Ultime notizie CarovitaDelitto di GarlascoGiorgia MeloniIsraeleJannik Sinner
ATTUALITÀBolletteCarovitaCoronavirusEnergia elettricaGasItaliaSanità

Coronavirus. Quasi una famiglia su due in Italia ha ridotto la spesa alimentare e una su tre non ha pagato le bollette – Lo studio

11 Maggio 2020 - 09:37 Riccardo Liberatore
epa08393600 Head of the National Humanitarian Coordination Council, Hungarian Minister of State for Churches, Minorities and Civil Affairs Miklos Soltesz compiles an aid parcels in the Caritas of the Archdiocese of Eger in Eger, Hungary, 30 April 2020. The Caritas of the Archdiocese of Eger provide help for 50 settlements in the territory of the archdiocese donating masks, hand sanitizers, detergents and durable food for the elderly, large families and vulnerable people stranded at home during the lockdown introduced due to the pandemic of the novel coronavirus COVID-19.  EPA/Peter Komka HUNGARY OUT
I dati sono forniti da Save the Children che nel manifesto "Riscriviamo il futuro" chiede un intervento al Governo per contrastare la povertà educativa e la dispersione scolastica: il 10% dei ragazzi non segue la didattica a distanza
Google Preferred Site

I dati che emergono dal rapporto di Save the Children sulla condizione delle famiglie e dei bambini in Italia restituiscono un’immagine del Paese sull’orlo di una grave crisi sociale. L’impatto economico della crisi dovuta al Coronavirus – che secondo il Fondo monetario internazionale dovrebbe portare a un contrazione del Pil di circa 9% nel 2020 – nell’immediato si misura anche attraverso il numero di famiglie che si trova al momento senza una fonte di guadagno stabile.

A soffrire di più sono i più vulnerabili. «Quasi 1 genitore su 7» tra quelli in condizioni socio-economiche più fragili (14,8%) avrebbe perso il lavoro a causa dell’emergenza Covid-19, oltre la metà lo ha perso temporaneamente. Ma lo stesso ragionamento riguarda anche i giovani, su cui si riversano i problemi familiari, a cui si sommano i problemi legati alla chiusura della scuola.

La didattica a distanza: un problema senza facile soluzione

Le stime di Save the Children sulla didattica a distanza si avvicinano quelle raccolte anche da Open per la Lombardia e la Calabria. Secondo la onlus, infatti circa il 10% dei ragazzi in età scolare in Italia non segue le lezioni a distanza o fa a meno di farlo almeno una volta a settimana. I problemi rispetto alla didattica a distanza sono noti: circa il 12,3% dei 6-17enni vive in abitazioni prive di dispositivi quali computer o tablet (sono 850mila in termini assoluti, dati 2019). Tra quelli che ne dispongono, circa il 57% deve condividerli con altri componenti della famiglia per questioni di studio o di lavoro. 

Per non parlare poi di dati relativi alle competenze digitali. Sapersi muovere sui social non è garanzia di saper studiare bene da casa, usando il pc o i tablet. Poco meno di un terzo dei ragazzi (30,2%) avrebbe infatti competenze digitali alte, sufficienti per poter seguire la didattica a distanza. Tutti problemi che vanno a sommarsi ai problemi storicamente presenti nel sistema scolastico, come il basso accesso ai servizi educativi di qualità nei primi anni di vita e la carenza cronica di asili nido, ben sotto gli obiettivi europei. Già prima della crisi, infatti, più del 10% dei minori in Italia viveva in povertà assoluta.

Save the Children – Riscriviamo il futuro

Le famiglie in difficoltà che non sanno a chi lasciare i figli

Tutti problemi resi più gravi appunto dalla crisi economica dovuta al Coronavirus, che sta diventando anche crisi sociale. Su un campione di oltre mille bambini e ragazzi tra gli 8 e i 17 anni e i loro genitori – di cui circa il 40% si trova in condizioni precarie – è emerso che il 60% sta facendo i conti con una riduzione dello stipendio a causa dell’emergenza. Secondo Save the Children, rispetto a prima, la percentuale di nuclei familiari in condizione di vulnerabilità socio-economica è raddoppiata, passando dal 18,6% al 32,3%.

Quasi la metà delle famiglie intervistate (il 44,7%) è stata costretta a ridurre la spesa alimentare, in particolare il consumo di carne e pesce. Inoltre una famiglia su tre (32,7%) ha dovuto rimandare il pagamento delle bollette, e una su quattro (26,3%) quello di affitto e o mutuo. Il 21,5% delle famiglie ha dovuto rinunciare a cure mediche e all’acquisto di medicinali necessari.

Secondo la Fondazione Studi dei Consulenti del Lavoro, sono circa 9,5 milioni i lavoratori che sono stati impossibilitati a lavorare nel mese di marzo, 3,7 milioni vivono in famiglie monoreddito, dove quindi è venuta a mancare l’unica fonte di reddito. La metà di queste famiglie è composta anche da figli a carico. Tra loro sono 439mila i monogenitori (12%). In questi casi la scuola rappresenta una sostegno fondamentale.

Infatti, circa la metà dei genitori interpellati nel sondaggio sono preoccupati di non poter tornare al lavoro perché non sanno a chi lasciare i propri figli. Poco meno della metà delle famiglie con maggior fragilità (45,2%) vorrebbe infatti che le scuole rimanessero aperte tutto il giorno con attività extrascolastiche e supporto alle famiglie in difficoltà. Un aiuto in più che sarebbe importante sia per i genitori che per i figli.

Leggi anche: