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Mondiali, c’è Inghilterra-Messico: il problema dell’altitudine, la maledizione del «quinto partido» e lo spettro della «Mano de Dios» di 40 anni fa

05 Luglio 2026 - 14:55 Matteo Revellino
Messico Mano de Dios Maradona Kane Inghilterra
Messico Mano de Dios Maradona Kane Inghilterra
L'impianto è una fortezza inespugnata per il Messico e sorge a 2240 metri di altitudine. Il ct dell'Inghilterra, Tuchel, accusa: «Saremo svantaggiati»
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Era il 22 giugno 1986. Allo stadio Azteca di Città del Messico si giocavano i quarti di finale della Coppa del Mondo: Inghilterra contro Argentina. Finì 2 a 1 per l’Albiceleste, grazie a due reti di Diego Armando Maradona diventate leggendarie e conosciute come «la Mano de Dios» e «il Gol del Secolo». Quarant’anni dopo l’Inghilterra tornerà in quell’impianto, per giocare contro il Messico gli ottavi di finale del Mondiale americano. Uno stadio che rievoca fantasmi, «una cicatrice che non si rimarginerà mai», scrive il Guardian.

La leggenda dello stadio Azteca di Città del Messico

Lo stadio Azteca è uno degli stadi più leggendari della storia del calcio. Qui Maradona nel quarto di finale del 1986 si inventò forse il gol più iconico della storia del calcio. Sicuramente il più controverso. Il 10 argentino si avventò su una palla rinviata in modo goffo dalla difesa inglese. Maradona beffò tutti: non la colpì di testa, ma con la mano. Oggi una rete del genere sarebbe impossibile, con il Var pronto ad annullarlo, ma passò alla storia come la «Mano di Dio». Cinque minuti dopo, lo show di Maradona proseguì con il «Gol del Secolo», votato in un sondaggio del 2002 come la rete più bella della storia dei Mondiali: partendo da centrocampo, la stella ex Napoli dribblò praticamente tutta l’Inghilterra e, dopo aver saltato il portiere Shilton, appoggiò la palla in porta. Questa di Maradona passò alla storia come una delle prestazioni individuali migliori di sempre.

All’Azteca di Città del Messico si sono anche celebrati due trionfi storici. Nel Mondiale del 1970 fu Pelé ad alzare la coppa al cielo, nel 1986 fu proprio Maradona. Insomma, questo impianto ha visto festeggiare i due calciatori che si sono divisi il gotha del calcio mondiale, almeno fino all’arrivo di Lionel Messi e Cristiano Ronaldo. Ma nello stadio del Tricolor messicano c’è anche spazio per il tricolore italiano. Il 17 giugno 1970 allo stadio Azteca si giocò la partita passata alla storia come «la partita del XX secolo»: Italia-Germania 4-3, dopo i tempi supplementari, la semifinale di quel Mondiale. Un incontro epico, vinto dalla Nazionale azzurra grazie alle reti di Boninsegna, Burgnich, Riva e Rivera.

Il Messico prova a sfatare la maledizione del «quinto partido»

L’Azteca e il Messico, un legame che finora si è rivelato invincibile. La nazionale messicana non ha mai perso al Mondiale nell’impianto di Città del Messico, oggi chiamato Estadio Banorte, dal gruppo finanziario che ha pagato per il restauro: dieci vittorie in altrettante partite. In questa edizione, poi il Messico arriva agli ottavi finali con il vento in poppa. Quattro vittorie, otto reti e può vantare anche un dato con la Spagna: sono le uniche a non aver mai subito nelle prime quattro gare. L’Azteca sarà un fattore anche per battere la scaramanzia e un tabù che esiste per il Messico dall’ultimo Mondiale ospitato. Si chiama la maledizione del «quinto partido»: dal 1986 la selezione centroamericana non ha mai giocato più di quattro partite di fila in un Mondiale.

Tuchel, ct Inghilterra: «Siamo svantaggiati»

Perché lo stadio Azteca è un incubo per le nazionali che devono giocarci? Il motivo è l’altitudine: sorge a 2240 metri sul livello del mare. Cambiano quindi le condizioni di gioco e quelle atmosferiche. Chi è abituato, come il Messico, ha un grosso vantaggio. Lo ha sottolineato anche il commissario tecnico dell’Inghilterra, Thomas Tuchel: «È un grande svantaggio. Sarà un grande svantaggio per noi, perché non riusciremo ad adattarci». Secondo alcune ricerche, riportata La Gazzetta dello Sport, ci vorrebbero una o due settimane per adattarsi davvero all’altitudine, in modo da permettere al corpo di acclimatarsi e produrre più globuli rossi. L’Inghilterra è arrivata a Città del Messico solo con due giorni di anticipo. Tuchel aveva anche ipotizzato una via alternativa, cioè «arrivare a ridosso della gara, ma il protocollo della Fifa non lo permette». Il ct dell’Inghilterra si dovrà affidare ancora una volta a Harry Kane, forse nel suo momento migliore in carriera. Con la doppietta contro la Repubblica Democratica del Congo, decisiva per la qualificazione, l’attaccante inglese è arrivato a quota 72 centri in stagione.

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