La ricerca in Italia è fuori legge? Il caso surreale del progetto LightUp

Presto il Consiglio di Stato potrebbe mettere fine a una guerra insensata degli animalisti contro la Scienza. Ci riuscirà questa volta?

Non è facile riuscire a trasmettere in poche righe cosa significa per un ricercatore riuscire a ottenere, da tutti gli enti competenti a livello europeo e italiano, l’approvazione del proprio progetto di ricerca. Questo non deve solo dimostrarsi valido – con prospettive importanti per la salute dei futuri pazienti – ma anche etico, per le persone e per gli animali impiegati nelle sperimentazioni. 


Quando l’European Research Council (ERC), il più prestigioso ente di promozione della ricerca europeo, ti approva un finanziamento, significa che il tuo progetto di ricerca si pone alla frontiera dell’innovazione e rispetta un equilibrio importante, tra benefici potenziali nell’avanzamento delle conoscenze e rispetto degli animali. Quest’anno, su 436 progetti approvati a giovani ricercatori, 53 sono italiani, ma di questi, ben 33 si trovano all’estero dove trovano tutele e condizioni di lavoro più adeguate.

L’azione di lobbying delle associazioni animaliste ha infatti determinato una serie di limitazioni alla ricerca in Italia – particolarmente in campo biomedico – dovuta a un castello di procedure e divieti che vanno ben al di là delle normative europee a tutela degli animali. Il conto lo pagheranno tutti i cittadini, non solo in termini di ritardi del nostro Paese in innovazione e sviluppo di nuove terapie, ma anche di moneta sonante, visto che a causa di queste limitazioni eccessive l’Unione Europea ha aperto una procedura di infrazione contro l’Italia.

I professori Marco Tamietto e Luca Bonini del progetto LightUp (ospitato dalle università di Parma e Torino), si sono trovati a essere loro malgrado al centro di un nodo importante mai sciolto, che potrebbe segnare un punto di svolta o l’ennesimo passo indietro nel nostro Paese. La ricerca condotta dai due scienziati, premiata dall’ERC con i fondi necessari per svolgerla, studia i deficit visivi conseguenti a un danno al cervello, con l’obiettivo di promuovere meccanismi di recupero e compensazione.

Per arrivare a un trattamento efficace nell’uomo è però necessario studiare prima il fenomeno sul modello animale più idoneo. Ragione per cui Tamietto e Bonini devono effettuare alcuni esperimenti su un numero molto limitato di macachi, come peraltro avviene in tutti gli studi al mondo che stanno testando un vaccino contro la Covid-19.

Una storia italiana, di odio verso gli scienziati

Fin dagli esordi, il progetto è stato segnato da campagne di disinformazione alimentata da associazioni animaliste, prima tra tutte la LAV (Lega AntiVivisezione), dove si sosteneva tra le altre cose che i macachi sarebbero stati resi ciechi (una fake news più volte smentita). È d’obbligo precisare che il nome dell’associazione potrebbe essere fuorviante: non viene praticata vivisezione nei laboratori italiani ed europei, perché è già vietato.

Dopo aver rappresentato Tamietto e Bonini come persone senza cuore, finendo dipinti dagli utenti come dei sadici torturatori, LAV si è poi stupita che i ricercatori siano stati oggetto di minacce, anche fisiche, da parte di organizzazioni animaliste dichiaratamente violente, e con cui LAV stessa ha condiviso campagne e manifestazioni. Come abbiamo visto in precedenza, il suo logo è apparso in diverse occasioni a fianco ad altre formazioni che si sono dimostrate fare vero e proprio terrorismo ai danni dei ricercatori, rei di praticare la Sperimentazione animale

Dovremmo immaginare che in sede giudiziaria debba avere la meglio un progetto di ricerca riconosciuto da tutti gli enti competenti, con una testimonianza di vicinanza e tutela da parte delle Istituzioni verso dei ricercatori a cui viene assegnata persino una scorta per tutelarne l’incolumità. Anche se può sembrare paradossale, “alla sbarra” sono finiti proprio i ricercatori e le Università che ospitano il loro progetto.

