A 9 anni scala il Monte Bianco col papà: «La mia nostalgia è diventata una sua passione». Cosa ha rischiato ad alta quota

«C’è tutto il mondo qui sotto», afferma Lelio Massimo di Roccasecca, nove anni, osservando dalla cima del Monte Bianco le montagne tra Italia, Francia e Svizzera. Secondo quanto raccontato dalla famiglia a La Stampa, Lelio sarebbe il più giovane ad aver raggiunto con le proprie forze la vetta più alta delle Alpi. Il 4 settembre il bambino romano ha compiuto l’impresa accompagnato dal padre Valerio. Il progetto era nato un anno prima. Nell’estate del 2025 Lelio era sul Bishorn, a 4.153 metri in Svizzera. Quando Valerio gli indica in lontananza il Monte Bianco, il bambino non ha dubbi: «Quello lì? Ci voglio andare».
La montagna in famiglia: gli inizi a 5 anni
Lelio frequenta la montagna fin da piccolissimo. La sua prima vetta arriva a tre anni, su un percorso facile dell’Appennino. «Per convincerlo a raggiungere la cima, gli dissi che lì avrebbe trovato un piccolo dinosauro», ha raccontato Valerio al quotidiano torinese. Seguono il Sassopiatto, sulle Dolomiti, e a cinque anni il Gran Sasso.
Per i Massimo di Roccasecca l’alpinismo è una passione di famiglia. Valerio racconta di aver iniziato a frequentare la montagna a cinque anni con il nonno. A 14 anni ha raggiunto il Monte Bianco, salendo lungo la via normale francese con un amico. In seguito ha partecipato a spedizioni in Himalaya e Karakorum, raggiungendo le vette di Everest, Cho Oyu e K2.
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«Non è per il record. Lelio ama la montagna. Immagino che sia nata come mia nostalgia che in lui è diventata passione», racconta Valerio. La montagna, spiega, offre «emozioni sorprendenti, piene. Ho visto che per Lelio era naturale salire, gli piaceva ciò che vedeva».
Come si è preparato a 9 anni per scalare il Monte Bianco
La preparazione alla scalata del Monte Bianco comincia ad agosto. Lelio e il padre trascorrono diverse notti in quota per acclimatarsi: prima al rifugio Albert Premier, a 2.702 metri, poi al rifugio Torino. L’ultimo test avviene al Goûter, a 3.835 metri, dove controllano l’ossigenazione anche con un pulsossimetro.
Il giorno della salita il cielo è sereno. Dopo aver raggiunto la vetta, però, Lelio resta lontano dalla cima solo per pochi minuti. Durante la discesa incontra una guida con un altro alpinista e convince il padre a tornare su con loro. La sera, al rifugio, gli altri alpinisti lo festeggiano.
I rischi dell’alta quota per un bambino di 9 anni
A rendere eccezionale la salita di Lelio è la sua età. Il bambino ha nove anni, ma il sito ufficiale di Saint-Gervais Mont-Blanc indica i 16 anni come età minima per affrontare il Monte Bianco dalla via francese. Per chi ha meno di 15 anni, inoltre, le attività di alta quota vengono sconsigliate.
Il motivo è legato soprattutto agli effetti dell’altitudine. La commissione medica dell’UIAA, l’organizzazione internazionale delle federazioni alpinistiche, sottolinea che sui bambini esistono meno studi rispetto agli adulti. Restano quindi fondamentali un acclimatamento graduale e la capacità di riconoscere subito eventuali sintomi, così da poter interrompere la salita in caso di malessere.
«So che qualcuno storcerà il naso», riconosce lo stesso padre pensando a un bambino a più di 4.000 metri di quota. Valerio assicura però che Lelio abbia la preparazione e la forza fisica necessarie ad affrontare queste sfide. «Gli ho insegnato, oltre che la sicurezza, anche la rinuncia», afferma ricordando il tentativo sul Gran Paradiso nell’estate del 2024. A circa 300 metri dalla vetta, la nebbia aveva avvolto la parte alta della montagna e le condizioni rendevano poco sicuro proseguire: «Gli ho spiegato il motivo e sempre legati e con i ramponi ai piedi siamo tornati sui nostri passi».

