Governo, Renzi rilancia: «Pronti a discutere senza veti». E annuncia l’astensione di Italia Viva sulla fiducia a Conte

di Redazione

La caccia ai senatori che permetterebbero al presidente del Consiglio di restare a Chigi è entrata nel vivo. Intanto, al Senato nasce il gruppo MAIE-Italia 23 a sostegno del premier

I tempi sono ormai chiari: lunedì si vota la fiducia alla Camera e martedì al Senato. I nomi dei parlamentari necessari a salvare il Conte due, invece, no. Il chiacchiericcio dei corridoi di Palazzo Madama e Montecitorio si è spento per l’interruzione dei lavori causata dalla crisi di governo, eppure le conversazioni si sono fatte assordanti: la trattativa si muove nelle chat su Whatsapp e attraverso la rete di chiamate imbastita per cercare i «responsabili» o i «costruttori» che dir si voglia. Il presidente del Consiglio è sicuro di farcela a raggiungere la maggioranza di 161 voti al Senato, partita più complicata della Camera dove i numeri per ottenere la fiducia sono più larghi. C’è da considerare, però, una variabile 5 stelle che, nelle ultime ore, sta allarmando i big del Movimento.


Nel marasma generale, Giuseppe Conte è riuscito a risvegliare i malumori del Partito democratico nei confronti del senatore di Scandicci: è la congiuntura perfetta per relegare Italia viva a un ruolo marginale per i prossimi due anni di legislatura. Il socialista Riccardo Nencini, colui che ha prestato il logo a Italia viva per permettere, nel 2019, a Matteo Renzi di costituire il suo gruppo al Senato, potrebbe lasciare il toscano senza simbolo e seguire Conte. In quel caso, i parlamentari di Italia viva a Palazzo Madama resterebbero disarmati. E la soglia dei 161 potrebbe essere raggiunta anche grazie al nome di qualche renziano voglioso di restare in maggioranza.


Renzi: «Conte non è pericolo per la democrazia»

Matteo Renzi è pronto a trattare. «Noi abbiamo detto di essere sempre disponibili a discutere senza veti e senza preclusioni sui nomi», ha detto il leader di Iv Matteo Renzi a Titolo Quinto, a chi gli chiede se per Italia viva sia chiusa la strada della maggioranza. Garantisce di non aver mai pensato a Conte come a un pericolo per la democrazia, «ma quando non si rispettano le regole, tra 10, 20 o 30 anni si metterà in discussione la democrazia». E sottolinea: «Certe parole su Conte non le ho pronunciate io, ma il senatore del Pd, Luigi Zanda».

E sul voto di fiducia, annuncia: «Staremo nell’arena politica lunedì e martedì, vedremo cosa il presidente del Consiglio farà, se arriverà al voto. Se dovessi scommettere oggi su un posizionamento nostro, ovviamente non possiamo votare la fiducia dopo quello che è successo, se cercherà di aprire alla senatrice Lonardo, a pezzi di Forza Italia e al mondo che sta cercando di portare con sé al posto nostro, ci asterremo”.

Faraone: «Se Conte fa passo indietro, noi ci siamo»

Tra le file di Italia Viva c’è chi fa intendere che un’altra narrazione è possibile. Il capogruppo al Senato Davide Faraone, in un’intervista a Fanpage, ha detto di aver chiesto, con il suo gruppo, «al presidente del consiglio finalmente di occuparsi di sciogliere alcuni nodi che sono irrisolti all’interno della maggioranza di governo. Se il presidente del consiglio pratica questa strada noi ci siamo, se invece si vogliono evitare questi problemi, per tenere insieme una maggioranza raccogliticcia che non risolve i problemi del Paese, pazienza».

Renzi a Conte: «Gli abbiamo chiesto di cambiare politica, e lui ha scelto di cambiare maggioranza»

«I numeri alla Camera li aveva anche prima. Al Senato non sappiamo ancora se ci saranno 161 voti a favore. Nel caso, la democrazia parlamentare avrà prodotto la terza diversa maggioranza in tre anni con lo stesso Premier. Vedremo se, come dicono, arriva a Quota 161. Noi abbiamo posto dei problemi di merito, non possiamo adesso far finta di niente». Commenta così Matteo Renzi, nella sua newsletter quotidiana, le voci su una nuova maggioranza favorevole a Conte. «Abbiamo chiesto al governo un salto di qualità sui contenuti – aggiunge il leader di Italia Viva – il premier ci ha risposto sfidandoci in Aula sui responsabili. Gli abbiamo chiesto di cambiare politica, lui ha scelto di cambiare maggioranza».

