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Liberato, Dimartino, Nu Genea e Mannarino sfornano dischi meravigliosi. Bene Michielin e Coez, deboli i pezzi di Ultimo e Arisa – Le recensioni

10 Maggio 2026 - 08:34 Gabriele Fazio

Lamante – Non dico addio

Non abbiamo bisogno che finisca l’anno per decretare questo come uno dei migliori dischi del 2026. Parliamo di un’opera talmente gigante da farci sentire minuscoli al suo cospetto, come se ogni sensazione mai provata fosse stata tradotta sempre con un termine mai preciso e poi, improvvisamente, arriva questa ragazza di Schio, provincia di Vicenza, che riesce a dare a quelle sensazioni un nome, un volto, un sapore, un suono, un canto, una pelle e un corpo. Lamante già ci aveva impressionato con In memoria di, oggi conferma una verve totalmente fuori dall’ordinario, la verve dei grandi della nostra musica, quelli toccati da qualcosa di divino e potente. Dieci brani, dieci imperdibili perle per quella che è una predestinata della nostra musica. Dieci pezzi che respirano, maledettamente carnali, come se il dolore si potesse mordere e sputare, che viaggiano su questa linea malinconica, sostenuta da una poetica altissima, certamente tra le più alte rintracciate nell’attuale musica italiana, che vibra di un istinto toccante, dolente, meraviglioso. E poi da quel magnetico lamento di voce, struggente, come un colpo di frusta nel cuore. Intendiamoci, niente che faccia classifica, niente che vi verrà imboccato se non sarete voi a sentire il bisogno di fare questo viaggio, musicalmente entusiasmante, in un mondo sicuramente più cupo, ma estremamente più significativo di quasi la totalità di ciò che potreste sentire altrove. Per cui fermatevi, abbiate coraggio, non ve ne pentirete.