Crisanti boccia la Fase 2 del governo: «Non siamo pronti: servono test a tappeto». Parla l’uomo che ha “salvato” il Veneto dal Coronavirus

Secondo il direttore del laboratorio di Microbiologia dell’Università di Padova, non ci sono le condizioni per riaprire tutto e subito: «Quando fu deciso il lockdown c’erano 1800 nuovi contagiati al giorno, la stessa cifra registrata ieri. Non è che la situazione sia così migliorata»

C’è anche chi dice no. No alla riapertura del 4 maggio, troppo presto, troppo rischiosa. A parlare è il direttore del laboratorio di Microbiologia dell’Università di Padova, Andrea Crisanti, secondo cui le decisioni del governo italiano, per avviare la fase 2 dell’emergenza sanitaria del Coronavirus, sarebbero state prese «più sulla scorta di spinte emotive e di interessi di parte, che sui numeri». L’accusa è forte e chiara: «Quando fu deciso il lockdown c’erano 1.800 nuovi contagiati al giorno, la stessa cifra registrata ieri. Non è che la situazione sia così migliorata» dice a Repubblica. Insomma, nulla (o quasi) è cambiato. 

I timori

Crisanti è l’uomo che, quando esplose il caso di Vo’ Euganeo, propose al governatore Luca Zaia di fare test a tappeto a tutta la popolazione. E, forse, così ha salvato il Veneto dall’emergenza. «Mi sto convincendo che il caldo possa attenuare la virulenza dell’infezione, anche perché fa evaporare le goccioline di aerosol su cui viaggia il Covid-19. Con l’autunno, però, rischiamo di ritrovarci al punto di partenza e farsi trovare impreparati anche il prossimo ottobre sarebbe gravissimo».

Test sierologici

E allora cosa dovrebbe fare il governo italiano per avviare, in sicurezza, la fase 2? «Ci vogliono diagnosi fatte via telefono, vanno geolocalizzati i possibili casi e, con software che già esistono, si può capire se in una certa area si sta formando un cluster. Se si ha questo sospetto, si chiude l’area e si fanno tamponi a tutti come a Vo’». E poi l’affondo: «Credo che siano stati spesi inutilmente moltissimi soldi per i test sierologici. Al massimo ci dicono se una persona è venuta in contatto con il virus ma non ci dicono se è guarito o se può contrarre di nuovo la malattia».

App Immuni

E l’app Immuni? Bocciata in toto: «Non serve a niente se non si ha la capacità di fare tamponi a tutti anche perché l’app farà esplodere la richiesta di tamponi. Il motivo? È ragionevole pensare che i nuovi casi positivi siano molti di più di quelli ufficiali, diciamo 10mila. Se ognuno di loro vede 10 persone al giorno, ci sono 100mila nuovi contatti, tracciati dalla app che andrebbero verificati con un tampone. 100mila tamponi che vanno a sommarsi ai 100mila necessari per personale medico, forze dell’ordine ecc. Siamo pronti a fare 200mila tamponi al giorno?».

L’obiettivo, secondo Crisanti, è «cercare gli asintomatici»: «A Vo’ abbiamo dimostrato che sono tanti e contagiosi ma, per trovarli, servono test a tappeto».

Foto in copertina: ANSA |Andrea Crisanti, consulente per la Regione Veneto sull’emergenza Coronavirus

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