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Liberato, Dimartino, Nu Genea e Mannarino sfornano dischi meravigliosi. Bene Michielin e Coez, deboli i pezzi di Ultimo e Arisa – Le recensioni

10 Maggio 2026 - 08:34 Gabriele Fazio

Liberato – Radio Liberato

Il 9 maggio, si sa, bisogna sempre aspettarsi qualcosa da Liberato. Qualcosa alla Liberato, quindi iconica, magari come la (finta) occupazione di Rai Radio 2, visto che la Rai è in effetti uno degli ultimi posti dove andresti a cercare uno come Liberato. Stavolta non si tratta di un disco, magari accompagnato da quegli splendidi video di Francesco Lettieri, ma di una sorta di mixtape in cui dentro troviamo una serie di chicche, tipo una versione di Gaiola firmata Iosonouncane, una versione di Me staje appennenn amò firmata Calcutta, tutta una serie di remix. E poi due inediti, Goodbyee IntoStreet (feat. Mahmood) e una rilettura di Trap Queen di Fetty Wap per l’occasione Napoli Queen. Insomma un disco che funge da richiamino dello stile distinguibilissimo di un artista gigante, ben oltre l’avvincente trama mistery riguardante l’identità, che non viene utilizzata come stratagemma furbetto per attirare l’attenzione, ma come la possibilità di fare ciò che vuole, seguire il proprio istinto senza porsi il problema delle conseguenze, dato che in quest’epoca dell’apparenza Liberato non ha una faccia da perdere. Chissenefrega dunque chi è Liberato, quello che dovrebbe importarci (e lato nostro importa) è la sostanza di un progetto che è squisitamente estetico e letteralmente spiazzante. E Radio Liberato è così, vibra della volontà sotterranea ma vivida di inquadrare una certa visione della vita, viene rinnovato quell’invito all’autenticità e al romanticismo, che condizionano la bellezza e la meraviglia della sua Napoli. Radio Liberato è l’ennesimo passo del cantautore ultracool partenopeo in un territorio epico in cui a vincere è il gesto artistico.