Le regole del nuovo Dpcm sulle scuole: quando rischiano di chiudere anche in zona arancione e gialla

Lo stop alle lezioni in presenza è automatico in zona rossa. Mentre in zona arancione o gialla può essere disposto dai governatori in tre casi

Il nuovo Dpcm firmato dal premier Mario Draghi, in vigore dal 6 marzo al 6 aprile, prevede la chiusura automatica di tutte le scuole – asili nido compresi – in zona rossa e il passaggio per gli alunni alla modalità della Didattica a distanza. Una stretta sul mondo scolastico inevitabile per il governo alla luce della sempre più evidente capacità di diffusione delle varianti Covid tra i più giovani. Ma la chiusura delle scuole di ogni ordine e grado potrà essere disposta anche in zona arancione o gialla dai presidenti delle Regioni, sulla base dell’aumento dei contagi di Coronavirus e i rischi che questo può comportare sulla pressione ospedaliera. Ecco quali sono i criteri.


Zona rossa

Dal 6 marzo in zona rossa scatta la sospensione automatica dell’attività in presenza delle scuole di ogni ordine e grado, compresi gli asili nido, le scuole dell’infanzia e le elementari. Resta garantita la possibilità di svolgere attività in presenza per gli alunni con disabilità e con bisogni educativi speciali.

Zona arancione

I presidenti delle Regioni potranno chiudere le scuole in tre casi:

  • nelle aree in cui abbiano adottato misure più stringenti per via della gravità delle varianti;
  • nelle zone in cui vi siano più di 250 contagi ogni 100 mila abitanti nell’arco di 7 giorni;
  • nel caso di un’eccezionale situazione di peggioramento del quadro epidemiologico.

Zona gialla

Come in zona arancione, i presidenti delle Regioni potranno chiudere le scuole in tre casi:

  • nelle aree in cui abbiano adottato misure più stringenti per via della gravità delle varianti;
  • nelle zone in cui vi siano più di 250 contagi ogni 100 mila abitanti nell’arco di 7 giorni;
  • nel caso di un’eccezionale situazione di peggioramento del quadro epidemiologico.

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