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Liberato, Dimartino, Nu Genea e Mannarino sfornano dischi meravigliosi. Bene Michielin e Coez, deboli i pezzi di Ultimo e Arisa – Le recensioni

10 Maggio 2026 - 08:34 Gabriele Fazio

Mannarino – Primo amore

Il ritorno di Mannarino dopo cinque anni di silenzio non poteva essere più felice. Non solo perché Primo amore è un ottimo disco, ma perché Primo amore mostra la direzione che il cantautore romano ha intrapreso. Squadra che vince non si cambia, Mannarino poteva provare a servirci una serie infinita di Me so ‘mbriacato e tutti sarebbero stati felici e contenti, il progetto si poteva parcheggiare lì, sull’usato/sicuro, invece lui, bravissimo, ha scelto di prendere armi e bagagli e utilizzare quel suo folk romanaccio come caleidoscopio per guardare al mondo, alla natura, al mistico e, naturalmente, anche dentro se stesso. Quello che ne viene fuori è un ritratto straordinario, estremamente ambizioso, perfettamente riuscito. Un percorso trascendentale che riesce nell’impresa di non farsi mai retorico, alla Gio Evan, per intenderci, e diventare pura materia da cantautore, un passaggio di vita che è stato vissuto prima di tutto e poi raccontato in maniera musicale, senza rigurgiti hippy, ma con la cazzimma di chi ha girato il mondo e poi ha riportato in musica quegli stralci di tempo, di immagini, di luoghi. Infatti i pezzi, pur mantenendo gli emozionanti e azzeccati assunti filosofici, sono totalmente efficaci, toccanti, non si perdono in intellettualismi, in sciocchi protagonismi o egoriferimenti, e sono accessibili a tutti; che poi è la forza, la differenza, che fa di un cantautore un grande cantautore. Cinque anni di silenzio rappresentano un’eternità nel moderno concetto di tempo in una discografia che ti vuole sempre vigile e presente; se te li prendi per sfornare un discone di questa portata o sei un pazzo o sei un grande. Noi non abbiamo dubbi, citando un altro gigantesco filosofo pop: «La seconda che hai detto».