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La rivoluzione dello Spritz: ecco come mangiano (e quanto spendono) gli europei nei ristoranti italiani

08 Maggio 2026 - 12:40 Olga Colombano
Lo studio Fipe fotografa un sistema che esporta non solo cibo, ma offerte diversissime da ristorante a ristorante e modelli di socializzazione
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La cucina italiana all’estero ha superato lo stereotipo di “pizza e mandolino” per diventare un sistema d’eccellenza da 8,95 punti su 10. Secondo il nuovo rapporto FIPE-Confcommercio, il vero motore del lifestyle tricolore nelle capitali europee è oggi lo Spritz, rito sociale che traina i consumi a Londra e Parigi. Queste ultime sono le città dove la cucina italiana viene percepita come più autentica e di maggiore qualità, grazie a una maggiore specializzazione dell’offerta e a una più attenta valorizzazione delle identità regionali. A fotografare questo scenario è il rapporto The Italian Table Abroad che analizza 1.486 ristoranti italiani in dieci capitali europee e oltre 115.000 voci di menu.

Alta qualità a prezzi bassi

Il primo dato riguarda la reputazione della ristorazione italiana. I ristoranti analizzati registrano un rating medio di 8,95 su 10, un valore alto che conferma la forza dell’immagine gastronomica italiana nei principali mercati europei. Sul piano economico, il prezzo medio del piatto principale si attesta intorno ai 30,30 euro. Una cifra non economica in senso stretto, ma neanche inaccessibile. In sostanza, viene percepita come una proposta di qualità, ma ancora in grado di mantenere un pubblico ampio e trasversale. Secondo il rapporto, proprio questo equilibrio tra qualità percepita e accessibilità economica rappresenta uno dei punti di forza della ristorazione italiana all’estero.

Una cucina non standardizzata con menù diversi

Uno degli aspetti più interessanti emersi dall’analisi riguarda la struttura dei menu. Nonostante dal report emerga che la pizzeria è il modello più diffuso con 345 locali tra quelli analizzati. La maggior parte dei ristoranti italiani all’estero ha menù molto diversi tra di loro con una varietà molto ampia di proposte, adattamenti, tradizioni regionali e reinterpretazioni locali. Questo significa che non esiste una versione unica o standardizzata della cucina italiana all’estero, ma piuttosto una molteplicità di interpretazioni locali che si sviluppano in modo autonomo. Ogni ristorante costruisce una propria identità, spesso influenzata dal territorio in cui opera e dal tipo di pubblico a cui si rivolge. La riconoscibilità della cucina italiana non deriva quindi dall’uniformità, ma dalla presenza di alcuni riferimenti condivisi.

Pochi elementi davvero globali in un sistema estremamente vario

Nonostante la forte diversità tra i menu, emergono alcuni elementi ormai stabilmente globalizzati che funzionano da riferimento comune. La pizza margherita è il piatto più diffuso, seguita da tiramisù e spritz, che insieme rappresentano una sorta di nucleo simbolico della cucina italiana all’estero. Questi elementi assumono un ruolo che va oltre il singolo prodotto gastronomico, diventando vere e proprie icone riconoscibili a livello internazionale. In particolare, la diffusione dello Spritz evidenzia come l’aperitivo sia ormai diventato un rituale sociale consolidato in molti Paesi europei, segnalando un’evoluzione in cui la cucina italiana esporta non solo piatti, ma anche momenti di consumo e modelli di socialità condivisi.

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