«1.217 siti falsi e 549 account fasulli»: scoperta una rete cinese che si prepara a colpire le elezioni di Taiwan (e non solo)

A prima vista potrebbe assomigliare a un normale feed di gossip, con notizie virali, storie di intrattenimento, e articoli copiati da testate originali e autorevoli. È quello che una content farm cinese, la Borderless Group (无边界集团), è riuscita a costruire negli anni, senza destare il minimo sospetto, costruendo un terreno fertile per la diffusione della propaganda di Pechino. Doublethink Lab, il laboratorio taiwanese specializzato in operazioni di manipolazione dell’informazione, ha pubblicato ad aprile 2026 un’analisi dettagliata dell’attività del gruppo su Threads.
I ricercatori hanno identificato 1.217 domini che ospitano false testate giornalistiche. Di questi, 475 risultano ancora attivi. Alla rete sono stati attribuiti 549 account fasulli su Threads, creati tra luglio 2023 e febbraio 2026, che hanno prodotto almeno 467.547 post e risposte, l’83% dei quali finalizzato a generare traffico verso i siti del gruppo.
Il gossip usato come infrastruttura e copertura
Il punto più rilevante dell’analisi di Doublethink Lab non è tanto la quantità di contenuti politici prodotti, quanto la sua quasi assenza. I contenuti sono in modo schiacciante non politici, dove la maggior parte dei post contiene materiale virale e gossip, in parte copiato da testate giornalistiche legittime. Solo una piccola frazione tocca argomenti politici taiwanesi, destando poco sospetto.
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Una content farm non ha bisogno di fabbricare bugie elettorali ogni giorno per diventare una risorsa elettorale. Il suo obiettivo primario è costruire account, domini, traffico abituale, familiarità con il pubblico e portata sulle piattaforme. Una volta che questa infrastruttura è consolidata, i contenuti politici possono essere inseriti ogni volta che la situazione lo richiede.
Di fatto, la distinzione tra propaganda e operazione commerciale si dissolve nel momento in cui l’infrastruttura costruita per vendere pubblicità diventa lo stesso canale attraverso cui far circolare narrazioni politiche. Il 97,72% degli account fasulli su Threads ha pubblicato contenuti duplicati con almeno un altro account inautentico. Non è il comportamento disorganizzato di utenti ordinari, ma una macchina del traffico organizzata.
Il piano per le elezioni taiwanesi di novembre 2026
Il contesto in cui si inserisce questa operazione non è casuale. A febbraio 2026, alla Taiwan Work Conference annuale del Partito Comunista Cinese, i funzionari cinesi hanno discusso dell’istituzione di una task force per interferire nelle elezioni locali taiwanesi di novembre 2026, incluso attraverso attività del Fronte Unito nel cyberspazio finalizzate a danneggiare le forze favorevoli all’indipendenza di Taiwan. Lo riporta un’analisi del Global Taiwan Institute pubblicata a febbraio 2026.
Il Bureau of National Security di Taiwan aveva già documentato l’intensità del problema. Tra il 2024 e il 2025 si è registrato un aumento del 60% degli account fasulli sui social media, rilevando nel solo 2025 più di 2 milioni di episodi di disinformazione.
Le elezioni locali sono bersagli particolarmente vulnerabili. La loro frammentazione e specificità locale significa che le controversie su abitazioni, agricoltura, turismo, corruzione, infrastrutture e prezzi dei beni di prima necessità dominano il dibattito, esattamente il tipo di questioni che le operazioni di influenza possono sfruttare. L’obiettivo di Pechino non è cambiare ogni singolo voto, ma modificare l’ambiente in cui gli elettori valutano fiducia, rischio, competenza e stanchezza politica.
L’operazione GoLaxy e l’AI che classifica gli elettori
Accanto all’operazione Borderless Group, nel 2026 sono emersi documenti trapelati relativi a un’altra operazione, denominata GoLaxy. Il materiale ha esposto un’azienda cinese di “influenza a pagamento” che utilizzava sistemi basati sull’intelligenza artificiale per manipolare e interferire nell’informazione straniera. Un progetto avrebbe raccolto 50.000 notizie relative a Taiwan e classificato gli attori politici in categorie quali “Falchi”, “Moderati”, “Elettori indecisi” e “Obiettivisti”, con almeno 1.000 individui chiave per categoria.
Un’operazione che ricorda molto il caso di Cambridge Analytica. Entrambe, di fatto, si basano sulla segmentazione psicometrica o comportamentale degli elettori, non sulla propaganda di massa indifferenziata. Cambridge Analytica costruiva profili psicologici a partire dai dati Facebook per inviare messaggi mirati, mentre GoLaxy classifica gli attori politici taiwanesi in categorie per calibrare le narrazioni su ciascun segmento. La logica è identica: non bisogna convincere tutti, ma trovare chi è persuadibile e su cosa.
Un modello che si adatta per contesto e in 20 lingue
Il Borderless Group non opera solo in cinese tradizionale, e l’obiettivo non è solo Taiwan. La rete pubblica contenuti principalmente in cinese tradizionale, con versioni localizzate in giapponese (134 domini), portoghese (70 domini), e numeri più piccoli in inglese, tedesco, finlandese e ceco. L’Italia non è citata esplicitamente nei rapporti finora pubblicati, ma il modello operativo è quello di un sistema capace di attivarsi su qualsiasi mercato linguistico con poco preavviso.
Il Commonwealth Journal, in un’analisi del 5 giugno 2026, ha rilevato che le operazioni di influenza cinesi si adattano al teatro di riferimento. Ad esempio, nel Mar Cinese Meridionale assumono la forma di competenza marittima e amplificazione pseudo-indipendente. Su Threads sembrano gossip e traffico pubblicitario. A Taiwan, invece, diventano guerra cognitiva orientata alle elezioni.

