Matteo Arnaldi e la notte da incubo per il virus intestinale. «Quando ho visto Cobolli gli ho detto che non ce la facevo»

Occhi arrossati, volto segnato dalla stanchezza e una voce appena percettibile. Matteo Arnaldi si presenta così dopo il ritiro che gli ha negato la partita più importante della sua carriera. Oggi Repubblica raccoglie i suoi pensieri, in un’intervista. Per chi lo conosce, il ligure è uno che non molla mai: un combattente, un atleta abituato alla fatica. «Fisicamente stavo bene fino a giovedì sera», ha raccontato il tennista che era in gara al Roland Garros. Poi un virus intestinale lo ha messo ko.
Solo poche settimane fa Arnaldi sembrava essersi lasciato alle spalle il lungo calvario iniziato a gennaio con un grave infortunio al piede. Per mesi aveva convissuto con il dolore, arrivando inizialmente a non riuscire nemmeno a camminare. Sei mesi difficili, affrontati senza arrendersi. Poi la svolta: dodici vittorie e una sola sconfitta in poco più di un mese, oltre cento posizioni recuperate nel ranking ATP e la conquista della prima semifinale Slam della carriera. E la nuova caduta, dopo una giornata era trascorsa regolarmente: quasi due ore di allenamento e poi la cena, salutare, con il team.
La notte insonne e le corse al bagno: come il virus ha colpito Arnaldi
Repubblica parla di come il virus lo abbia colpito: il risveglio, improvviso, poco dopo la mezzanotte, il malessere e le corse continue verso il bagno. Arnaldi riferisce di aver avvertito brividi e sintomi simili alla febbre, oltre a una forte difficoltà ad alimentarsi e idratarsi. A nulla sono valse le cure somministrate in giornata. «Non riuscivo nemmeno a stare in piedi», racconta. Quando ha incrociato lo sguardo del suo avversario Flavio Cobolli, ha capito che non c’era partita. «Gli ho detto che non ce la facevo».
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«Ero completamente disidratato»
Così il tennista azzurro ha optato per il ritiro, facendo di fatto vincere il collega italiano: «Era l’unica scelta possibile. Ero completamente disidratato e avrei rischiato di aggravare la situazione. Inoltre sarebbe stato irrispettoso nei confronti del mio avversario e del pubblico scendere in campo in quelle condizioni». Il suo ritiro si inserisce però in un torneo particolarmente sfortunato per il tennis italiano. Tra problemi fisici, infortuni e forfait, il Roland Garros ha visto diversi azzurri fermarsi prima del previsto: dalla sconfitta di Jannik Sinner alle difficoltà di Jasmine Paolini, fino al ritiro di Matteo Berrettini e Simone Bolelli, costretto a rinunciare alla finale del doppio insieme ad Andrea Vavassori dopo una distorsione alla caviglia.

