Ice, nuova sparatoria negli Usa: ucciso un operaio messicano durante un controllo stradale. La rabbia del figlio: «Non meritava questo»

Si chiama Lorenzo Salgado Araujo, un operaio messicano di 45 anni, padre di tre figli e residente negli Stati Uniti da circa 35 anni l’ultima vittime dell’Ice, la polizia anti-immigrazione già finita al centro delle polemiche per le modalità spesso brutali con cui opera. L’uomo si stava dirigendo verso un cantiere a Houston quando è stato fermato dagli agenti federali nell’ambito di un’operazione dell’Immigration and Customs Enforcement. Dopo la sparatoria, è morto in ospedale. L’episodio ha aperto un nuovo confronto sull’uso della forza da parte dell’agenzia per il controllo dell’immigrazione, mentre le autorità federali hanno avviato le indagini per ricostruire quanto accaduto.
L’operazione mirata e la sparatoria
La sparatoria è avvenuta martedì mattina intorno alle 6.50 a Houston. Secondo quanto riferito dall’Ice, gli agenti avevano fermato un veicolo nell’ambito di un’operazione mirata e stavano tentando di arrestare il conducente, identificato come Lorenzo Salgado Araujo. Il direttore ad interim dell’Ice David Venturella ha dichiarato che l’uomo avrebbe «armato il suo veicolo» nel tentativo di colpire un agente federale, il quale avrebbe quindi aperto il fuoco per difendersi. Araujo è stato raggiunto da un proiettile all’addome ed è morto dopo il trasferimento in ospedale.
La versione dell’Ice e i dubbi della famiglia
L’agenzia federale ha descritto Araujo come «un immigrato irregolare ricercato nell’ambito di un’operazione di controllo». Non è stato però chiarito il motivo specifico del fermo né sono state fornite immediatamente prove pubbliche a sostegno della ricostruzione secondo cui l’uomo avrebbe tentato di investire l’agente. Il caso sarà oggetto di un’indagine da parte dell’ufficio dell’ispettore generale del Dipartimento per la Sicurezza interna, mentre l’Fbi di Houston si occuperà degli accertamenti sulla presunta aggressione a un agente federale.
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Il figlio: «Era un uomo che lavorava sodo»
Il figlio della vittima, Ronaldo Salgado, ha raccontato al New York Times che il padre era «un uomo che lavorava sodo e che stava cercando di ottenere il permesso di lavoro in modo regolare per provvedere alla sua famiglia». In un post pubblicato su Facebook ha poi aggiunto: «Mio padre non meritava questo». Secondo quanto riferito dalla famiglia, Araujo viveva negli Stati Uniti da circa 35 anni ed era padre di tre figli. La mattina della sparatoria si stava dirigendo verso un cantiere con altri tre operai, quando ha incontrato gli agenti dell’Ice.
Le proteste
Dopo la sparatoria, un gruppo di circa 30 persone si è riunito vicino al luogo dell’accaduto per protestare contro l’operato dell’agenzia federale. I manifestanti hanno scandito lo slogan: «Niente paura, niente odio, niente Ice nel nostro Stato». L’episodio si inserisce infatti in un clima di forte tensione attorno all’operato dell’Ice, finita negli ultimi mesi al centro delle polemiche per l’intensificazione delle operazioni contro l’immigrazione irregolare voluta dall’amministrazione Trump. Diverse associazioni per i diritti civili hanno contestato l’uso della forza da parte degli agenti, sostenendo che in alcuni casi le ricostruzioni fornite dalle autorità siano state successivamente messe in dubbio da video e testimonianze. Le stesse, questa volta hanno chiesto un’indagine indipendente e trasparente sull’uso della forza da parte degli agenti, sollecitando la pubblicazione di eventuali video, comunicazioni e altre prove utili a ricostruire quanto accaduto.

