacali e datoriali, al quale ho fatto riferimento in molte occasioni: non è una vaga dichiarazione di principio».

«È una scelta concreta che si deve costruire provvedimento dopo provvedimento, ovviamente – ha aggiunto – con chi è disponibile per questo lavoro. La sfida per un lavoro di qualità si vince solo se facciamo squadra, se lavoriamo tutti nella stessa direzione, se dimostriamo questa volontà con i fatti».

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