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Meno infortuni, più problemi legati alle tante ore in ufficio: ecco come stanno cambiando i rischi per i lavoratori

21 Maggio 2026 - 17:30 Olga Colombano
Il vero pericolo non è più l'incidente improvviso, ma l'usura di corpo e mente accumulata nel tempo. Così la svolta digital sta modificando i rischi in Italia
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Negli ultimi dieci anni il mondo del lavoro italiano è cambiato profondamente, e con lui sono cambiati anche i rischi per i lavoratori. Crescono le malattie professionali, aumenta il numero di lavoratori che soffrono di stress, ansia e disturbi del sonno e cambia il volto stesso dei rischi legati al lavoro. Le denunce di malattie professionali sono aumentate del 54%, mentre gli infortuni sul lavoro sono diminuiti del 10,5 per cento. Crescono invece gli incidenti che avvengono durante gli spostamenti casa-lavoro, segno di un’economia sempre più orientata ai servizi, dove il pericolo principale non è più soltanto l’incidente improvviso, ma il logoramento fisico e mentale accumulato nel tempo. È quanto emerge dal rapporto Salute e benessere nella trasformazione del lavoro: evoluzione dei rischi e nuove sfide, realizzato dalla Fondazione Studi Consulenti del Lavoro e presentato al Festival del Lavoro presso il Parlamentino Inail di Roma grazie ai dati Inail ed Eurofound.

Le nuove malattie

A cambiare sono soprattutto le patologie più diffuse. Oggi oltre il 70% delle nuove malattie professionali riguarda il sistema osteomuscolare e il tessuto connettivo. Da un lato aumentano i problemi ergonomici causati da attività ripetitive o da lunghe ore trascorse seduti. Dall’altro pesano condizioni ambientali sempre più difficili, come l’esposizione a rumori intensi, temperature estreme e ritmi lavorativi elevati, aggravati anche dagli effetti del cambiamento climatico. Disturbi legati alla postura, ai movimenti ripetitivi e alla sedentarietà stanno diventando sempre più comuni. Tra questi spicca la sindrome della cuffia dei rotatori, che colpisce tendini e muscoli della spalla, aumentata del 132,8% negli ultimi anni. In crescita anche i problemi alla colonna vertebrale e le malattie del sistema nervoso. I dati di Eurofound confermano questa tendenza con quasi la metà dei lavoratori italiani soffre di mal di schiena e circa un terzo lamenta mal di testa frequenti o disturbi oculari. «L’aumento delle malattie professionali e dei disturbi legati al benessere psicofisico conferma quanto la salute debba essere centrale nell’organizzazione del lavoro e nelle strategie delle imprese», commenta il Presidente del Consiglio Nazionale dell’Ordine dei Consulenti del Lavoro, Rosario De Luca.

I nuovi fattori di rischio

Alla base di questo cambiamento c’è la trasformazione stessa dell’economia. Con la progressiva terziarizzazione del lavoro, i rischi tradizionali legati alla produzione industriale lasciano spazio a nuove forme di stress fisico e psicologico. Non si tratta infatti soltanto di un problema fisico. Il lavoro di oggi comporta anche una crescente pressione emotiva, caratterizzato da ritmi intensi, reperibilità continua, pressione sui risultati e difficoltà di conciliazione tra vita privata e professionale. Circa l’85% dei lavoratori dichiara infatti di avere a che fare con clienti o utenti aggressivi o arrabbiati, una condizione che contribuisce ad aumentare stress, affaticamento e disturbi del sonno. A tutti questi fattori i più esposti sono i lavoratori più anziani che rappresentano infatti il 20% degli infortuni complessivi.

Il vero rischio diventa andare a lavoro

A tutto questo si aggiunge il tema degli spostamenti per andare a lavoro: il rischio è amplificato dalle specifiche modalità con cui gli italiani si spostano per lavoro. Tra il 2022 e il 2024 gli incidenti in itinere sono aumentati di quasi il 9% e oggi rappresentano il 27% degli infortuni mortali. Un dato che riflette sia la forte dipendenza dall’automobile sia le ancora limitate possibilità di lavorare da remoto offerte da molte aziende. Il 28,1% dei lavoratori impiega più di mezz’ora per gli spostamenti quotidiani, con una fetta significativa che supera l’ora intera. Il tempo perso nel traffico non è solo un problema logistico. La fatica e lo stress accumulati durante la giornata riducono l’attenzione e i tempi di reazione alla guida, aumentando il rischio di incidenti, in particolare tra gli over 55, che rappresentano il 34% delle vittime.

Piccole e grandi imprese

Anche la dimensione dell’azienda incide sull’esposizione ai rischi. Nelle grandi imprese, con almeno 50 dipendenti, risultano più frequenti i problemi legati alla sedentarietà, ai movimenti ripetitivi e allo stress lavorativo. Questo perché nelle organizzazioni più grandi, la produzione è spesso intensiva, standardizzata e caratterizzata da un’elevata specializzazione delle mansioni. In questi contesti aumentano anche i rischi ambientali, come l’esposizione a rumore e sostanze nocive. Le piccole imprese, soprattutto quelle con meno di dieci addetti, mostrano invece un’incidenza minore di questi problemi, probabilmente grazie a una maggiore autonomia dei lavoratori e a rapporti più diretti con il management, che contribuiscono a ridurre la percezione negativa dell’impatto del lavoro sulla salute.

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