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Fact-checking: ma davvero il crollo dell’immigrazione è merito di Salvini?

Secondo il pagellone del Corriere se non c’è più un’emergenza immigrazione sarebbe merito di Salvini, ma non ci siamo!

Un articolo del 28 dicembre 2019 sul Corriere della Sera, a firma Antonio Polito, è stato ampiamente criticato a seguito di una frase a sostegno del lavoro come ministro dell’Interno di Matteo Salvini. L’articolo, dal titolo «Il 2019 dalla sicurezza all’economia», riporta questo giudizio nel capitolo «Sicurezza»:

È forse l’unico caso di competizione virtuosa tra governo gialloverde e giallorosso. Gli arrivi di migranti sono infatti crollati: metà rispetto all’anno scorso, addirittura il 90% in meno rispetto al 2017. L’immigrazione non è più un’emergenza. Ed è impossibile negare che la svolta l’abbia data Salvini al Viminale. La sua politica dei porti chiusi ha diviso il Paese, alimentato un’opposizione anche personale e astiosa nei suoi confronti, e si è inimicata persino la Chiesa (non tutta, però). Fatto sta che ha funzionato sul piano dei numeri e ha costretto l’Europa, almeno di tanto in tanto, a non voltarsi dall’altra parte. Il Conte II ha naturalmente riaperto un po’ i porti, ma solo un po’, e non come prima, per non regalare al capo dell’opposizione l’arma fine di mondo di una ripresa dell’immigrazione selvaggia. In più, è stato generoso nei confronti delle forze dell’ordine e dei vigili del fuoco nell’ultima finanziaria.

Di fronte alle critiche di non aver citato il lavoro dell’ex ministro dell’Interno Minniti e dei dati precedenti all’arrivo di Matteo Salvini il giornalista ha sostenuto di essersi occupato degli ultimi due governi del 2019: «Un articolo del Post mi rimprovera, nel mio articolo di bilancio di fine anno sui due governi Conte che si sono succeduti nel 2019, di non aver attribuito a Minniti il giusto merito nel calo degli sbarchi di clandestini. L’avrei fatto volentieri, se solo Minniti avesse fatto parte di uno dei due governi Conte che si sono succeduti nel 2019». Non ci siamo.

L’articolo sui due governi

Certo, Polito ha ragione a sostenere che attraverso il suo articolo vuole mettere a confronto il governo gialloverde con quello giallorosso, operazione che viene compiuta a fronte di pochi mesi di vita del secondo rispetto al lavoro svolto dal primo a partire dal giugno 2018.

La difesa di Polito nel suo post Facebook non basta per staccarsi di dosso le critiche per diversi motivi:

(Sempre riferendosi all’articolo del Post) Mi rimprovera anche di avere attribuito a Salvini nei primi sette mesi dell’anno 2019 in cui è stato ministro un risultato numerico nella riduzione degli sbarchi migliore di quello attribuibile all’attuale governo nei suoi quattro mesi: giudizio che confermo.
Poi ognuno è libero di avercela con Salvini come preferisce.

«L’immigrazione non è più un’emergenza»

Osserviamo i dati pubblicati il 27 dicembre 2019 dal Ministero dell’Interno, in particolare il grafico che illustra la situazione relativa al numero dei migranti sbarcati dal primo gennaio 2019 al 27 dicembre comparati con i dati dello stesso periodo degli anni 2017 e 2018:

Attraverso il seguente grafico possiamo osservare il picco del 2017 e il calo, mese per mese, fino ai giorni nostri:

Quello che possiamo osservare da questo grafico è che il periodo di «emergenza» riguarda solo il 2017 rispetto agli anni successivi. Osserviamo ora il confronto tra il 2016 e il 2017, così da avere un quadro della situazione negli ultimi anni:

Come possiamo notare, osservando i dati del 2016 e del 2017 relativi al periodo in cui il numero degli sbarchi era maggiore rispetto a quelli del 2018 e del 2019, la svolta è ben visibile durante il periodo Minniti a partire da luglio 2017 come mostra il seguente grafico di Ispi su dati del Ministero dell’Interno, pubblicato in un tweet di Matteo Villa dell’undici dicembre 2019 e ben prima dell’articolo di Antonio Polito:

Ieri a #cartabianca Salvini ha parlato di “sbarchi raddoppiati”. In realtà il calo degli sbarchi prosegue da luglio 2017, e i “raddoppi” degli ultimi mesi sono minime variazioni su numeri praticamente inesistenti. Per capirlo basta un grafico. Questo.

