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I soldi per la sanità aumentano ma per Regioni e medici non bastano. Cosa dicono i conti della Manovra

03 Novembre 2026 - 19:00 Gianluca Brambilla
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Il governo rivendica un finanziamento record, ma una parte delle risorse era già prevista. Dai fondi chiesti dai governatori alle critiche di Bertolaso, fino all'allarme di Gimbe: cosa c'è davvero nella legge di bilancio
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Il governo parla di stanziamento record, le opposizioni gridano allo scandalo, le Regioni protestano. Ma quindi, quanti soldi ci sono davvero per la sanità nell’ultima legge di bilancio del governo Meloni prima delle elezioni? La cifra da cui partire è una: 146,3 miliardi di euro, ossia la dotazione che la Manovra destina al Fondo sanitario nazionale. Una somma mai raggiunta prima e che Palazzo Chigi rivendica come la prova dell’impegno per difendere il Servizio sanitario nazionale. Eppure, dietro il record, c’è una realtà più complessa. I 3,4 miliardi di aumento sbandierati da Giorgia Meloni in conferenza stampa non sono tutti nuovi stanziamenti e, soprattutto, non soddisfano le richieste delle regioni per coprire la crescita dei costi della sanità.

Quanto ha stanziato il governo per la sanità

Nella conferenza stampa convocata al termine del Consiglio dei ministri che ha approvato la manovra, la premier ha rivendicato l’aumento delle risorse destinate alla sanità: «Anche questa legge di bilancio, come tutte le precedenti, stanzia risorse importanti per l’aumento della dotazione del Fondo sanitario nazionale. Lo aumentiamo di 3,4 miliardi, portandolo a 146,3 miliardi nel 2027». Il dato è corretto, ma necessita di qualche precisazione. Dei 3,4 miliardi di aumento complessivo rispetto al 2026, circa un miliardo era già stato previsto dalle precedenti leggi di bilancio. La nuova manovra, quindi, aggiunge 2,4 miliardi di nuovi stanziamenti, che faranno salire la dotazione del Fondo sanitario nazionale a 146,3 miliardi nel 2027, 147,1 miliardi nel 2028 e 148,2 miliardi nel 2029.

Dai voucher per gli over 75 alle indennità di medici e infermieri

Ma a cosa serviranno di preciso le nuove risorse stanziate dal governo per la sanità? Circa 500 milioni di euro all’anno serviranno per aggiornare le tariffe dei ricoveri dei pazienti che necessitano di cure acute e 380 milioni andranno ad aumentare le indennità dei professionisti che lavorano nei Pronto soccorso. Per il 2027 sono previsti poi fino a 300 milioni in più per le prestazioni aggiuntive del personale sanitario, cioè per pagare medici e infermieri che svolgono turni e attività in più rispetto al normale orario di lavoro. Ci sono poi 100 milioni per gli arretrati relativi ai buoni pasto del personale sanitario e 136 milioni per prorogare la sperimentazione della prestazione universale destinata agli anziani non autosufficienti. E a proposito di anziani, c’è una misura che consuma da sola buona parte delle risorse e che sta facendo discutere: un fondo da circa 1,6 miliardi per finanziare un voucher da 300 euro destinato agli over 75 con pensioni o assegni di invalidità fino a 28mila euro. Il contributo, previsto solo per il 2027, potrà essere utilizzato per spese sanitarie non coperte dalla sanità pubblica.

La protesta delle regioni. Bertolaso: «Alla Lombardia mezzo miliardo in meno»

Le prime a storcere il naso di fronte a quanto previsto dal governo per la sanità sono le regioni. I governatori avevano chiesto all’esecutivo 6,8 miliardi di fondi aggiuntivi per il 2027 e 18 miliardi complessivi per il triennio 2027-2029. Alla fine, il governo ne ha stanziati meno della metà, ignorando anche la richiesta di 5,5 miliardi fatta dal ministro della Salute, Orazio Schillaci. Nel documento presentato da quest’ultimo al Mef, si stimava che fossero necessari tre miliardi solamente per far fronte ai rincari dell’energia e all’aumento della spesa per farmaci e dispositivi. Dopo il via libera del Consiglio dei ministri, i presidenti delle sei regioni guidate dal centrosinistra hanno chiesto la convocazione urgente della Conferenza delle Regioni e avvertono che le risorse stanziate non garantiscono «la tenuta stessa del sistema sanitario pubblico».

