La maglia di Haiti per i Mondiali 2026 non raffigurava la bandiera della Polonia

Circola un racconto virale secondo cui la nazionale di Haiti si sarebbe persentata ai Mondiali 2026 con la bandiera della Polonia riprodotta sulla maglia, come omaggio ai soldati polacchi che due secoli fa combatterono al fianco degli schiavi haitiani. Di fatto, contrariamente a quanto diffuso dalla narrazione virale, sulla maglia non c’è alcuna bandiera polacca.
Il contenuto virale
Il testo virale sostiene che nella divisa della nazionale haitiana sarebbe riprodotta la bandiera polacca:
«C’è qualcosa di profondamente stonato nelle priorità della FIFA. Mentre tace davanti al rifiuto del visto per un arbitro somalo e accetta senza proteste le restrizioni imposte a rappresentanti e cittadini iraniani in vista dei Mondiali 2026, trova invece il tempo di censurare la maglia della nazionale di Haiti. La maglia raffigurava una scena della guerra d’indipendenza haitiana: la lotta con cui il popolo nero schiavizzato di Saint-Domingue sconfisse l’esercito francese e conquistò nel 1804 la prima repubblica nera libera del mondo. Tra quei combattenti c’erano anche centinaia di soldati polacchi inviati da Napoleone per reprimere la rivolta. Molti di loro, colpiti dalla brutalità della schiavitù, disertarono e scelsero di combattere al fianco degli haitiani. Ancora oggi in Haiti sono ricordati come “i polacchi neri” e considerati fratelli della rivoluzione. Eppure la FIFA ha giudicato quella rappresentazione storica, con tanto di bandiera polacca, incompatibile con le proprie norme sui messaggi politici, costringendo la federazione haitiana a modificare la divisa. Non è la prima volta che accade. Pochi mesi fa, in vista delle Olimpiadi invernali di Milano-Cortina, il CIO aveva imposto alla delegazione haitiana di eliminare dalla tuta ufficiale ogni riferimento a Toussaint Louverture, il principale artefice della rivoluzione che portò all’abolizione della schiavitù. Sembra che, per alcune istituzioni sportive internazionali, la memoria di chi ha combattuto contro la schiavitù e il colonialismo sia più problematica delle discriminazioni che avvengono nel presente. La storia di Haiti continua a essere censurata. E questo dovrebbe indignare tutti coloro che credono che lo sport debba essere davvero universale.»

Sulla maglia c’è la bandiera di Haiti, non quella della Polonia
L’equivoco nasce dai colori. La bandiera polacca è bianca sopra e rossa sotto, mentre quella che compare nel disegno della maglia ha invece la striscia superiore azzurra, non bianca. Di fatto, è la bandiera di Haiti.
La maglia è stata realizzata dall’azienda colombiana Saeta in tre colori, blu, bianca e rossa. Sulle versioni bianca e rossa, dove il fondo non confonde i colori, si vede bene che la riga in alto del vessillo raffigurato è azzurra. Basta confrontare le versioni della divisa per accorgersene.

È la bandiera haitiana sollevata in una scena ispirata alla battaglia di Vertières, lo scontro del 1803 che spianò la strada all’indipendenza di Haiti. Lo confermano sia il creatore della divisa, nel video pubblicato sul suo profilo, sia un portavoce della Federazione calcistica haitiana, che ha descritto l’immagine come «eroi dell’indipendenza che alzano la bandiera di Haiti», come riportato dalle testate che hanno seguito la vicenda da vicino, tra cui Haitian Times.
La Fifa ha fatto togliere quell’immagine prima del torneo
La maglia non è nemmeno arrivata sul campo dei Mondiali. Pochi giorni prima dell’esordio, la Fifa ha imposto a Haiti di modificare la maglia, ritenendo l’immagine in contrasto con il regolamento che vieta messaggi «politici, religiosi o personali» sulle divise. Lo hanno raccontato ESPN, la agenzia AP e The Conversation. Ai Mondiali, Haiti ha giocato con la divisa già corretta, senza quell’immagine.
Conclusioni
Sulla maglia di Haiti ai Mondiali 2026 non c’è la bandiera della Polonia, ma la bandiera haitiana in una scena della battaglia di Vertières. La Fifa l’ha fatta rimuovere prima del torneo per le sue regole sui simboli politici.
Lo stesso falso è stato verificato e smentito anche dai colleghi greci di Ellinika Hoaxes e dai polacchi di Demagog, entrambi membri della rete internazionale di fact-checking. Come accaduto con altri contenuti falsi sui Mondiali 2026, intorno a un grande evento sportivo torna a girare una storia confezionata per emozionare.
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