Grafico Ispi pubblicato da Matteo Villa nel tweet dell’undici dicembre 2019, ben prima dell’articolo di Antonio Polito.

Nel documento pubblicato dal Ministero dell’Interno del 31 dicembre 2018 abbiamo un quadro abbastanza chiaro per comprendere che gli sbarchi nel 2016 erano di gran lunga superiori rispetto a quelli degli anni successivi:

Antonio Polito sostiene nel suo articolo che l’immigrazione non è più un’emergenza e lega questo fatto all’operato di Matteo Salvini. L’emergenza era già conclusa da ben prima dell’arrivo del ministro dell’Interno leghista.

La «politica dei porti chiusi»

Si è parlato per mesi di «porti chiusi» e della «durezza» di Matteo Salvini di fronte agli sbarchi dei migranti, soprattutto da quelli tratti in salvo dalle Ong. Considerando i dati, e tenendo conto del caso SeaWatch e SeaEye con a bordo 49 migranti tratti in salvo nel 2018, tra il mese di giugno e dicembre 2018 sbarcavano in media circa 46 persone al giorno. Matteo Villa pubblicò il dato il 5 gennaio 2019 in un tweet mostrando quante persone sarebbero sbarcate nei 16 giorni di crisi della SeaWatch (erano 15, SeaEye era in mare con i migranti a bordo da 8 giorni) considerando la media citata: 743 persone.

Nei sette mesi di governo Conte, in Italia sono sbarcate in media 46 persone al giorno. In 16 giorni (la durata a oggi della crisi per i 49 migranti a bordo di #SeaWatch e #SeaEye) in Italia sarebbero sbarcate quasi 750 persone.

La cosiddetta politica dei «porti chiusi» si è concentrata in particolare su casi specifici, presenti anche in una tabella intitolata «Crisi in mare nel Mediterraneo centrale» e pubblicata da Ispi, come quelli della nave Aquarius nel giugno 2018 e della nave Diciotti nell’agosto 2018. In quest’ultimo caso Matteo Salvini venne denunciato, ma si salvò grazie al voto in Parlamento.

I dati relativi alle situazioni di crisi dal giugno 2018 al settembre 2019, ma la lista continua a dicembre 2019 e viene costantemente aggiornata.

Il problema non riguarda i casi relativi al soccorso in mare, punto fisso del leader leghista sul quale ha puntato l’attenzione dell’opinione pubblica, perché a pesare di più rispetto a quelli nell’elenco sono gli sbarchi «autonomi» che nulla hanno a che fare con la politica dei cosiddetti «porti chiusi». Ci sono anche «sbarchi fantasma», ne abbiamo parlato a Open in diverse occasioni:

Sbarchi «fantasma», «autonomi» e «porti chiusi»

Cosa sono gli sbarchi «fantasma» e «autonomi»? Sono quelli che vengono individuati solo quando le persone a bordo sono giunte nelle coste italiane senza essere soccorse:

  • quelli «autonomi» sono quelli giunti individuati all’arrivo e senza soccorso;
  • quelli «fantasma», non individuati direttamente all’arrivo, vengono stimati con i rintracci a terra fatti entro l’anno.

