Sit-in dei lavoratori Istat davanti a Montecitorio: la protesta contro il sotto-inquadramento, il precariato e gli stipendi troppo bassi – Il video
Mentre dentro Camera dei Deputati veniva presentato il Rapporto Annuale Istat 2026 alla presenza del presidente della Repubblica Sergio Mattarella, fuori si è svolto un sit-in di protesta dei lavoratori e ricercatori Istat. Al centro delle richieste dei partecipanti – gli stessi che hanno prodotto i rapporti presentati – c’erano salari più equi, lo stop al ricorso a contratti sotto-inquadrati e la lotta al precariato.

Le ragioni delle proteste dei lavoratori Istat
I problemi con cui da tempo i lavoratori e le lavoratriciIstat devono convivere sono molti. Così Lorenzo Cassata, responsabile dell’FLC Cgil dell’Istat ha commentato: «Noi lamentiamo una scarsa possibilità di carriera di ricercatori e tecnologi, chiediamo lo scorrimento delle graduatorie che potrebbero essere già uno strumento per fare avanzare le carriere di un folto gruppo di persone. Ci sono degli strumenti che si potrebbero usare, ma l’Istat si rifugia, nascondendosi dietro pareri della funzione pubblica dicendo che non si può fare». Domenico Moro, ricercatore e membro del coordinamento dei lavoratori dell’Istat per la valorizzazione, ha dichiarato: «Noi abbiamo un’indennità per i ricercatori e i tecnologi, di 18 euro mentre in altri istituti è di 300-400 euro e abbiamo uno stipendio che è molto inferiore a quello di altri istituti di ricerca europei. Per esempio, rispetto a Destatis, l’istituto di statistica tedesco, guadagniamo il 60% in meno al netto e il 120% addirittura sul lordo». Sono molte anche le ricerche precarizzate, esternalizzate e appaltate a ditte esterne che impiegano lavoratori sottopagati, riferisce Moro. Fabrizio Monteleone, segretario generale UIL-RUA Lazio, ha poi attirato l’attenzione sul problema dei salari: «Un ricercatore in Europa guadagna mediamente 4.000 euro, in Italia un ricercatore in entrata Istat ne guadagna solo 2.000. Il problema in Italia in generale è sempre quello degli stipendi troppo bassi».
«Una dirigenza autoreferenziale»
«La nostra dirigenza è autoreferenziale e non ha a cuore la gestione del personale. 40 anni fa c’era solo un direttore, oggi ce ne sono 20 e continuano a riorganizzarsi per gestire le loro poltrone». Questo il commento di uno dei partecipanti al sit-in: «Prendono premi per il raggiungimento degli obiettivi, ma i premi vanno solo ai direttori, e niente viene riconosciuto al personale che li consegue». Arturo Herman, ricercatore senior dell’istituto e rappresentante sindacale di FGU, ha commentato: «Un aspetto importante è che l’Istat è un ente pubblico di ricerca e tutto ciò è stato sancito dal decreto legislativo 218 del 2016. Prima c’era una separazione tra enti di ricerca pubblici vigilati dal MUR, CNR e altri. Adesso esiste un unico settore. Noi svolgiamo un’attività importante di produzione di statistiche ufficiali dati ma, a fronte di questo, manca una valorizzazione».
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Carriere di tecnologi e ricercatori bloccate da 25 anni
Mariagrazia Rinaldi, ricercatrice senior che lavora all’Istat da 25 anni, ha commentato: «L’Istat ha avuto carriere bloccate per 20-25 anni, blocchi di procedure interne di valorizzazione, pochissimi concorsi. Chiediamo all’amministrazione dell’Istat di fare leva su tutte le proprie risorse per motivarci. Produciamo dati, dati di qualità. La statistica pubblica è la nostra vita e riteniamo che sia di fondamentale importanza per il Paese». Ha poi aggiunto: «Siamo solidali con i colleghi precari con contratti in scadenza non ancora rinnovati. Chiediamo inoltre di scorrere nelle graduatorie: al loro interno ci sono colleghi con 40 anni di Istat». Francesco Pugliese, collaboratore tecnico con dottorato di ricerca, rappresenta in questo senso un caso molto esplicativo: lavora in Istat da 25 anni e svolge mansioni da ricercatore. Ha una laurea in informatica, un dottorato e fa ricerca nell’ambito del data science e dell’intelligenza artificiale, oltre ad aver prodotto 40 pubblicazioni internazionali. «Nonostante tutto questo, sono inquadrato come diplomato» ha commentato Pugliese: «Quando io e i miei colleghi partecipiamo alle conferenze non possiamo nemmeno dire di essere ricercatori». Il paradosso vuole inoltre che, visto il loro inquadramento, se oggi passassero al contratto come ricercatori, perderebbero 600 euro netti al mese: «Abbiamo chiesto alla nostra amministrazione un “galleggiamento”, un assegno, ma il giudice ha accordato che l’amministrazione debba pagarlo solo ad personam, valutando caso per caso: purtroppo molti di noi non si possono neanche permettere queste cause, che a volte si protraggono per 10-15 anni».
