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10 Maggio 2026 - 08:34 Gabriele Fazio

Sayf – Santissimo

Sayf, dopo il successo sanremese, è chiaro che doveva spingere forte sull’acceleratore, puntare un riflettore su ogni singolo anfratto del suo oggettivamente indiscusso talento. Quindi diciotto pezzi, una specie di epopea musicale che potrebbe sembrare infinita se non parlassimo di un disco estremamente dinamico. Misurato quando entra in zona urban, accurato quando prende la forma del cantautorato moderno, modernissimo, forse la più brillante manifestazione di contemporaneità ascoltata negli ultimi tempi. Un album che dunque si fa manifesto musicale perfetto, perché Sayf riesce nella straordinaria impresa di proporre qualcosa di diverso in un mondo che punta drammaticamente verso una soffocante omologazione. Qui invece per le mani ci ritroviamo una festa di stili, di colori, di reference, di strumenti, perdio, suonati, di situazioni, anche ben poco festose, è chiaro, e anche di generi, sempre però piegati a questa visione accessibile ma mai banale, mai telefonata, della musica. Un disco che definiremmo sorprendente se non avessimo Sayf nei nostri radar ben prima che entrasse in quelli di Carlo Conti, per cui no, non siamo sorpresi, siamo soddisfatti di questo successone, del fatto che alle volte il pop in rampa di lancio abbraccia artisti e relative opere che valgono qualcosa, al di là di freddi dati incoraggianti, che comunque restano solo numeri su uno schermo e non musica. In questo Santissimo disco di musica ne gira tanta e tutta bella, che il simpatico Sayf si ritrovi da solo (stupende Salsa maghreb, Santissimo, Raffaello), sia che si faccia accompagnare da qualche illustre collega, come nelle ottime Ricordi (feat. Geolier), Perché piango (feat. Kid Yugi) e Parlar d’amore (feat. Bresh). La musica non è bella quando piace, è bella quando è fatta bene.