«Se torno mi uccidono»: la storia di Ayesha, ricercatrice in fuga dal matrimonio forzato

«Se torno nel mio villaggio, la mia famiglia mi uccide». È il drammatico timore espresso da Ayesha (nome di fantasia), una ventinovenne pachistana che risiede a Trieste dove sta svolgendo un dottorato di ricerca, grazie a un permesso di soggiorno per studio. La sua storia, raccolta in un’intervista a Gianpaolo Sarti per Il Piccolo, ricostruisce l’incubo di un matrimonio combinato e le minacce di morte affrontate per essersi opposta alla volontà dei familiari.
Le nozze combinate che l’attendono in Pakistan
A organizzare le nozze con un parente sconosciuto — destinato a incontrare solo il giorno del matrimonio — sarebbero stati gli zii materni. Ayesha chiarisce senza mezzi termini quanto la sua scelta di no sia ostacolata: «I miei zii hanno detto che se mi rifiuto mi uccidono». Una minaccia gravissima che si inserisce in un quadro di abusi mai sopiti: «In passato ho subìto violenza fisica, abuso mentale ed emotivo».
Riuscita ad arrivare in Italia grazie al sostegno di un professore, la sua partenza ha scatenato un’ulteriore reazione violenta verso chi l’aveva sostenuta: «Sono venuta a Trieste per studiare con il permesso della mamma e per questa ragione le hanno stretto le mani al collo».
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Le caste e la paura di tornare
La giovane sottolinea come queste costrizioni derivino da dinamiche sociali ben radicate: «In Pakistan c’è il sistema delle caste e le unioni avvengono nell’ambito delle reti parentali e dei clan», precisando che si tratta di logiche di clan e non di imposizioni religiose. A fondare la sua concretezza del pericolo c’è un episodio di cronaca a lei noto: «Un’amica di una ragazza che conosco si è opposta al matrimonio perché amava un altro uomo… le hanno tagliato la gola».
La richiesta d’asilo
Oggi la ventinovenne sta seguendo un percorso psicologico per superare i traumi subiti e vede nel nostro Paese un luogo sicuro: «Mi fido delle leggi italiane», dichiara, spiegando di valutare la richiesta di asilo politico per tutelare la propria vita. All’orizzonte si prospettano opportunità accademiche in Canada o negli Stati Uniti e desideri personali per il domani: «Nel mio futuro mi piacerebbe sposarmi e avere dei figli». Per ora, la priorità assoluta restano la ricerca, lo studio e la libertà di scegliere il proprio destino.
(Foto di Hamid Roshaan su Unsplash)

