Coronavirus, isolati gli anticorpi più efficaci contro il virus: ci aiuteranno a creare nuovi farmaci

I risultati del team della Columbia se confermati potrebbero aiutarci nello sviluppo di nuovi farmaci contro la Covid-19

Secondo quanto riporta l’Ansa un team di ricercatori dell’Università della Columbia a New York, avrebbe isolato gli anticorpi che al momento hanno dato segno di avere efficacia contro il nuovo Coronavirus. I risultati della ricerca dovrebbero essere pubblicati su Nature. L’idea è quella di produrli su larga scala, in modo da realizzare terapie farmacologiche e anche vaccini efficaci. La strada è però ancora lunga. Secondo quanto riporta l’Ansa i test sarebbero stati condotti utilizzando modelli animali. Per avere dati definitivi occorrerà la sperimentazione sull’uomo.


La ricerca sugli anticorpi

Precedenti studi da noi trattati, hanno esplorato le proprietà di alcuni anticorpi, per esempio nella capacità di inibire il legame del virus con le nostre cellule attraverso la glicoproteina Spike. Altri, come quello condotto al San Raffaele di Milano, si sono concentrati sull’anticorpo monoclonale marvilimumab, già utilizzato nel trattamento dell’artrite reumatoide, esplorando la possibilità di prevenire la tempesta di citochine, la quale dà luogo alle forme più gravi della malattia.

Questa notizia, se confermata, si aggiungerebbe alle più recenti ricerche volte a studiare un altro tipo di immunità, quella cellulare. Nelle persone che sono state affette da raffreddori o malattie simili all’influenza dovute ai Coronavirus comuni, sarebbe possibile infatti trovare già tracce delle cellule T in grado di proteggerci o mitigare i sintomi della Covid-19. Almeno questa è l’ipotesi – ancora da dimostrare – formulata in ricerche recenti.

Per quanto riguarda le cellule B specializzate nell’identificare subito il virus, producendo le immunoglobuline M e G, resta ancora l’incognita di quanto potrebbe durare l’immunità al virus. Le ricerche più autorevoli hanno constatato che tutti sviluppiamo gli anticorpi specifici se ci ammaliamo, ma non è chiaro se resta aperta la possibilità di ammalarsi nuovamente.

In alcuni casi si sarebbero registrati dei casi di “ricadute”, difficili però da decifrare, che potrebbero più probabilmente spiegarsi con una convalescenza più lunga del previsto. Se ci sono stati episodi dove i pazienti davvero tornano ad ammalarsi, questo non dovrebbe portare a sviluppare sintomi più gravi, rappresenterebbero invece in ritorno in forma lieve della malattia.

Non ci resta che attendere maggiori approfondimenti sulla ricerca condotta dal team della Columbia.

Foto di copertina: ANSA, PHOTO, PAOL2, PWEBEXT | Coronavirus: tamponi e test sierologici all’ospedale San Paolo di Milano.

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