Violenza sessuale e consenso, nuovo rinvio per la legge. Ma Forza Italia ora apre alla mediazione e anche i Cinque stelle ci pensano

Il ddl sulla violenza sessuale resta fermo in commissione Giustizia al Senato, ma il tavolo ancora non salta. Il comitato ristretto convocato oggi dalla relatrice Giulia Bongiorno per cercare una mediazione si è chiuso con un nuovo rinvio di quindici giorni. In ballo c’è una sola proposta: quella della senatrice Julia Unterberger, gruppo per le Autonomie, arrivata alla terza versione dopo settimane di stallo tra maggioranza e opposizioni. Bongiorno vorrebbe uscire dal vicolo cieco in cui si è infilato il centrodestra dopo aver modificato il ddl sul «consenso libero e attuale», che aveva già incassato il sì bipartisan alla Camera, in favore di un nuovo testo più stringente basato sulla «volontà contraria». L’obiettivo dichiarato era evitare possibili «strumentalizzazioni». Per le opposizioni una modifica irricevibile, colpevole di spostare il baricentro dal consenso al dissenso. Da qui l’aut aut: o si trova il punto di caduta o le chance che la nuova legge veda la luce prima della fine della legislatura diventano minime. «Non è mia intenzione far votare un testo di maggioranza», ha ribadito Bongiorno a margine della riunione.
Forza Italia apre e il M5s prende tempo
È in questo quadro che è spuntato il nuovo testo Unterberger, che non ricalca quello della Camera indicato da Pd, M5s e Avs come punto da cui ripartire. Ma non è nemmeno uguale a quello spinto dalla maggioranza. Piuttosto è il tentativo di tenere insieme il principio del consenso e alcune cautele chieste dalla destra. Una mediazione che, a quanto risulta a Open, qualcuno potrebbe vedere di buon occhio, nonostante il muro contro muro delle ultime settimane.
Se Pd e Avs chiudono ogni margine di trattativa, il Movimento 5 stelle oggi prende tempo per valutare ed esaminare nel merito il nuovo testo, «arrivato in commissione appena due giorni fa». Anche se il «mix non ci piace» e il testo originale della Camera resta la stella polare, i pentastellati non nascondono di aver «apprezzato la disponibilità di Unterberger» e non chiudono la porta. Intanto anche Forza Italia, al momento l’unica tra le forze di maggioranza, apre alla nuova mediazione. «È una proposta plausibile. Non massimalista, di equilibrio», è il giudizio positivo che filtra a Open dagli azzurri. Proprio dai forzisti infatti, secondo più fonti parlamentari, sarebbe arrivata la richiesta di ulteriori 15 giorni come supplemento di riflessione.
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Cosa prevede la proposta Unterberger

La proposta Unterberger, nel dettaglio, introduce diversi elementi di mediazione. Riscrive l’articolo 609-bis del codice penale partendo da una formula vicina a quella approvata dalla Camera: «Chiunque compie o fa compiere o subire atti sessuali ad un’altra persona senza il consenso libero e attuale di quest’ultima è punito con la reclusione da sei a dodici anni». Un punto che consente alla senatrice Svp di rivendicare la centralità del consenso, nodo su cui le opposizioni danno battaglia.
Ma il testo aggiunge subito un secondo passaggio: «L’assenza di consenso all’atto sessuale deve essere riconoscibile e valutata tenendo conto della situazione e del contesto in cui il fatto è commesso». È qui che si cerca di intercettare le obiezioni di Bongiorno, secondo cui il testo della Camera rischierebbe di lasciare troppi margini di incertezza nella sua applicazione. La proposta prevede inoltre che l’atto sessuale si presuma senza consenso quando è commesso «a sorpresa» o approfittando dell’impossibilità della persona di esprimere il proprio dissenso. E specifica che l’assenza di consenso può essere desunta anche dall’immobilità della vittima, cioè dal cosiddetto freezing, la paralisi che può colpire chi subisce un’aggressione sessuale.
Una proposta che unisce?
Una proposta emendativa che unisce, o «mischia», le posizioni e che rischia per il Pd di restringere troppo il campo. «C’è il tema del freezing, ma il contesto è troppo ricco, troppo articolato», ragiona la capogruppo dem Valeria Valente che è categorica. Il punto, spiega, è che più elementi si inseriscono nella fattispecie, più si rischia di spingere il giudice verso un’interpretazione stretta: fuori da quei casi, la violenza potrebbe diventare più difficile da riconoscere. «Meglio mantenere la giurisprudenza attuale che approvare una legge che rischia di peggiorare la tutela delle donne».

