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AIRC: «La sfida è portare più rapidamente i risultati al paziente», ma per farlo serve un patto per la ricerca: ecco in cosa consiste

22 Maggio 2026 - 16:51 Olga Colombano
Dopo oltre 2,7 miliardi di euro investiti in 60 anni, la Fondazione lancia un appello: serve una strategia condivisa per la ricerca oncologica
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La ricerca oncologica italiana continua a crescere sul piano scientifico e dei finanziamenti, ma fatica ancora a tradursi in un sistema pienamente coordinato. È quanto emerso durante l’incontro organizzato da Fondazione AIRC per i suoi sessant’anni di attività. Sessant’anni in cui ha investito in ricerca oltre 2,7 miliardi di euro. Più che una celebrazione dei risultati raggiunti, nonostante ce ne siano tanti, AIRC ha approfittato dell’occasione per invitare al confronto il mondo della ricerca oncologica e delle istituzioni lombarde. Il dibattito ha riguardato la necessità di costruire un «patto per la ricerca» capace di rendere più coordinati investimenti, percorsi di cura e innovazione scientifica.

La proposta del «patto per la ricerca»

Il sistema italiano si basa su una molteplicità di attori che, pur producendo eccellenza scientifica, non sempre lavorano all’interno di una strategia condivisa. Questo rende più complesso il passaggio dalla ricerca di laboratorio all’applicazione clinica, soprattutto in oncologia, dove innovazione terapeutica e tempi di sviluppo sono sempre più rapidi. Il tema riguarda quindi non solo il finanziamento dei progetti, ma soprattutto la capacità di costruire una regia comune che consenta di ridurre sovrapposizioni e rendere più efficiente l’uso delle risorse. «Vogliamo compiere un passo in avanti rispetto al passato», ha spiegato Andrea Sironi Presidente di Fondazione AIRC, sottolineando come l’obiettivo sia non solo garantire continuità ai finanziamenti, ma anche contribuire a orientare la ricerca verso priorità strategiche condivise tra sistema scientifico e sistema sanitario.

La Lombardia come centro della rete oncologica, ma il problema del trasferimento dei dati

La scelta di Milano come sede del confronto riflette il ruolo della Lombardia nel panorama nazionale della ricerca oncologica. Oltre a essere la città in cui AIRC è nata, la regione concentra una parte rilevante di IRCCS, università e centri di ricerca. Solo in Lombardia, tra il 2016 e il 2023, AIRC ha destinato oltre 310 milioni di euro agli enti di ricerca, finanziando più di 2.400 progetti. A questo si aggiunge il costante impegno di 4.000 volontari della regione. Si tratta di un dato che evidenzia la densità dell’ecosistema scientifico regionale e la presenza di una rete articolata di competenze. Tuttavia, come ha osservato Daniele Finocchiaro, consigliere delegato della Fondazione AIRC, «la sfida è portare più rapidamente i risultati al paziente». Come a dire che ora il problema non è più la qualità della produzione scientifica, ma la necessità di aumentare la sua capacità di essere assorbita in modo efficace dal sistema sanitario.

Il nodo della governance sanitaria

Il tema del coordinamento tra ricerca e sistema sanitario ha aperto anche una riflessione più ampia sull‘organizzazione della sanità. Il presidente di Regione Lombardia, Attilio Fontana, intervenuto durante la mattinata, ha sottolineato come l’idea di un patto promossa da AIRC rappresenta una visione condivisa anche dalle istituzioni regionali. Ma a margine dell’incontro ha espresso contrarietà all’ipotesi di una centralizzazione della gestione di alcuni grandi ospedali di interesse nazionale prevista in una legge delega. Fontana ha richiamato il principio dell’autonomia regionale su cui si basa l’attuale sistema sanitario. Secondo il presidente, una maggiore centralizzazione rischierebbe di rendere più lenta la gestione e meno efficiente l’organizzazione complessiva dei servizi. «Sarei assolutamente contrario a un’ipotesi di questo genere», ha dichiarato il governatore lombardo.

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