Zingaretti: «Allargare la maggioranza»

Questa mattina la stoccata gli era arrivata direttamente da Matteo Renzi. «Curioso – che Zingaretti sia furibondo -. Ho utilizzato verso Conte parole molto più gentili di quelle che usava Zingaretti su di lui nei nostri colloqui privati», ha detto il senatore in un’intervista a La Stampa. Nel pomeriggio, nell’assemblea con i deputati del Pd, Zingaretti prova ad abbassare i torni e svia dalle accuse del leader di Italia Viva. «In maniera aperta e trasparente ci si rivolge al Parlamento perché si possa definire un profilo di un allargamento possibile della maggioranza che, come detto a Conte, deve avvenire però dentro uno schema di garanzia dei contenuti e un profilo politico che dovrà essere costruito», ha detto Zingaretti parlando della crisi e delle opzioni che ha davanti Conte. «Questa è la condizione massima per salvaguardare la legislatura – dice – e dare una prospettiva a una stagione di rinnovamento che vogliamo continuare: purtroppo tutti i nodi della verifica sono ancora sul tappeto».

Nasce al Senato il gruppo MAIE-Italia23 a sostegno di Conte

Intanto, il gruppo MAIE del Senato, facente parte del gruppo misto, ha cambiato nome in MAIE-Italia23. Vogliamo «costruire uno spazio politico che ha come punto di riferimento Giuseppe Conte», spiega Ricardo Merlo, presidente MAIE e Sottosegretario agli Esteri, annunciando che così il gruppo MAIE a palazzo Madama cambia denominazione: «Non cerchiamo responsabili – ha precisato Merlo – ma costruttori, a cui l’unica cosa che offriamo è una prospettiva politica per il futuro, per poter costruire un percorso di rinascita e resilienza, nell’interesse dell’Italia, soprattutto in un momento così difficile come quello che stiamo vivendo».

Cresce il gruppo dei «responsabili»

Mentre la pattuglia di «responsabili» sembra ispessirsi grazie all’apporto del Maie, diversi ex grillini, forzisti e, si ipotizza, qualche transfugo di Italia viva, il pericolo per la stabilità di Conte cresce proprio in casa 5 stelle. Nella riunione notturna del Movimento, dalla quale Luigi Di Maio si è tenuto lontano proprio per paura di suscitare divisioni interne, è scattata l’ennesima fronda interna. Sono tredici i parlamentari grillini che hanno firmato un documento per vincolare la loro fiducia a Conte a sette condizioni. Le più fragorose sono il no al Mes e ai prestiti del Recovery fund. Ai cinque senatori della fazione, Vito Crimi ha chiesto con rabbia: «Questo vuol dire che non voterete il governo se non saranno soddisfatte tutte le richieste? Come lo spiego alle altre forze politiche?».

Ogni defezione dall’operazione «costruttori» è uno macigno sulla delicata struttura che si cerca di puntellare in appena 72 ore. I numeri sono risicati: al momento, senza i 18 senatori di Italia viva, l’esecutivo è fermo a quota 150. Escludendo dalla questione «responsabili» i 6 senatori a vita e considerando che la maggioranza assoluta si ottiene con 161 voti, sul totale di 321, salvare il Conte due implica trovare 11 senatori disposti a lasciare l’opposizione. I nomi rimbalzano dal già citato Nencini agli italovivisti, che fanno più gola al presidente del Consiglio per il significato politico del loro passaggio.

L’emorragia di Italia Viva

I giornali annoverano tra i possibili «responsabili» di Italia viva Anna Maria Parente, Eugenio Comincini, Mauro Maria Marino, Leonardo Grimani e Donatella Conzatti. La quale, però, ha smentito il suo addio a Renzi e ha detto che lo strappo con Conte è stato «deciso collegialmente» all’interno di Italia viva. Insomma, le partenze dei renziani potrebbero essere solo speculazioni giornalistiche o una strategia per far mancare a Conte il sostegno, a sorpresa, il giorno in cui si voterà la fiducia.

Intanto il presidente del Consiglio sembra promettere un futuro politico ai «costruttori» che lo sosterranno. Il Corriere scrive che Conte starebbe telefonando in prima persona ai senatori incerti. Promettendo loro «un grande progetto politico, europeista, liberale e ambientalista, in contrato totale con le idee sovraniste di Salvini e Meloni». Leggasi la formazione di un partito che, secondo alcune indiscrezioni, si chiamerà Insieme e che correrà alle elezioni del 2023. Già, tra due anni, perché una cosa è emersa con certezza da queste prime ore di crisi di governo: tutti i contendenti, in questo momento, temono più di ogni cosa l’azzardo delle urne.

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