Il 21 agosto la rivista Science riporta la denuncia di una presunta fuga di dati. Sappiamo che LAV aveva precedentemente chiesto e ottenuto, con una richiesta di accesso agli atti al Ministero della Salute, il progetto LightUp con tutti i dettagli e i nomi dei componenti del team. Intanto Tamietto riceve un proiettile per posta. LAV prende ufficialmente le distanze. Ma delle frange di animalisti estremisti hanno palesemente ottenuto informazioni sensibili sui ricercatori, e ad oggi non è ancora dato sapere come; sarebbe importante capirlo, anche nell’interesse di LAV, per tutelare la propria immagine.

Ma le pressioni al fine di ostacolare e chiudere il progetto di ricerca continuano, con buona pace degli Enti europei e italiani competenti, che l’hanno già approvato, in ossequio a tutti i requisiti tecnico-scientifici, etici e legali.

Così, il 30 gennaio 2020 il Consiglio di Stato, in una camera di consiglio presieduta dall’ex ministro degli esteri Franco Frattini, accoglie la richiesta cautelare degli animalisti e sospende il progetto, chiedendo al Ministero della Salute di «fornire prova sull’impossibilità di trovare alternativa ad una sperimentazione invasiva sugli animali». I giudici di Palazzo Spada sembrano ignorare che tale prova era in realtà una pre-condizione per l’approvazione del progetto, come già riconosciuto dal ERC e dal Ministero della Salute, sentito il parere del Consiglio Superiore di Sanità, ovvero, l’organo di massima consulenza tecnico-scientifica di cui si dota il Ministero.

Analogie preoccupanti si sono già viste, per decenni. Dal caso Stamina di Davide Vannoni, poi condannato per truffa, ai ricercatori che avevano riconosciuto in tempo il pericolo della Xylella in Puglia, accusati di essere degli untori; passando per i vulcanologi accusati di non saper prevedere i terremoti a L’Aquila; le sentenze contro i vaccini; e i mille ostacoli nelle amministrazioni locali alla rete 5G. Tutti muri contro la ricerca, eretti in nome di metodi e conoscenze alternative, la cui infondatezza è riconosciuta dalla Comunità scientifica, e che i giudici non dovrebbero sovvertire.

Cronologia di una persecuzione ideologica

21 agosto 2019 – Science denuncia una presunta fuga di dati dal ministero della Salute ai danni dei ricercatori del progetto LightUp, presi di mira con pesanti minacce dagli animalisti estremisti. La fuga riguarderebbe una richiesta di accesso agli atti da parte della Lav;

23 agosto 2019 – Il professor Marco Tamietto del progetto LightUp riceve un proiettile per posta col seguente messaggio: «Non sei un ricercatore, sei un assassino. Colpiremo duro te e la tua famiglia»;

29 agosto 2019 – Emergono nuove indiscrezioni riguardo la presunta fuga di dati. Tamietto e il collega Luca Bonini altrettanto oggetto di minacce entrano nell’associazione di scienziati Patto trasversale per la Scienza, che lancia un appello per «promuovere e tutelare la scienza» dagli attacchi ecoterroristi;

20 novembre 2019 – Gli attacchi degli animalisti coinvolgono anche la debunker Giulia Corsini, oggetto di body shaming in Rete. Corsini ha contribuito a denunciare la disinformazione attorno al progetto LightUp e alla Sperimentazione animale;

30 novembre 2019 – Gli animalisti occupano il tetto del padiglione dell’Università di Parma, con lo striscione «Fuori i macachi dall’Università #stopvivisezione»;  

17 settembre 2019 – Giulia Corsini risponde a una replica della Lav che la chiama in causa, presentando prove riguardo a una istanza di accesso agli atti della Lav al ministero della Salute;

21 dicembre 2019 – Va in onda al TG2 un servizio parziale quasi interamente basato sulla narrazione della Lav riguardo al progetto LighUp, con affermazioni imprecise e fuorvianti;

30 dicembre 2019 – Usando prevalentemente come fonte la Lav i media diffondono una versione distorta della liberazione di alcuni macachi da parte del ministero della Sanità;

30 gennaio 2020 – Il Consiglio di Stato sospende in via cautelare il progetto LightUp, nonostante abbia ottenuto i permessi da tutte le più importanti istituzioni italiane ed europee competenti, in materia di ricerca e bioetica. Come riportavamo in un precedente articolo, «l’organo chiede al ministero della Salute di “dimostrare l’inesistenza di metodi alternativi”». Nonostante nella Scienza dovrebbe essere chi “accusa” ad avere l’onere della prova;

7 marzo 2020 – Gli animalisti deturpano la sede di Telethon a Milano. Compare sul muro della facciata la scritta «Telethon tortura no vivisezione»;

I° giugno 2020 – Il TAR del Lazio respinge la domanda di annullamento della Lav. Il progetto LightUp può finalmente ripartire.

