«Basta nuove leggi Ue per un anno»: l’appello di Italia, Austria e altri dieci governi per chiedere uno «stop normativo» a Bruxelles

Soltanto nelle ultime settimane, la Commissione europea ha annunciato o presentato una sfilza di nuove norme: la stretta sugli affitti brevi, il regolamento per vietare i social media fino ai 13 anni d’età, il piano contro le ondate di calore o la creazione di un Centro Ue per la resilienza democratica. Iniziative lodevoli e necessarie, secondo qualcuno, forse arrivate persino in ritardo rispetto a quanto desiderato. Allo stesso tempo, c’è chi non vede di buon occhio questo slancio legislativo di Bruxelles. È il caso i governi di Austria e Italia, che stanno guidando un’iniziativa per creare una «Alleanza per la riduzione dell’onere burocratico». La richiesta che Roma e Vienna vogliono recapitare a Ursula von der Leyen è la seguente: stop a ogni nuova legislazione europea per un anno, così da concentrarsi sulla semplificazione delle norme attuali.
L’appello di 12 governi a Ursula von der Leyen
La dichiarazione a cui stanno lavorando Italia e Austria ha già raccolto l’adesione di una dozzina di altri governi europei e potrebbe includere impegni precisi da parte degli Stati firmatari: promuovere una legislazione nazionale semplice e di alta qualità, ridurre l’onere burocratico per la competitività, attuare un recepimento e semplice delle direttive Ue, evitando l’introduzione di oneri normativi aggiuntivi (il cosiddetto gold-plating). Ma accanto a questo impegno per la «semplificazione», diventato una sorta di mantra del secondo mandato di von der Leyen, c’è un’altra proposta che martedì 22 settembre approderà al Consiglio Affari generali. Si tratta di un non-paper, ossia un documento informale, presentato dall’Austria e sottoscritto da altri 12 Paesi (tra cui l’Italia) per chiedere a Bruxelles di non proporre alcuna nuova norma per un anno.
L’ipotesi di uno «stop normativo» di un anno
«Austria, Repubblica Ceca, Danimarca, Germania, Estonia, Ungheria, Italia, Lettonia, Lituania, Polonia, Portogallo, Slovenia e Slovacchia – si legge nel documento informale – propongono un “Anno europeo dedicato all’attuazione e al consolidamento“, incentrato principalmente sull’attuazione della legislazione vigente, sulla semplificazione, sull’interoperabilità, sulla valutazione dell’onere cumulativo, sulla convergenza nell’applicazione delle norme, sulla riduzione della duplicazione degli obblighi di comunicazione e sulle modifiche legislative indispensabili». Tale periodo, secondo i Paesi firmatari, «consentirebbe di fare il punto della situazione giuridica prima che si verifichi una sovrapposizione di nuove politiche e permetterebbe di allineare meglio la futura attività legislativa alle evidenze emerse dalla prassi di attuazione».
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Casellati: «Serve una revisione sistematica delle norme Ue»
A certificare il sostegno dell’Italia a questa proposta ci ha pensato la ministra Elisabetta Casellati, presente a Bruxelles per il lancio dell’iniziativa austriaca. «La semplificazione non può essere trattata a livello meramente burocratico. Serve un approccio politico», ha affermato la ministra alle Riforme del governo Meloni. A dirla tutta, non si tratta di una battaglia completamente nuova. Fin dall’inizio del suo secondo mandato, l’esecutivo guidato da von der Leyen ha annunciato di voler dare una sforbiciata agli oneri amministrativi e burocratici imposti dall’Unione europea. Una revisione che si è tradotta nella presentazione di dodici pacchetti Omnibus, dedicati proprio a semplificare le normative in vari settori.
Per alcuni governi, specialmente quelli che storcono il naso di fronte alle numerose iniziative approvate negli ultimi anni nel campo dell’energia e del clima, questi pacchetti non bastano. «Norme incomprensibili e procedure inutili minano l’efficacia delle politiche pubbliche ed erodono la fiducia dei cittadini. Semplificare è un atto di rispetto verso chi deve applicare e rispettare le regole», ha aggiunto ancora Casellati, secondo cui occorre «una revisione sistematica, e non solo emergenziale, dello stock normativo europeo». Peccato che un eventuale stop normativo farebbe arrestare i lavori in corso su alcune proposte di legge su cui da tempo si chiede a Bruxelles di agire, a partire dalla questione abitativa e dalla responsabilità delle Big Tech.
Foto copertina: EPA/Mads Claus Rasmussen | Ursula Von der Leyen e Giorgia Meloni durante un evento istituzionale a Copenhagen, ottobre 2025

