Coronavirus, dal +14,6% della Lombardia al +140,7% della Campania: il confronto tra regioni che premia il Nord e spaventa il Sud – Il report

L’Osservatorio Nazionale sulla Salute ha stilato un dossier sull’andamento della pandemia nelle varie Regioni italiane tra il 16 giugno e il 24 settembre

Per avere una fotografia dell’andamento dell’epidemia da Coronavirus in Italia non basta guardare ai bollettini giornalieri. Oltre ai numeri assoluti e sommari – che possono trarre in inganno – c’è bisogno di calcolare le percentuali di incremento nelle diverse aree. L’Osservatorio Nazionale sulla Salute ha analizzato i cambiamenti registrati in estate in tutte le 20 Regioni, fornendo un quadro progressivo e in divenire dei contagi in Italia. Quel che ne è uscito è che le zone maggiormente colpite nei mesi invernali e primaverili hanno attraversato meglio i tre mesi estivi.


Non è una novità che Sardegna, Lazio, Campania e Sicilia abbiano avuto problemi durante le vacanze. Guardando però alle percentuali, si nota come lo stacco con le Regioni del Nord – quali Lombardia, Veneto, Emilia-Romagna, Toscana e Piemonte – sia maggiore di quanto si potesse pensare guardando semplicemente ai dati quotidiani. Così tanto da spingere Walter Ricciardi, membro dell’Oms e del consiglio del Ministero della Salute, a definire questa fase di emergenza Covid-19 «diversa» da quella precedente.

I dati Regione per Regione

Dal focus dell’Osservatorio Nazionale sulla Salute nelle Regioni Italiane

I primi dati che saltano all’occhio sono dunque quelli delle 4 regioni del Centro-Sud «che stanno sperimentando un andamento preoccupante dei contagi». La tabella riportata nello studio evidenzia le seguenti percentuali di crescita, che prendono in esame il periodo dal 16 giugno al 24 settembre:

  • Sardegna: +154,2%
  • Campania: +140,7%
  • Lazio: +90,8%
  • Sicilia: +83,8%

Al contrario, le regioni del Centro-Nord che si erano affacciate all’estate con dei numeri elevati, hanno registrato un importante rallentamento nei mesi estivi:

  • Lombardia: +14,6%
  • Piemonte: +11,5%
  • Veneto: +37,4%
  • Emilia Romagna: +23,5%

I grafici del Centro-Sud

Campania

Secondo quanto rilevato dall’osservatorio, la seconda fase in Campania registra «un trend molto simile a quello della fase acuta della pandemia e un livello più elevato di contagi». L’aumento, comunque, va in parte ricondotto a un’aumento dei tamponi.

Sardegna

Anche qui il numero di nuovi contagi assomiglia al primo periodo della pandemia, ma il livello di contagi risulta «mediamente superiore». Un aumento spiegabile solo in parte con l’aumento dei test effettuati.

Lazio

L’incremento dei casi nel Lazio si accompagna a quello dei tamponi – c’è stato un aumento dei test importante rispetto alla prima fase della pandemia. Tuttavia, precisano dall’Osservatorio, «l’andamento del numero di contagi osservato da fine agosto a metà settembre è in contro tendenza a quello dei tamponi, facendo supporre che la crescita non sia spiegabile solo con l’aumento dei test».

Sicilia

A partire dai mesi estivi, il trend della pandemia è molto simile a quello della prima fase, ma con una variabilità «molto più elevata». Anche qui come in altre regioni, parte della spiegazione va rintracciata nell’aumento dei test.

I grafici del Centro-Nord

Lombardia

«La seconda fase della pandemia sperimentata in Lombardia è sostanzialmente diversa dalla prima», si legge nel report. Il numero di nuovi casi «evidenzia un aumento assai più lento» di quello osservato quando la Lombardia era la Regione più colpita dalla pandemia. Anche l’andamento dei tamponi non sembra condizionare l’opinione generale sul decorso dell’epidemia nella Regione.

Veneto

La percentuale di crescita in Veneto è più alta di quella della Lombardia e dell’Emilia Romagna, ma anche in questa Regione si conferma un andamento «meno ripido» di quello registrato nella prima fase.

Emilia-Romagna

In Emilia-Romagna la fotografia è simile a quella della Lombardia, a fronte di un incremento dei nuovi casi «leggermente più elevato».

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