Verso 100mila licenziamenti e 4 fabbriche chiuse, il piano di Volkswagen a rischio catastrofe: perché non riesce a uscire dalla crisi

Il gruppo Volkswagen sta valutando la chiusura di quattro stabilimenti in Germania e il licenziamento di quasi 100mila dipendenti, il doppio di quanto era stato annunciato e circa un sesto della forza lavoro complessiva. A riferirlo è la rivista tedesca Manager Magazin, che cita fonti interne a conoscenza del maxi-piano di ristrutturazione del più grande gruppo automobilistico europeo. Il nuovo piano di risanamento, secondo le fonti, prevede la chiusura degli stabilimenti di Hannover, Zwickau, Emden e del sito Audi di Neckarsulm. Complessivamente, si tratta di 45mila posti di lavoro, che si aggiungerebbero ai 50mila licenziamenti già annunciati. Sul piano, che sarà discusso in una riunione del prossimo 9 luglio, deve esprimersi il consiglio di sorveglianza, dove siedono anche i rappresentanti dei lavoratori.
Verso 100mila licenziamenti e 4 fabbriche chiuse
Il piano di risanamento a cui sta pensando la dirigenza di Volkswagen arriva in un periodo particolarmente delicato per l’automotive europeo, alle prese con l’agguerrita competizione dei rivali cinesi, i dazi sulle importazioni degli Stati Uniti e il calo della domanda in Europa. Tutti questi fattori avevano portato i vertici del gruppo tedesco ad annunciare un primo maxi-piano di licenziamenti a fine 2024, che ora potrebbe assumere contorni ancora più drammatici. «La situazione è chiara: progettare un’auto in Germania, produrla in Europa e poi venderla in tutto il mondo è una strategia che ci ha dato grandi soddisfazioni per anni, ma che nel mondo di oggi non funziona più», ha scritto il ceo, Oliver Blume, in una lettera agli azionisti.

Battaglia in vista con i sindacati
L’amministratore delegato del gruppo ha presentato il piano ai dirigenti senior all’inizio di questa settimana, così da assicurarsi il loro sostegno ai tagli. Ma ora che la notizia è trapelata, è facile immaginare che comincerà un grosso braccio di ferro con le parti sociali: non solo i sindacati, che già in occasione del primo round di licenziamenti promisero battaglia a oltranza, ma anche lo stato della Bassa Sassonia, secondo maggiore azionista della casa automobilistica tedesca. «Faremo tutto il possibile per impedire che questi piani vadano avanti», hanno minacciato il consiglio di fabbrica di Volkswagen e il potente sindacato IG Metall, principale sigla di rappresentanza dei metalmeccanici.
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Il crollo delle vendite in Cina e il titolo ai minimi storici dal 2010
Negli ultimi anni, Volkswagen è andata in difficoltà su tutti e tre i grandi mercati automobilistici. In Europa, il gruppo tedesco fatica a reggere la concorrenza dei rappresentanti cinesi. Negli Stati Uniti, il gruppo guidato da Blume ha sofferto – e continua a soffrire – per i dazi di Donald Trump, che stanno pesando circa 5 miliardi all’anno. Infine, c’è il vero punto dolente: la Cina. Lì, nel 2019, il gruppo tedesco vendeva 4,2 milioni di veicoli. Un numero che, appena sei anni più tardi, è sceso a 2,7 milioni. Il piano dei vertici di Vw, anticipato da Manager Magazin, ha fatto precipitare il titolo di Volkswagen, le cui azioni hanno raggiunto il livello più basso degli ultimi sedici anni. Un segnale chiaro del fatto che non solo i sindacati, ma anche gli investitori, guardano con grande scetticismo al maxi-piano di risanamento trapelato in queste ore.
Foto copertina: EPA/Hannibal Hanschke

