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Ristoranti aperti la sera. I proprietari sul piede di guerra. Bassetti: «Meglio a cena fuori che in 30 a casa»

Umberto Carriera, a capo delle proteste dei ristoratori, è pronto di nuovo alla “disobbedienza civile”. Mentre il governo tace, virologi e governatori delle regioni spingono per le riaperture

«Stanno spingendo per una riapertura dei ristoranti, anche la sera, per il 15 febbraio, quando cadrà il divieto di spostamento tra Regioni e sarà consentita la riapertura degli impianti sciistici, o al massimo per il 5 marzo, quando scadrà il Dpcm anti-Covid. Questo ci hanno detto i tanti senatori che abbiamo incontrato in questi giorni davanti Montecitorio. L’ultima parola toccherà al nuovo governo ma Mario Draghi ha sempre avuto un occhio di riguardo per l’economia e il lavoro e per la tutela delle attività economiche. Poi, diciamolo francamente, peggio di così non può fare. Dopo nove mesi di chiusura…». A parlare a Open è Umberto Carriera, promotore dell’iniziativa #ioapro che ha portato il 15 gennaio scorso alla “disobbedienza civile” di centinaia di ristoratori in tutta Italia. Come documentato da Open, in molti hanno deciso di aprire anche la sera, sfidando i Dpcm e beccandosi multe e chiusure. Certo, in alcuni casi – come in un ristorante di Milano – si è anche esagerato con tanto di balletti, brindisi e tavoli pieni.


«Riaprire la sera di San Valentino»

Entra nel vivo adesso la battaglia per la riapertura dei ristoranti la sera almeno in zona gialla. E la “disobbedienza civile” di Carriera è solo all’inizio: «Io fino a mercoledì scorso ho aperto anche la sera. Certo, mi sono beccato 12 multe da 400 euro l’una, per un totale di quasi 5.000 euro, che ovviamente, come tutti i miei colleghi, non pagherò. Faremo ricorso». Ma le proteste rischiano di continuare, qualora il nuovo governo decidesse di rinviare ancora la riapertura serale delle attività di ristorazione. Insomma, i proprietari dei locali non staranno con le mani in mano: «Siamo pronti a riaprire il 14 febbraio sera, in occasione della cena di San Valentino. Noi chiediamo solo di poter lavorare».

Bassetti: «Meglio i ristoranti aperti che 30 ospiti a casa»

ANSA/LUCA ZENNARO | In foto il prof Matteo Bassetti

Dello stesso avviso sembrano essere anche gli esperti consultati da Open. A partire da Matteo Bassetti, primario di Malattie infettive al San Martino di Genova, che ci spiega di essere totalmente a favore. «Cosa cambia tra un pranzo e una cena? Mi infetto a cena e non a pranzo? Lasciate magari che siano i ristoratori a scegliere il turno, se aprire a mezzogiorno o la sera. Ma, attenzione, i controlli devono essere serrati. Sanzioni a raffica per chi non rispetta il protocollo. Chi tradisce la fiducia del governo, deve pagare e chiudere l’attività». E bisogna fare in fretta visto che dalle grandi città arrivano notizie allarmanti: «Mi segnalano consegne di 30 pizze nelle abitazioni private dove ovviamente non c’è alcun controllo». Assembramenti pericolosi che sfuggono a ogni regola. Bassetti, tra l’altro, sta vivendo un periodo difficile dopo essere stato minacciato dai no-vax: «Non le nascondo che non è piacevole. C’è chi mi vuole ammazzare, chi bruciare. Per questo hanno disposto una vigilanza attiva ma, per fortuna, molto discreta grazie al lavoro di polizia e carabinieri».

L’idea di Crisanti: «Solo due nuclei familiari a tavolo»

ANSA/FILIPPO VENEZIA | In foto il prof Andrea Crisanti

Persino il prof Andrea Crisanti, direttore di Microbiologia dell’Università di Padova, si schiera dalla parte dei ristoratori: «Sì, bar e ristoranti sono posti sicuri, hanno fatto anche adeguati investimenti ma sono chiaramente dei luoghi di incontro per persone che non sono dello stesso nucleo familiare. Nello stesso tavolo, senza mascherine, il rischio di diffondere il contagio aumenta», dice a Open. Per questo bisogna prestare massima attenzione e imporre nuove regole. Da qui l’idea di Crisanti di aprire sì, anche la sera, consentendo però «al massimo due nuclei familiari per tavolo. Non di più. Questa sarebbe una soluzione innovativa anche perché, dal punto di vista epidemiologico, in teoria bisognerebbe chiudere sia a pranzo che a cena».

Cosa dice il Comitato tecnico scientifico

ANSA/CLAUDIO PERI | Tavolini dei ristoranti in piazza San Lorenzo in Lucina pieni per il primo weekend dove è permesso consumare. Roma, 6 febbraio 2021

Mentre i ristoranti di tutta Italia, nel primo sabato di zona gialla, hanno registrato il tutto esaurito con un fatturato di almeno 5 milioni di euro in un giorno, la politica tace (o quasi). Il Comitato tecnico scientifico ha fatto sapere che non c’è stato alcun via libera alla riapertura dei ristoranti la sera nonostante le sollecitazioni del Ministero dello Sviluppo economico che proponeva l’adozione di «misure finalizzate a favorire la ripresa delle attività nel settore dei pubblici esercizi in particolare bar e ristoranti». Nel verbale della riunione del del 26 gennaio 2021 «sono state indicate, anzi, alcune considerazioni sul rafforzamento delle misure restrittive adeguandole alle caratteristiche strutturali dei locali e alla tipologia del servizio reso», spiegano. A decidere dovrà essere la politica consapevole, però, che la riapertura potrebbe «modificare l’efficacia delle misure» finora adottate.

Il pressing di Sileri, Toti e Fontana

sileri
ANSA/CIRO FUSCO | Il viceministro della Salute Pierpaolo Sileri

L’unico a sbilanciarsi è stato il viceministro della Salute Pierpaolo Sileri: dal suo staff ci confermano che Sileri, ancora oggi, continua a sostenere il suo sì ai ristoranti «aperti la sera in zona gialla ma tra qualche settimana, con un rigidissimo controllo dei protocolli di distanziamento e di protezione, con il mantenimento del coprifuoco (quindi cena entro le 22, ndr) e comunque sempre pronti a richiudere se l’andamento dovesse peggiorare». Con lui anche il governatore lombardo Attilio Fontana e il presidente della Regione Liguria Giovanni Toti che nelle ultime ore stanno premendo per la riapertura totale delle attività di ristorazione.

Foto in copertina: ANSA/GIANLUIGI BASILIETTI

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