Ma c’è uno sviluppo che rende la questione ancora più delicata dal punto di vista politico: la presa di posizione della Lombardia, guidata dal centrodestra. L’assessore regionale al Welfare, Guido Bertolaso, ha definito insostenibile la prospettiva di una riduzione di quasi mezzo miliardo di euro delle risorse disponibili per la sanità lombarda nel 2027 rispetto al 2026. «Significa non riuscire a completare il lavoro sulle liste di attesa, non far funzionare completamente le case di comunità e gli ospedali di comunità e non incentivare il personale sanitario a lavorare nel pubblico come stiamo cercando di fare», ha messo in guardia l’ex capo della Protezione civile.

Come cambia il rapporto tra Fondo sanitario e Pil

Alle critiche si sono subito accodate anche le opposizioni. «Con l’ultima manovra finanziaria della legislatura la destra getta definitivamente la maschera: la sanità pubblica continua a perdere fondi e personale, i bisogni di salute della popolazione continueranno a rimanere insoddisfatti», attacca Marina Sereni, deputata del Pd. Ma com’è possibile che il governo parli di finanziamento record e le opposizioni lo accusino di tagliare la sanità?

Per capirlo occorre guardare a un altro indicatore: il rapporto tra Fondo sanitario e Pil, ossia la quota della ricchezza prodotta dal Paese che il governo decide di destinare alla sanità pubblica. Secondo le stime della Fondazione Gimbe, il rapporto scenderà dal 6,14% del 2026 al 6,11% nel 2027, per poi passare al 5,98% nel 2028 e al 5,87% nel 2029. «Il Fondo sanitario nazionale continua ad aumentare, raggiungendo nel 2027 il valore più alto di sempre. Ma dietro gli annunci di questo nuovo record si nasconde una realtà ben diversa: la quota di ricchezza del Paese destinata alla sanità torna a diminuire, fino a toccare nel 2029 il valore più basso di sempre», osserva Nino Cartabellotta, presidente di Gimbe.

Sindacati pronti alla mobilitazione, Salvini apre a miglioramenti

E mentre le opposizioni preparano la battaglia in Parlamento, i sindacati si preparano alla piazza. L’Anaao Assomed, principale sigla di rappresentanza dei medici ospedalieri, lamenta soprattutto il mancato inserimento dell’indennità a chi lavora a supporto del pronto soccorso e si dice pronto «a ogni tipo di mobilitazione». Netto anche il giudizio della Cgil, che ha già in programma uno sciopero generale contro la manovra per il 20 novembre. «C’è il fortissimo rischio di ulteriori tagli ai servizi, di chiusura di ospedali, di svalorizzazione di lavoratrici e lavoratori sempre più sotto stress che saranno spinti ancor di più ad andare a lavorare altrove», ha avvertito Federico Bozzanca, segretario generale di Fp Cgil.

La partita, comunque, non è ancora chiusa: l’iter parlamentare è appena cominciato e non è affatto escluso che la maggioranza provi a tirare fuori qualche risorsa in più da destinare al Fondo sanitario. «Il Parlamento è eletto dagli italiani apposta per migliorare qualcosa che eventualmente dovesse essere migliorato sulla scuola, sulla sanità, sulle pensioni», ha detto oggi il vicepremier Matteo Salvini. D’altronde, si tratta dell’ultima Manovra prima delle elezioni. E ogni categoria scontentata rischia di trasformarsi in un problema nell’urna.

Foto copertina: ANSA/Jessica Pasqualon

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