10 giugno 2020 – Il tribunale di Parma archivia una denuncia di Luca Bonini alla LAV, per una presunta fuga di dati a seguito di una richiesta di accesso agli atti al Ministero della Salute;

8 ottobre 2020 – È previsto un ultimo pronunciamento del Consiglio di Stato riguardo alla sentenza del TAR del Lazio, che rovescia le richieste di LAV contro il progetto LightUp.

Quando finirà?

L’immagine che si potrebbe avere all’estero, e che già mette in fuga scienziati e investitori – con conseguenze insanabili anche per il mondo del lavoro – è quella di un Paese dove i più prepotenti vincono sempre, finendo attraverso cavillosità varie per essere anche “tutelati”. Solo il 17 giugno scorso scopriamo che la denuncia presentata da Bonini, per la fuga di dati che potrebbe essere avvenuta durante le comunicazioni tra LAV e Ministero, è stata semplicemente archiviata

Il primo giugno 2020 l’azione di ostruzionismo giudiziario di LAV sembra arrivata alla fine. Il TAR del Lazio respinge infatti con giudizio di merito la domanda di annullamento del progetto presentata da LAV, scrivendo che «le censure dedotte dalle parti ricorrenti [LAV] si rivelano generiche e prive di fondamento in fatto e in diritto». Finita qui? Non proprio. LAV ha infatti impugnato la sentenza del TAR e depositato l’ennesimo ricorso.

Giovedì 8 ottobre 2020, dunque, è prevista una nuova udienza del Consiglio di Stato che sarà presieduta nuovamente da Frattini, che pare vicino per sensibilità all’ex compagna di partito Michela Vittoria Brambilla, di stretta fede animalista. Intanto l’Italia attende le conseguenze della procedura di infrazione da parte dell’Ue, per aver recepito in maniera arbitraria la Direttiva europea 63/2010, che inasprisce le misure di tutela nei confronti degli animali, già stabilite dall’Unione nella Sperimentazione animale.

Questa potenziale sanzione sarà necessaria anche nell’interesse degli animali. Un esempio emblematico è quello dei macachi che la ricerca italiana è costretta a importare dall’estero, facendo subire loro i traumi del trasporto; una delle restrizioni extra, concepite dal nostro Paese assecondando le pressioni degli animalisti, poiché la norma vieta di allevare questi animali a scopi scientifici nel nostro territorio. Insomma, oltre il danno la beffa

Una guerra asimmetrica contro la Scienza

Le associazioni di ricercatori Patto Trasversale per la Scienza e Research4Life seguono il caso con attenzione e apprensione, nell’auspicio che il Consiglio di Stato sia finalmente pronto a porre fine a questo ingiustificato calvario giudiziario e mediatico, rispettando le valutazioni tecnico-scientifiche del Consiglio Superiore di Sanità e di tutti gli organismi tecnici indipendenti che hanno valutato il progetto. Sarebbe l’occasione per creare i presupposti affinché vi sia finalmente un cambio di paradigma, in difesa del diritto alla conoscenza, alla cura, alla libera ricerca, entro il perimetro di norme a tutela del benessere animale. Gli scienziati dichiarano a Open:

«Uno stato di diritto non può far prevalere e lasciare spazio alla sola “narrazione animalista”, una voce ideologica, antiscientifica e spesso violenta. Se lo stravolgimento dei giudizi di merito enunciati da organismi autorevoli e competenti in ambito scientifico venisse di nuovo perpetrato, assisteremmo all’ulteriore logoramento dei principi di libertà di ricerca (art. 33 Costituzione) su cui si fonda l’Università pubblica: una condanna alla “marginalità sociale” e alla “irrilevanza politica».

Un giorno forse qualcuno ci spiegherà il perché di tante arretratezze dovute a questa asimmetria giuridica; soprattutto, lo spiegherà ai tanti giovani ricercatori e neolaureati che preferiranno fuggire all’estero; o ai pazienti in lista d’attesa per una assistenza specialistica sempre più dipendente dalle scoperte degli altri.  

Foto di copertina: Marco Tamietto (progetto LightUp), fermato da un gruppo di animalisti: «stiamo cercando il Dottor Mengele».

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