Il 7 novembre 2019 la ministra dell’Interno Luciana Lamorgese ha dichiarato al Comitato Schengen che il numero degli sbarchi «fantasma» e «autonomi» è aumentato rispetto al 2018:

(ANSA) – ROMA, 7 NOV – Dall’inizio dell’anno al 4 novembre sono stati registrati 7.510 sbarchi ‘autonomi’ o ‘fantasma’, vale a dire migranti che arrivano autonomamente sulle coste italiane e che vengono individuati quando sono già in porto o a terra. Lo ha detto la ministra dell’Interno Luciana Lamorgese al Comitato Schengen sottolineando che si tratta di un numero in “aumento” rispetto all’anno precedente: in tutto il 2018, infatti, sono sono registrati 6mila sbarchi autonomi. La “tendenza all’aumento”, ha aggiunto il ministro, si è registrata fin da aprile 2019, con un picco a settembre e ottobre.

Se consideriamo i dati degli sbarchi pubblicati il 15 novembre 2019 dal Ministero dell’Interno, per un totale di 9.944 persone, il dato riportato al 7 novembre 2019 risulta essere circa il 75% del totale.

Come dicevamo, la cosiddetta «politica dei porti chiusi» riguardava soprattutto le Ong – in alcuni casi anche navi militari italiane, come nel caso della Diciotti – ma se osserviamo il dato relativo solo al salvataggio delle organizzazioni non governative dal primo gennaio al 2 settembre 2019 notiamo come questi risultino essere una piccola parte rispetto al totale degli sbarcati: 472 (inclusi i presenti della nave Eleonore conteggiati all’epoca della pubblicazione del grafico sotto riportato) contro 4.553 giunti attraverso altre vie.

Un tema, quello dei «politica dei porti chiusi», che risulta di estremo interesse a livello politico e mediatico, ma dati alla mano risulta essere solo una minima parte rispetto al totale degli arrivi in Italia. Questo basterebbe per rispondere a chi sostiene che le Ong svolgano un ruolo importante e consistente nell’immigrazione via mare dalla Libia – il tanto citato «pull factor» – ma sempre dati alla mano pubblicati da Open il 18 novembre 2019 risulta che tale teoria sia priva di fondamento. Ecco un altro grafico pubblicato il 21 dicembre 2019 dove viene mostrata la media delle partenze al giorno con o senza le Ong:

Dall’1 gennaio dalla Libia sono partiti almeno 17.757 migranti: 49 al giorno con le Ong al largo; 48 al giorno senza nessuno.

La «riapertura dei porti»

Considerando che in Italia non sono mai stati chiusi i porti risulta difficile sostenere che siano stati in qualche modo riaperti. Tuttavia, se consideriamo che la cosiddetta «politica dei porti chiusi» ha fatto leva solo su casi specifici come quelle delle Ong e delle navi militari come la Diciotti è evidente che non viene più usata dall’attuale Governo Conte II, sostituita da altri metodi. Ad esempio, l’articolo di Antonio Polito non cita affatto i risultati ottenuti da Luciana Lamorgese nei rapporti con l’Europa, a partire dall’accordo con Malta relativo alla redistribuzione dei richiedenti asilo, rispetto a un ministro Salvini che non risultava presente agli incontri con i suoi pari europei per discutere della riforma di Dublino III in tema di immigrazione e accoglienza.

Conclusioni

La spiegazione del voto dato da Antonio Polito al governo gialloverde e a quello giallorosso sul tema sicurezza è incentrato solo sul fenomeno dell’immigrazione. Questo pone il giornalista ad ampie critiche, soprattutto dopo aver elogiato l’ex ministro dell’Interno e la sua gestione su un’emergenza immigrazione che non era più un’emergenza da prima del suo arrivo, di una «politica dei porti chiusi» incentrata solo su una parte minima – non considerabile «selvaggia» – degli sbarchi totali e non avendo mai chiuso realmente i porti.

Per il dialogo con l’Europa potrebbe essere ancora presto per vedere i frutti di un governo Conte II in carica da pochi mesi rispetto a quelli presieduti da Salvini al Viminale, ma che risulta di fatto molto più propenso al dialogo e agli accordi piuttosto che generare casi mediatici come quelli della Diciotti o SeaWatch.

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