Lavoratori precari e contratti in scadenza al 30 giugno
«Noi siamo 15 tempi determinati assunti con i fondi del PNRR per la realizzazione e l’implementazione del catalogo dati nazionali. Il contratto è in scadenza: precisamente il 30 giugno saremo fuori dall’istituto, dopo aver accumulato più o meno 20 mesi di lavoro». Questo il commento di alcune lavoratrici Istat in rappresentanza della condizione di precariato che colpisce la loro categoria: «Ci hanno promesso una proroga che ancora non è arrivata: noi dobbiamo ancora aspettare, non sappiamo quanto, se c’è una proroga immediata al 1 luglio, se c’è uno stacco, se se ne parla a settembre, se saranno 6 mesi, 12 mesi, 18 mesi. Dopo 20 mesi di lavoro è tutto un po’ assurdo». Ci sarebbe però un’ulteriore beffa: «È stato bandito un concorso per collaboratori tecnici di ricerca senza minimamente prenderci in considerazione» . Sono arrivate infatti già circa 5.000 richieste: «Noi dovremmo fare una pre-selettiva con 3.900 persone come qualsiasi altro esterno, con due prove scritte e un orale, per un concorso che richiede il diploma». La proposta sarebbe che venisse utilizzata la stessa norma seguita per stabilizzare i precari della Presidenza del Consiglio dei Ministri, con un concorso per titoli e colloquio.
Il problema del sotto-inquadramento
Lorenzo Asti è un collaboratore tecnico con dottorato di ricerca e lavora per l’Istat dal 2023. Ha una laurea in fisica e un dottorato in matematica. Come molti altri colleghi in possesso di simili qualifiche, è entrato con un concorso per tecnici diplomati, a causa di un blocco delle assunzioni che dura da 10 anni per profili con i suoi titoli di studio. «Noi siamo 500 su circa 900 tecnici: siamo laureati e, sostanzialmente, sotto-inquadrati», ha dichiarato il ricercatore: «Ci sarebbe la possibilità di bandire delle procedure per passaggio da collaboratore tecnico a ricercatore tecnologo. È stato fatto in altri enti di ricerca, ci sono dei bandi dell’INDIRE e dell’INRiM. La procedura segue l’articolo 52, comma 1-bis, della legge 165 del pubblico impiego, però non viene applicata dall’Istat». A motivare la scelta sarebbero i pareri negativi da Funzione Pubblica, l’ente di vigilanza dell’Istat, e dall’Aran: «Questi pareri comunque non sono vincolanti». Inoltre, sarebbe stato indetto un concorso esterno da terzo livello, ossia da ricercatore: «Io sono iscritto, dovrei studiare, ma devo lavorare tutti i giorni. Dimostriamo tutti i giorni le nostre competenze. Saremmo disponibili ad essere valutati su quello che sappiamo fare, però, il lavoro quotidiano non ci permette di studiare come un neolaureato». Un vero paradosso, considerando che l’Istat ha certificato proprio nel Rapporto di quest’anno una bassa produttività del lavoro legata al mancato sfruttamento delle possibilità in ambito tecnico-scientifico.
Il sostegno della politica
Anche alcuni esponenti della politica hanno deciso di prendere parte alla manifestazione di oggi in Piazza Capranica, a pochi passi da Montecitorio. Il senatore Alleanza Verdi e Sinistra, Beppe De Cristofaro, ha commentato: «Siamo qui perché pensiamo che questa vertenza delle lavoratrici e dei lavoratori dell’Istat sia assolutamente meritoria di attenzione. Hanno ragione ed è davvero molto grave il fatto che non ci sia, da parte del governo di questo Paese, una sufficiente attenzione a queste discussioni». Ha poi aggiunto: «Seguiremo con grande impegno questa loro vertenza. Auspico che le forze di opposizione, Alleanza Verdi e Sinistra assieme al Partito Democratico e al Movimento 5 Stelle, elaborino un’ipotesi di proposta politica sull’Istat, ma più in generale su tutto quello che riguarda la ricerca». La deputata del PD Irene Manzi ha dichiarato: «Abbiamo raccolto tante sollecitazioni insieme anche alle altre forze di opposizione, ad AVS, al Movimento 5 Stelle; il nostro obiettivo è quello di lavorare a stretto giro proprio ad atti anche parlamentari per investire ulteriormente i ministeri competenti e responsabilizzarli, soprattutto rispetto alle scelte urgenti e indifferibili che riguardano questo istituto e la necessità di farsene carico, risolvendo i problemi presenti».
Foto e video di Roberta Brodini

