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Lorenzo Salvetti, il debutto dopo la vittoria di Amici: «Maria? Una mamma, grazie a lei ho tirato fuori gli attributi». L’intervista

28 Maggio 2026 - 12:44 Gabriele Fazio
Il largo pubblico lo ha conosciuto tramite X Factor, a seguire il 18enne veronese ha partecipato e vinto il talent di Maria De Filippi
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Si chiama Lorenzo Salvetti e nonostante la giovanissima età, appena 18 anni, tutti conoscono il suo stile, il suo approccio musicale, il carattere timido di chi sta maneggiando per la prima volta il suo sogno. Questo perché, dopo aver lasciato il segno partecipando due anni fa a X Factor, ha concluso con una vittoria, solo pochi giorni fa, il percorso di Amici. A seguire, come da tradizione, la pubblicazione di un EP dal titolo Stupida vita, sei brani che riprendono il percorso dentro la scuola di Maria De Filippi ma che rappresentano anche il primo passo ufficiale nel mondo della discografia.

Come stai vivendo questo periodo post vittoria ad Amici?

«Lo sto vivendo bene, devo dire. All’inizio ho ricevuto un bello schiaffo, perché è stato improvviso, è stato tutto molto “wow”. Però dopo pochi giorni mi sono assestato, mi sono piantato a terra, mi sono tornato a casa. Quindi bene. Non potrei dire il contrario».

Come mai hai scelto la strada dei talent?

«Semplicemente mi piace mettermi in gioco in delle realtà del genere, come può essere Amici, che è anche una scuola, oltre che un talent. Quando fai Amici non è che vai in televisione, c’è una preparazione dietro veramente importante, come c’è in altri talent, e a me piace molto questa cosa di riuscire a imparare tante cose e avere una certa visibilità. Cioè, io ho imparato tanto, sia a livello artistico che a livello personale».

Se dovessi mettere a confronto l’esperienza Amici con quella X Factor?

«Metterle a confronto è veramente complicato, perché sono due percorsi diversi affrontati anche in due età diverse. Ad X Factor sono entrato che avevo 16 anni, ad Amici sono entrato che ne avevo 18, sono entrato con due consapevolezze diverse, in due realtà completamente diverse. Amici è più lungo, è una scuola, X Factor è più concentrato».

Fa sorridere, nel senso buono ovviamente, pensare che sono due condizioni diverse 16 e 18 anni, visto che ne hai ancora tanti di altri anni e chissà quante esperienze diverse ti aspettano ancora…Hai un’aspettativa o un timore rispetto a quello che ti potrà riservare il futuro?

«C’è una parte di me che viaggia con la mente e va in là negli anni, così comincio a farmi delle paranoie. Invece c’è un’altra parte che rimane molto, molto aggrappata al presente».

La controindicazione nel partecipare ad un talent è che il pubblico finisca per percepirti come un personaggio televisivo più che come musicista…la cosa ti fa paura?

«Io penso che ancora ho 18 anni, non ho una carriera avviata da vent’anni, quindi ho un percorso davanti lungo, spero, il più possibile. Penso che questa cosa passerà, io ho voglia di fare sentire la mia musica; poi, che per un periodo venga anche affiancata a una cosa televisiva, va bene. Però, ripeto, ho un percorso da davanti ancora molto lungo, spero il più possibile».

Non hai mai pensato che il pubblico potesse fraintendere la natura del tuo progetto?

«Non mi ha mai disturbato più di tanto, lo sarei se mi accorgessi che una persona si può essere affezionata a me dalla televisione, ma poi non ascolta i pezzi. Invece io vedo tante persone che sì, magari mi hanno scoperto dai talent, dalla televisione, però i pezzi poi li ascoltano, comprano i cd, si informano, ascoltano i pezzi vecchi. E quindi questo è un buon sintomo».

Se c’è una differenza che è netta tra i due talent e che fa tutta la differenza del mondo è Maria De Filippi, ovviamente. Che rapporto hai sviluppato con lei?

«Maria, te lo possono confermare anche gli altri, è stata una figura molto materna all’interno del programma. Ci ha seguito tanto, è stata sempre con noi in tanti momenti dove magari avevamo delle difficoltà, delle paure mentali. Comunque siamo tanti ragazzi con tante mentalità diverse e lei è stata proprio una figura materna, sapeva gestire tutti noi, sapeva i punti da toccare per tranquillizzarci. È stata una figura portante».

Nello specifico, in che modo ti ha aiutato nel tuo percorso?

«Nel mio è stata determinante per la mia paura che avevo di stare sul palco e gestirmi lo spazio. È una cosa che mi diceva sempre: “Tira fuori gli attributi, perché ce li hai!”. Io poi sono una persona timida, piena di timori, che si fa tante paranoie, però mi piace tanto fare la musica, creare, poi sul palco, soprattutto quando sono sottoposto a giudizio, mi chiudo. Lei mi ha aiutato tanto a sbloccare questa cosa, a sbloccarmi nello stare fisicamente sul palco. Su quello è stata fondamentale».

Ti ha dato feedback su questo tuo EP d’esordio?

