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Mondiali, Trump conferma: «Ho parlato con Infantino per l’espulsione di Balogun». Il capo della Fifa si difende: «Organi indipendenti»

06 Luglio 2026 - 19:01 Matteo Revellino
donald trump gianni infantino mondiali
donald trump gianni infantino mondiali
Il presidente degli Stati conferma l'indiscrezione del New York Times. L'attaccante statunitense sarà a disposizione per gli ottavi di finale contro il Belgio. Per la Uefa, la Fifa «ha passato una linea rossa»
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Il Balogun-gate sta prendendo la scena dei Mondiali. È lo stesso Donald Trump a confermare un’indiscrezione pubblicata nelle scorse ore dal New York Times, secondo cui il presidente degli Stati Uniti avrebbe chiamato il numero uno della Fifa Gianni Infantino per far revocare la squalifica a Balogun. L’attaccante statunitense, infatti, è stato espulso durante i sedicesimi di finale vinti dagli Usa contro la Bosnia Erzegovina: «Sì l’ho fatto», ha ammesso Trump ai giornalisti presenti alla Casa Bianca. Poche ore dopo è intervenuto anche lo stesso Infantino, che ha assicurato: «Gli organi giudiziari della Fifa sono indipendenti. Operano in modo autonomo, la loro indipendenza è essenziale per la credibilità e l’integrità del calcio e deve essere sempre rispettata». Incredula la Uefa, che ha accusato la Fifa di aver «passato una linea rossa» e ha denunciato una decisione «senza precedenti, incomprensibile e ingiustificabile».

Trump: «L’arbitro era sospetto»

Donald Trump ammette quindi l’asse con il leader della Fifa. Una telefonata che ha generato un unicum per la storia del calcio: mai un calciatore espulso per un motivo tecnico, come un fallo, era stato graziato da un’organizzazione calcistica. Trump rivendica il suo gesto: «Non era un fallo, erano due atleti che si sono scontrati. L’arbitro è un po’ sospetto, se guardiamo al suo passato. Ha preso una decisione alla quale nessuno poteva credere», ha detto.

Trump: «Ho chiesto di riesaminare, non gli ho detto cosa fare»

Trump ha spiegato di «aver solo chiesto di riesaminare» la decisione dell’arbitro: «Ho chiesto una revisione a un uomo che è molto rispettato. Non gli ho detto cosa fare, non è stato lui a prendere la decisione. È stato un comitato a farlo», ha sottolineato. Poi però il presidente ha paragonato la partita tra Stati Uniti e Belgio alle elezioni vinte da Joe Biden. «Se fosse rimasto fuori – ha detto riferendosi al giocatore espulso – l’incontro sarebbe stato truccato come il voto nel 2020».

Infantino si difende

Anche Infantino ha sentito la necessità di dire la sua: «Discuto regolarmente riguardo alla Coppa del Mondo con il Presidente Usa e, in merito a questa vicenda, ho effettivamente ricevuto una telefonata dal Presidente Trump, proprio come ricevo telefonate da capi di Stato di tutto il mondo. Le decisioni della Commissione Disciplinare Fifa a volte mi lasciano sorpreso. A volte sono d’accordo con esse, a volte no».

Poi rivendica la sua “innocenza”, affermando di rispettare sempre le decisioni e l’autonomia degli organi deputati a prenderle: «Durante la conversazione con il presidente Trump, ho spiegato che era in corso un procedimento legale che coinvolgeva gli organi giudiziari indipendenti della Fifa e che il caso sarebbe stato deciso a tempo debito dagli organi competenti. È così che funziona il sistema della Fifa, ed è un principio che difenderò sempre. Ciò che faccio sempre è rispettare tali decisioni e l’autonomia degli organi che le prendono. Che una decisione ci piaccia o meno a livello personale è irrilevante. Il rispetto per le istituzioni indipendenti e lo Stato di diritto è ciò che tutela in ogni momento l’integrità delle nostre competizioni e la credibilità della Fifa».

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