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La Spagna è campione del mondo. Ferran Torres firma il secondo Mondiale spagnolo tra gli olè, Messi fallisce il bis consecutivo

20 Luglio 2026 - 00:09 Matteo Revellino
Spagna campione mondo
Spagna campione mondo
Il trionfo della Roja arriva ai supplementari al minuto 106. Seconda Coppa del Mondo per gli spagnoli dopo quello del 2010
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Toda joia, toda beleza: la Spagna, la Nazionale più bella del Mondiale, è campione del mondo. Il tango della Roja è troppo per tutte le squadre. L’ha capito la Francia favorita in semifinale, l’ha capito anche l’Argentina, arrivata al MetLife Stadium per difendere la Coppa del Mondo vinta quattro anni fa. Ma la Roja è la squadra migliore del Mondiale e dopo 106 minuti di stradominio a tinte rosse, è la rete di Ferran Torres a consegnare la Spagna alla storia. È quindi decisivo un gol di un attaccante del Barcellona, ma non Lamine Yamal. Tutti si aspettavano il duello della «foto del bagnetto», ma così non è stato. Lamine non incide, Messi recita l’ultima parte al Mondiale con la maglia dell’Argentina senza lasciare nessun ricordo, perdendo il record di gol all-time nella Coppa del Mondo e la Scarpa d’Oro di questa edizione. Lo fa nello stadio dove dieci anni fa annunciava l’addio alla Nazionale dopo la sconfitta contro il Cile in Copa America. Finisce con una sconfitta un viaggio durato 21 anni.

L’Argentina ha provato a spingerla ai rigori, poi è arrivato Ferran Torres

Nulla a che vedere con lo show di quattro anni fa. Spagna e Argentina parlano la stessa lingua, ma non nel rettangolo di gioco: la prima tiene la palla con la seconda ad aspettare e pronta a ripartire. È questo il canovaccio della finale Mondiale che ci si aspettava, ma vero soltanto per metà. La Roja domina, la Seleccion è nella versione più operaia possibile e la mette fin da subito sul piano fisico con qualche spinta e contatto duro di troppo che però l’arbitro Vincic, soprattutto all’inizio, non gestisce con i cartellini. Ma Messi e compagni non riescono mai a ribaltare il campo. Anzi, ben presto le Furie Rosse iniziano il loro dominio e mettono sotto pressione la porta del Dibu Martinez, senza però trovare la stoccata vincente. Neanche l’intervallo più lungo della storia, durato 27 minuti, cambia la partita: la Spagna è troppo forte. Lionel Messi invece è un fantasma, anche per colpe non sue, ma non riesce a incidere mai sulla partita. L’Argentina boccheggia e non sporca mai i guanti di Unai Simon, spettatore non pagante del trionfo della Spagna.

L’espulsione di Enzo Fernandez affossa l’Argentina

Ma l’Albiceleste non muore mai, il Mondiale l’ha certificato e spesso è stata brava a sfruttare gli errori delle altre. Stavolta però, nel momento decisivo, è la stessa Argentina a darsi la zappa sui piedi da sola. Nel recupero dei tempi regolamentari, Enzo Fernandez commette un’ingenuità e si fa buttare fuori per doppia ammonizione. L’Albiceleste gioca in inferiorità numerica tutti i tempi supplementari, con la pressione della Spagna che inevitabilmente si intensifica. A fine partita saranno 20 i tiri verso la porta della Roja, addirittura 11 le parate di Martinez. Appena due le conclusioni dell’Argentina, tutte nei minuti di recupero del secondo tempo supplementare. Poi arriva l’uomo della provvidenza, Ferran Torres, che concretizza una sponda di Nico Williams su cross di Pedro Porro. L’Albiceleste si riversa in avanti per cercare l’ennesimo miracolo di questo Mondiale e lo sfiora, soprattutto con una conclusione di Giuliano Simeone. Ma la Spagna regge e dopo altri 120 minuti di lezione di calcio, se acabò: vince la seconda Coppa del Mondo nella sua storia, raggiungendo Francia e Uruguay nell’albo d’oro.

Ferran Torres come Andres Iniesta: la Spagna è campione del mondo 16 anni dopo

Nel 2010 era stato Andres Iniesta al minuto 116 contro l’Olanda. Sedici anni dopo, ci ha pensato un altro giocatore del Barcellona, Ferran Torres, dieci minuti prima, al 106′. La Spagna quando arriva in finale, vince. Nulla a che vedere con la splendida partita di quattro anni fa, in cui non erano bastati i 90 minuti regolamentari, anche perché un’altra mezz’ora di spettacolo era quasi d’obbligo. Questa sera andavano in campo le due migliori difese di questo Mondiale: De Keteleare rimarrà l’unico calciatore capace di segnare alla Spagna campione del mondo. L’Albiceleste era però anche il migliore attacco, ma non l’ha dimostrato per niente. Quando la Roja è in modalità letale non è possibile fare nulla: stasera è come se le squadre appartenessero a due categorie diverse. Il solito cuore argentino, stavolta, non ha permesso di vincere il secondo Mondiale consecutivo, cosa che non succede dal Brasile tra il 1958 e il 1962.

Era Lamine Yamal contro Messi, ma nessun passaggio di consegne

Tutti si aspettavano Lamine Yamal, come se nel bagnetto con Messi di 19 anni fa ci fosse stato un passaggio di consegne. E la finale di questo Mondiale avrebbe rappresentato il momento perfetto per concretizzare questo cambiamento di epoca. Ma così non è stato: il futuro è luminoso, questa Coppa del Mondo non è stata all’altezza. Yamal diventa il calciatore più giovane della storia a vincere un Mondiale dopo un Europeo, a 19 anni compiuti lo scorso 13 luglio. La scena però se la prende Ferran Torres, autore di un gol capace di cambiare una carriera intera. Il trionfo della Spagna conferma una statistica: nelle ultime 15 finali Mondiali, maschili e femminili, ha vinto chi ha giocato prima la semifinale, quindi chi è arrivato alla finale con un giorno di riposo in più. Le Furie Rosse segnano anche un nuovo record nel calcio: diventano 38 le partite consecutive senza perdere, superando definitivamente il filotto dell’Italia.

Messi chiude in lacrime

Ora sì, è finita per davvero. Dieci anni fa al MetLife Stadium, Lionel Messi annunciava in lacrime il ritiro dalla Nazionale dopo aver perso la Copa America contro il Cile ai rigori. Lui aveva sbagliato il primo della lotteria. «Non fa per me», aveva detto ai giornalisti. Per fortuna, sua e del calcio, l’Argentina è riuscita a farlo tornare sui suoi passi. Dopo il Mondiale incolore nel 2018, il trionfo nel 2022 ha fatto definitivamente entrare Messi nella leggenda, di fianco al mito di Diego Armando Maradona. O forse anche di più, dipende dalle interpretazioni. Dalla prima gara in Nazionale ne è passato di tempo: era il 17 agosto 2005 contro l’Ungheria. Venne espulso al 65′. Oggi tutta l’Argentina giocava per lui, per la cuarta estrella, por la ultima de Leo. Questa volta è stata davvero l’ultima, di nuovo al MetLife Stadium, di nuovo con le lacrime e con un solo tiro, respinto dalla faccia di Merino. Contro la squadra che ha fatto piangere anche Cristiano Ronaldo.

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