Dall’Inter alla Juve cambiano le regole sulla prelazione per gli abbonamenti. Un tifoso a Open: «Così rischio di non potermi sedere con mio padre»

«Chi non salta resta a casa» è uno dei cori più diffusi negli stadi italiani. Ma chi non si presenta sovente alle partite, pur avendo un abbonamento, potrebbe perdere il diritto di prelazione per la stagione successiva. È la politica messa in campo da alcune squadre di Serie A in occasione dell’apertura delle procedure di rinnovo degli abbonamenti per la stagione 2026/27, al via nel weekend del 23 agosto. L’iniziativa è legata a un duplice obiettivo: la lotta al bagarinaggio online, attraverso un uso massiccio del cambio utilizzatore (cioè della possibilità di trasferire il proprio abbonamento a un’altra persona per una singola partita) e l’esigenza di evitare l’ingresso allo stadio a tifosi violenti. Le norme però cambiano da squadra a squadra e possono causare alcuni problemi a chi allo stadio non riesce ad andare con regolarità, come nel caso di una storia raccontata a Open.
Almeno otto partite per poter rinnovare l’abbonamento all’Inter
La novità per la stagione 2026/27 riguarda l’Inter. Come si legge nella campagna per la prossima stagione, «la possibilità di rinnovare l’abbonamento per il 2026-27 sarà garantita solo con almeno 8 presenze personali nel corso dell’anno». In pratica, chi ha sottoscritto un abbonamento per la stagione 2025/26 conserverà il diritto di prelazione solo se ha assistito di persona ad almeno 8 partite. Non varranno, invece, gli ingressi effettuati da chi ha utilizzato l’abbonamento tramite Cambio Utilizzatore. «Un modo per valorizzare chi sceglie l’Inter ogni volta, partita dopo partita», scrive ancora l’Inter sul suo sito.
Una norma che rischia di creare non pochi problemi ad alcuni tifosi. Lo racconta a Open un lettore, che non ha raggiunto la soglia delle otto presenze personali perché, in diverse occasioni, non è riuscito ad andare allo stadio. Alla vigilia della scorsa stagione aveva sottoscritto l’abbonamento insieme al padre, 84enne, così da poter assistere alle partite seduto accanto a lui. Il padre ha superato il numero minimo di accessi richiesto e può quindi beneficiare del diritto di prelazione. Il figlio, invece, no. Di conseguenza, dalla prossima stagione i due potrebbero non riuscire più a rinnovare insieme l’abbonamento, interrompendo un’abitudine che andava avanti da oltre 15 anni.
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Il cambio utilizzatore nelle norme di Juventus e Como
Le regole sul diritto di prelazione funzionano diversamente per le partite della Juventus e del Como. Nel conteggio delle presenze all’Allianz Stadium di Torino o al Sinigallia rientrano anche le partite cedute dal titolare dell’abbonamento a una riserva, attraverso la pratica “Cambio Utilizzatore”. Per il Como esiste una soglia minima di 13 partite. Per la Juventus, invece, si mantiene il diritto di prelazione solo se l’abbonamento è stato utilizzato (dal titolare o da una sua riserva) per assistere al 70% delle partite della stagione precedente.
Le altre squadre di Serie A
Altre squadre di Serie A non hanno adottato un regolamento simile. Aspettando il Milan, che non ha ancora lanciato la sua campagna abbonamenti, per i rimanenti club italiani la prelazione risulta ancora legata al semplice status di «vecchio abbonato». In particolare, Atalanta, Napoli e Parma permettono di rinnovare in anticipo l’abbonamento a chi l’aveva già sottoscritto nella passata stagione, con conferma o cambio posto, mentre il Bologna parla di tariffe di prelazione per chi rinnova. Il Torino va controcorrente rispetto a Inter, Juventus e Como, permettendo addirittura di cedere il diritto di prelazione a un conoscente.

