Trump ritira la causa contro il fisco e ottiene in cambio l’immunità fiscale a se stesso e alla sua famiglia: «Mai più controlli sulle tasse»

Donald Trump può finalmente dormire sonni tranquilli. Dopo anni di indagini per la sua attività da immobiliarista e star televisiva, l’Internal Revenue Service – il Fisco americano – sarà costretto ad archiviare tutti i procedimenti pendenti a carico dell’inquilino della Casa Bianca. Lo prevede un atto del dipartimento della Giustizia, che di fatto garantisce a Trump piena immunità fiscale. Nessuno, si legge nella nota del dipartimento, potrà più indagare su possibili reati fiscali del presidente Usa, dei suoi familiari e anche «dei suoi trust, imprese e relative sussidiarie o società comunque collegate».
Immunità fiscale «per sempre» alla famiglia Trump
L’atto che concede l’immunità fiscale a Donald Trump nasce come sviluppo di una causa multimiliardaria intentata proprio dal presidente americano contro l’Irs, il fisco americano. Tutto comincia anni fa, quando un contractor del fisco fece arrivare ai giornali le dichiarazioni dei redditi di alcune personalità note, tra cui lo stesso Trump. Il presidente, in tutta risposta, chiese all’Internal Revenue Service – vale a dire a un ramo della sua amministrazione – un risarcimento da 10 miliardi di dollari. Una cifra che difficilmente i suoi avvocati sarebbero riusciti a sostenere in tribunale.
Nei mesi scorsi, però, il fedelissimo Todd Blanche – che ha sostituito Pam Bondi a capo del dipartimento di Giustizia – ha preparato un accordo che alcuni esperti del settore hanno già definito inaudito. In sostanza, Trump accetta di ritirare la causa da 10 miliardi di dollari. In cambio, l’Irs gli concede una sorta di immunità fiscale perenne e accetta di cessare «per sempre» le verifiche fiscali su «qualsiasi questione attualmente pendente».
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Dalle cripto alle scommesse: per Trump la rielezione è un affare
Come è facile immaginare, la vicenda ha suscitato un certo scalpore. Se non altro perché Trump, già da tempo, è accusato di approfittare del suo secondo mandato a Washington per arricchire se stesso e la sua famiglia. Si va dagli affari nel mondo delle criptovalute al jet da 200 milioni di dollari regalato dal Qatar. Ma anche gli investimenti in aziende come Nvidia, Oracle o Dell, il cui valore in Borsa spesso è cresciuto proprio dopo alcune decisioni o dichiarazioni di Trump. Infine, c’è tutto il capitolo legato a piattaforme come Polymarket, dove è possibile scommettere letteralmente su qualunque cosa, persino su quante volte il presidente userà la parola «transgender» nel corso di una settimana. Interrogato pubblicamente sulla questione, Trump ha assicurato che il settore non lo entusiasma. Eppure, il figlio Donald Jr è investitore e consigliere proprio di Polymarket.
Il «fondo anti-strumentalizzazione» che fa arrabbiare anche i Repubblicani
Sull’immunità fiscale concessa alla famiglia Trump, i Repubblicani sono rimasti perlopiù in silenzio. C’è un altro aspetto della nota del dipartimento di giustizia, però, che sta incontrando una certa resistenza da parte del partito del presidente. Si tratta del cosiddetto «fondo anti-strumentalizzazione», con una dotazione di 1,8 miliardi di dollari, destinati a chi ritiene di essere stato preso di mira senza motivo dal governo federale durante le precedenti amministrazioni. «Cercheremo di affossarlo», ha detto senza mezzi termini il deputato Brian Fitzpatrick, repubblicano della Pennsylvania.
Secondo il dipartimento di giustizia, il fondo sarà autorizzato a emettere «scuse formali» e a erogare indennizzi a quegli individui che abbiano «subìto strumentalizzazioni e abusi giudiziari» per mano del governo federale. Secondo i democratici, ma anche una parte di repubblicani, la misura finirebbe per riguardare anche gli elettori di Trump che sono stati perseguiti penalmente per l’assalto al Campidoglio del 6 gennaio 2021, inclusi coloro che hanno aggredito gli agenti di polizia. Così facendo, i rivoltosi di Capitol Hill rischierebbero di essere addirittura rimborsati.
Foto copertina: EPA/Jim Lo Scalzo