«Sì, mi ha anche dato consigli su come tenere i nervi saldi adesso ed esserci con la testa. In questi giorni ogni tanto ho lanciato via il telefono, non volevo vederlo. Però sì, sicuramente ci seguirà nel nostro percorso, come fa sempre con i suoi ragazzi».

Ti sei chiesto cosa è piaciuto di più di te al pubblico?

«È una domanda che mi sono posto spesso e fino alla finale non ne avevo idea. Adesso, avendo cominciato gli in-store per la promozione dell’EP, sto avendo un contatto con il pubblico, con le persone che vengono a vedermi, così ho avuto modo di rifletterci e le cose che sento di più sono la mia semplicità e la mia purezza. Questa è l’analisi che ho fatto, vengono anche tante persone adulte, molto adulte, e mi dicono “Tu devi restare così, non perdere la tua purezza, non perdere la tua semplicità”, quindi penso sia questa la cosa principale, che alla fine poi è essere me stesso, perché io sono così anche nella vita».

E invece hai riflettuto su cosa potresti artisticamente migliorare?

«Io ho cominciato a fare musica seriamente da poco, a livello serio serio, per cui per ora non mi interrogo. Quello che voglio fare è mettere in chiaro e concretizzare il mio progetto musicale, come suono e identità. Quindi sì, sicuramente ci sono delle cose da migliorare, ma io sono sicuro che col tempo arriveranno al 100%».

C’è una canzone dell’EP che senti ti rappresenti in questo momento completamente?

«C’è un pezzo che io ho scritto quest’estate, si intitola Via Santini, io volevo a tutti costi far uscire questo pezzo, perché l’ho scritto di getto, molto velocemente, e non parlava della classica storia d’amore, ma mostrava dei difetti miei. Io di solito tendo a non metterli per paura, e invece lì, per un colpo di qualcosa, ho buttato giù questo testo, dove c’erano delle mie debolezze, quindi è un pezzo al quale tengo tanto. Poi quando sono entrato nella scuola è stato prodotto da Gianmarco Grande, ma il testo è stato lasciato così com’è e questa è una cosa che mi ha fatto molto piacere, perché è un testo, secondo me, semplice, che però, cavolo, non racconta la solita storia. Sicuramente è il pezzo a cui sono più legato».

Hai parlato poco fa di identità, in effetti una cosa sulla quale lavorare, ascoltando l’EP, è forse superare un pop piuttosto generico…no?

«Guarda, io quello che ti posso dire è che mi sono approcciato a questo mondo, intendo industria, discografia, solo recentemente, per me era una cosa sconosciuta. Io sono giovane, scrivo tanto, ho tanti spunti nella testa, veramente tanti, questo EP per me rappresenta un anno di sperimentazioni, dentro ci sono tanti generi, ma non è sicuramente l’EP della mia vita. È un primo EP di esordio che dice “Ok, questo è il primo Lorenzo, questo è il Lorenzo Salvetti nel 2026, a 18 anni, questo è quello che offre adesso”. Io ho tanto lavoro da fare, ne sono completamente consapevole, ho tanta voglia di fare soprattutto, ho tanta fame di fare questo, e io sono sicuro che col passare del tempo questa cosa si affinerà sempre di più e magari i pezzi non saranno più così scollegati, prima o poi si uniranno di più. Io ne vado molto fiero, nonostante si tratti, come hai detto tu, di un pop generico».

È difficile tenere la rotta artistica quando si esce da un talent, pensi che sarai in grado di dire anche qualche “no”?

«Sì, sicuramente sarò pronto a dire di no, ma sarò anche libero di farmi arrivare delle cose. Io cerco di essere sempre molto aperto a tutto quello che mi viene proposto, perché poi magari, per esempio, arriva un provino, lo ascolti la prima volta e non ti piace proprio, lo ascolti la seconda volta e dici “Fatemelo fare immediatamente”. Io cerco di essere aperto il più possibile, poi se c’è da dire “no” si dice molto tranquillamente».

Tu sei un ragazzo che suona e ti proponi in un ambiente in cui molti di quelli che vanno in classifica non hanno mai toccato uno strumento, riconosci che questa potrebbe essere una skill importante per te?

«Sì, sicuramente. Io poi vengo dalla musica classica e non me la sento di fare quello che dice “Se uno non studia la musica, non può fare certe robe”. Io sono consapevole che ci sono artisti non musicisti molto molto forti, ma è chiaro che sapere la musica magari ti può dare quell’aiuto in più. Io a tanti consiglio di mettersi a studiare il pianoforte, per me poi suonare i propri pezzi, per trovare più ispirazione. Lo studio della musica può essere utile, oltre che come artista, proprio personalmente, per capire meglio la musica. Secondo me è una skills bella da avere, proprio come bagaglio culturale, io almeno sono molto contento di averla, sono molto fiero di questa cosa».

Cosa ti piacerebbe che rimanesse di questo disco in chi lo ascolta?

«Mi piacerebbe che rimanessero le parole, i testi. Ci sono delle cose secondo me molto interessanti, ci sono molti riferimenti alla mia città, ci sono molti riferimenti a me, quindi io vorrei che rimanesse tanto quello».

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