Ucraina, Crosetto rilancia sugli aiuti e sfida la Lega: «Se era giusto prima, perché è ingiusto adesso?»
Il tredicesimo pacchetto di aiuti militari all’Ucraina è in rampa di lancio: arriverà al Copasir la prossima settimana e il governo lavorerà per proseguire nel sostegno a Kiev anche oltre la scadenza del 31 dicembre 2026, nonostante la contrarietà della Lega. A delineare questa prospettiva è il ministro della Difesa, Guido Crosetto – davanti ai banchi semivuoti del senato, come denuncia su X il dem Filippo Sensi – rispondendo a un’interrogazione di Carlo Calenda, che chiedeva chiarimenti sui ritardi nell’invio e sulla posizione dell’esecutivo rispetto alle ultime richieste del Carroccio. «Noi rispetteremo i patti che abbiamo preso con i nostri alleati europei, in Nato, nel gruppo di contatto e con l’Ucraina», ha assicurato Crosetto, che verrà ascoltato già martedì dal Comitato per la sicurezza della Repubblica. «Anche quest’anno è stato predisposto il pacchetto».
L’annuncio arriva dopo oltre tre mesi di attesa, mentre nella maggioranza restano le divergenze, con i dubbi dei leghisti. Matteo Salvini lo scorso 25 ottobre, durante il congresso del Carroccio a Milano, aveva messo le mani avanti, annunciando che avrebbe portato in Consiglio dei ministri la questione: «non possiamo continuare a mandare soldi e armi all’Ucraina». Crosetto, rivendicando la continuità con le decisioni assunte dal governo Draghi, ha ricordato che il meccanismo per l’invio degli armamenti venne approvato anche dagli alleati. «Se era giusto allora, diventa difficile spiegare perché è ingiusto adesso», osserva il ministro. Una presa di posizione che fa felice Calenda: «Questa è una cosa molto importante dopo le dichiarazioni del vicepremier».
Crosetto: «Proporrò la proroga del meccanismo voluto da Draghi»
Nell’interrogazione, Calenda contesta anche il progressivo rallentamento degli invii italiani. Secondo i dati riportati dal leader di Azione, dall’inizio dell’invasione russa l’Italia ha adottato dodici decreti per la cessione di materiali militari: cinque durante il governo Draghi e sette con l’esecutivo Meloni, di cui tre nel 2023, due nel 2024 e due nel 2025. Un «processo di disimpegno neanche troppo nascosto». Nessuno, finora, nel 2026. Il senatore richiama inoltre i dati del Kiel Institute, secondo cui il valore complessivo degli aiuti militari italiani a Kiev, tra gennaio 2022 e agosto 2026, è stato di circa tre miliardi di euro, pari all’1,69 per cento del totale degli aiuti militari internazionali censiti dall’istituto.
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Su quest’ultimo punto arriva però il contrappunto di Crosetto. Dati che «non possono essere presi in considerazione per una nazione che ha scelto come procedura la segretezza, a differenza di altre che li hanno resi pubblici», osserva il ministro, che conferma la volontà di mantenere gli impegni assunti dall’Italia, anche per il prossimo anno. L’attuale autorizzazione alla cessione degli armamenti scadrà infatti il 31 dicembre 2026 e, per proseguire gli invii nel 2027, sarà necessario un nuovo intervento normativo, che potrebbe riaprire il confronto tra gli alleati. «Per quanto mi riguarda, il governo manterrà la linea che ha seguito in questi quattro anni», sottolinea il ministro.
«Da parte mia proporrò la possibilità di prolungare un meccanismo, che è quello del decreto, che è stato scelto non dal governo Meloni», afferma. Il riferimento è alla procedura introdotta durante l’esecutivo guidato da Mario Draghi, che consente la cessione di armamenti attraverso decreti interministeriali e prevede la segretazione dei contenuti delle forniture. E che, sottolinea il titolare della difesa, allora ha ricevuto il sostegno da Fratelli d’Italia, Lega, Forza Italia, Partito democratico e Movimento 5 Stelle. «Lo voglio ricordare perché c’è gente che pare esserselo dimenticato», aggiunge. «Io e il governo abbiamo seguito quella traccia indicata, che è quella che prevede la segretezza». Poi il passaggio che contesta la logica di chi invita a interrompere le forniture per fermare la guerra, e suona come una risposta tanto agli avversari pentastellati quanto agli alleati del Carroccio: «Se era giusto allora, diventa difficile spiegare perché è ingiusto adesso».
Le difficoltà di Kiev e il crollo delle intercettazioni dei droni russi
Riguardo ai ritardi, il ministro ha sottolineato che le esigenze delle forze ucraine sono cambiate profondamente nel corso del conflitto, rendendo sempre più difficile individuare e reperire i sistemi militari richiesti. «Nei primi pacchetti di difesa era una richiesta a 360 gradi, “mandateci qualunque cosa”, perché era una guerra che stava iniziando», spiega. Con il passare del tempo, invece, le richieste si sono concentrate su equipaggiamenti specifici, non sempre disponibili. Da qui le difficoltà. «Le cose che servivano realmente non c’erano più o sono state difficili da mandare». Per il ministro è anche la motivazione dietro la riduzione delle forniture: «Si sono ridotte le intensità dei pacchetti» proprio per la difficoltà crescente di reperire i materiali necessari. E ciò ha conseguenze sulla situazione sul campo, se «l’Ucraina fino a poco tempo fa riusciva a fermare il 90% degli attacchi, adesso ferma il 10%», sostiene il ministro.
Gli attacchi ibridi? C’è chi «ha interesse ad alimentare tensioni»
A margine del question time, Crosetto interviene con i giornalisti anche sul tema delle minacce ibride. Il riferimento è ai recenti attacchi informatici e agli allarmi bomba che hanno interessato diversi voli europei: «Mi pare che ormai ogni giorno, dai frigoriferi alle scorte di sangue in Francia, a questi finti allarmi, c’è qualcuno che ha interesse ad alimentare tensioni».
La soddisfazione di Calenda
«Lei proporrà che si vada avanti con lo stesso meccanismo di aiuti militari all’Ucraina, cioè di rinnovare l’autorizzazione al governo. Questa è una cosa molto importante dopo le dichiarazioni del vicepremier Salvini», arriva in replica la soddisfazione del leader di Azione. «Volevamo questa conferma, ovviamente su questa base noi ci saremo».

