Il vaccino ai bambini? La mossa di Johnson & Johnson può aprire una nuova fase nella corsa all’immunità (ritardi permettendo)

La casa farmaceutica sarebbe pronta ad ampliare i test. Un’idea che, con il diffondersi delle varianti, può rivelarsi fondamentale

La casa farmaceutica Johnson & Johnson, balzata ieri alle cronache per i possibili ritardi nelle consegne delle dosi di vaccino anti-Covid, sarebbe intenzionata a testare la sua formula anche su bambini, neonati e donne in gravidanza. Finora abbiamo visto che i produttori dei vaccini anti-Covid hanno preferito non andare al di sotto dei 16 anni di età nella verifica di efficacia e assenza di eventi avversi, questo perché la popolazione più a rischio di contrarre forme gravi di Covid-19 è composta prevalentemente da anziani e pazienti con patologie pregresse.


Nondimeno, abbiamo visto come SARS-CoV-2 dilaghi velocemente attraverso asintomatici e presintomatici, tra cui possono esserci anche i più giovani. L’associazione emersa in alcuni studi preliminari tra rari casi di MIS-C e Covid-19 nei bambini, il cui collegamento causale deve ancora essere confermato e spiegato, potrebbe essere una delle ragioni per cui Johnson & Johnson sarebbe interessata – secondo il New York Times – anche a questa fascia di popolazione. Sono emersi anche alcuni sospetti riguardo alle donne in gravidanza positive alla Covid-19, pure in questo caso però mancano ampi studi conclusivi.

Ma quello che forse potrebbe motivare in futuro anche le altre concorrenti è il fatto che diventa sempre più fondamentale impedire che il virus continui a circolare, prevenendo l’emergere di nuove varianti Covid che si dimostrino pericolose, rendendo SARS-CoV-2 più virulento e/o capace di eludere le difese del nostro organismo. Vaccinare bambini e donne in gravidanza, se i problemi nella produzione lo consentiranno, potrebbe diventare fondamentale per ridurre la quota di persone suscettibili di ammalarsi.

Le motivazioni di Johnson & Johnson

Questa espansione degli studi clinici di fase 3 ancora in corso sembrerebbe rientrare nell’ottica del permesso emergenziale concesso recentemente, da parte dell’FDA, alla casa farmaceutica. Una domanda di autorizzazione era stata consegnata anche all’EMA lo scorso 16 febbraio. Il responso dell’ente europeo è atteso per l’11 marzo.

L’idea di estendere le sperimentazioni ai bambini è giunta attraverso le parole di un portavoce di Janssen, la società biotecnologica associata alla casa farmaceutica. Sappiamo che si «prevede» di estendere tali test clinici anche a bambini e neonati. Al momento in concreto si parla invece di test su volontari compresi nella fascia d’età tra i 12 e 18 anni. Solo dopo si passerà a soggetti ancora più giovani. Altre categorie poco esplorate dalle concorrenti saranno le donne in gravidanza e i pazienti immunocompromessi.

Ofer Levy, direttore del Precision Vaccines Program del Harvard’s Boston Children’s Hospital, membro del comitato consultivo della FDA, intervistato dal quotidiano americano, dichiara che non vi sarebbe una concreta esigenza di vaccinare i bambini per la riapertura delle scuole in America. Però in un mercato come quello dei vaccini, in buona parte sostenuto dal settore pediatrico, le ansie dei genitori hanno un peso notevole. 

Levy parla anche di «immunità di gregge» e della possibilità di raggiungerla vaccinando i bambini. Sul raggiungimento di questo traguardo nel breve periodo non mancano i dubbi. È già emerso un largo scetticismo circa la possibilità – con questo Coronavirus – di arrivare a immunizzare una quota di persone sufficientemente elevata per eradicare il virus in breve tempo. Dell’argomento si sono occupati recentemente anche i colleghi di Pagella Politica.

Leggi anche: