«Senza consenso è stupro»: l’Europarlamento spinge per la svolta Ue. Benedetta Scuderi a Open: «Cambi la cultura, anche in Italia» – Il video
Da Strasburgo – Serve una definizione comune europea di “stupro”, che sia basata su una condizione dirimente: l’assenza di consenso libero, informato e revocabile al rapporto sessuale. Lo chiede il Parlamento europeo in una risoluzione approvata oggi ad ampia maggioranza – 447 voti a favore, 160 contrari e 43 astensioni. Alla lettura dei risultati del voto nell’Aula è partito un lungo applauso di sollievo per il messaggio trasversale che arriva ora agli Stati membri. Nella legislazione di molti Paesi dell’Ue lo stupro viene oggi definito sulla base del criterio preponderante della forza o della coercizione esercitata durante un atto sessuale. Ad aprire la strada alla definizione di un nuovo concetto di stupro che ricomprenda una casistica ben più ampia – per esempio quella di chi subisce un rapporto sessuale in stato di alterazione o incoscienza – è stata nel 2011 la Convenzione di Istanbul nata in seno al Consiglio d’Europa. A incardinare nella legislazione nazionale il principio del «solo sì vuol dire sì» è stata la Spagna di Pedro Sanchez nel 2022, poi anche la Francia di Emmanuel Macron lo scorso autunno, anche sull’onda dell’enorme shock nazionale per la vicenda di Gisèle Pelicot. Ora il Parlamento europeo spinge perché questa diventi la norma in tutta Europa, chiedendo in concreto alla Commissione europea di predisporre una nuova normativa complementare alla direttiva Ue del 2024 sulla lotta alla violenza contro le donne.
Benedetta Scuderi (Avs): «Serve una svolta culturale»
«In molti Stati membri ci vuole la prova di violenza o coercizione per avere la fattispecie di stupro e questo è assolutamente da cambiare. Ma anche il no, la previsione della presenza di un dissenso esplicito, non è abbastanza, perché sono troppi i casi in cui il dissenso non può essere dato», spiega a Open Benedetta Scuderi di Alleanza Verdi e Sinistra (Avs), tra le eurodeputate che più si sono battute perché passasse la risoluzione. Ciò accade, ricorda Scuderi, quando «ci si paralizza, c’è un trauma, c’è una coercizione psicologica – in tutti quei casi non viene dato un no esplicito, ma c’è un evidente mancanza di consenso perché non c’è la capacità fisica o mentale di esprimerlo». Quello per cui oggi spinge il Parlamento Ue, continua l’eurodeputata verde, è più in generale un «cambiamento culturale», che passi anche dall’educazione, perché si deve imparare a «basare i nostri rapporti fisici e personali sulla presenza di un consenso». Principio da incardinare a livello europeo di modo che cessi lo status quo per cui «in 27 Stati membri ci sono 27 tutele diverse e quindi in un Paese una persona può vedere riconosciuta la sua giustizia ed il reato di stupro e nell’altra, nella stessa antica situazione, no».
Cos’altro chiede la risoluzione Ue
Oltre alla revisione della definizione di stupro, nella risoluzione approvata oggi il Parlamento europeo chiede di porre al centro della lotta alle violenze sessuali un approccio «intersezionale e centrato sulla vittima», che includa cure mediche immediate, assistenza sanitaria sessuale e riproduttiva, accesso a un aborto sicuro e legale, cure per il trauma, supporto psicologico e assistenza legale. Gli eurodeputati propongono inoltre servizi specialistici gratuiti, tra cui centri d’emergenza attivi 24 ore su 24 che offrano supporto medico, psicologico e legale. E poi ancora, sul fronte della crescita della consapevolezza sociale, una formazione obbligatoria, regolare e mirata per i professionisti che possono entrare in contatto con vittime di stupro – tra cui forze dell’ordine, giudici, procuratori, avvocati, operatori sanitari e personale in prima linea – e linee guida Ue sull’educazione alla sessualità e alle relazioni, campagne di sensibilizzazione su consenso, integrità sessuale e autonomia corporea, nonché azioni contro i miti sullo stupro, contenuti anti-genere e propaganda “incel” (celibi involontari) online.
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In Italia un progetto di legge che inserisse nell’ordinamento la definizione aggiornata di stupro cui richiama il Parlamento Ue pareva in dirittura d’arrivo lo scorso autunno, sulla base di un’intesa trasversale tra maggioranza e opposizione sospinto dalle leader stesse, Giorgia Meloni ed Elly Schlein. Poi al Senato il centrodestra ha rimesso in discussione l’impianto approvato dalla Camera (sul principio di un «consenso libero e attuale»), in favore di una riformulazione più stringente fondata sulla volontà contraria. Per mettere al riparo la nuova legislazione da interpretazioni “strumentali”, spiega il centrodestra. Un passo indietro inaccettabile per le opposizioni, se non un vero e proprio «tradimento» dei patti per inseguire le sirene di Matteo Salvini, rincara oggi la dose con Open Benedetta Scuderi. Fatto sta che il disegno di legge è ora bloccato a Palazzo Madama: le trattative sulle modifiche al testo sono in corso, ma è possibile che la legge non vedrà la luce entro la fine di questa legislatura. A meno che la spinta che arriva oggi dall’Ue non ridia slancio al progetto.
