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10 Maggio 2026 - 08:34 Gabriele Fazio

Eddie Brock – Bel venerdì

Siamo indecisi se considerare Eddie Brock uno che è arrivato troppo tardi o uno che è arrivato troppo presto. Troppo tardi rispetto alla generazione degli indie perché, parliamoci chiaro, siamo onesti, questa roba qui, sprecisa, scoordinata, mezza urlata, comunque solida, comunque adatta per raccontare un certo disagio, in questo caso romantico, dieci anni fa ci faceva andare tutti in brodo di giuggiole. Ma dieci anni fa avevamo anche l’esigenza di cambiare faccia al mercato discografico, era una roba che ci piaceva di rimbalzo a un decennio di mainstream tutto Valerio Scanu e Kekko dei Modà. Ne avevamo fisicamente bisogno. Oggi questo genere di composizione ha perso un pochino di senso, non la esercita più nemmeno chi c’ha sfondato proponendola per primo. Oppure è arrivato in stazione troppo presto, era meglio aspettare che il mercato si formalizzasse nuovamente su una cifra pop televisiva e scadente, non luogo dove si sta nuovamente dirigendo ad alta velocità, per tornare e salvare lui stavolta la baracca. Comunque, o prima o dopo, il prodotto in sé, nonostante non sia la cosa peggiore mai capitata all’umanità, ci appare decisamente fuori tempo.