Il centrosinistra sotto esame a Roma e Bologna, è il giorno delle primarie: basse adesioni online, il rischio flop per l’affluenza

Solo 3mila simpatizzanti si sono pre-registrati online al voto a Roma, 5mila a Bologna

Oggi, 20 giugno, diversi giudizi saranno spesi sulla segreteria di Enrico Letta: è il primo appuntamento elettorale – anche se giocato in casa – del Partito democratico post Zingaretti. Anche il futuro dell’alleanza con il Movimento 5 stelle sarà condizionata dalle primarie di questa domenica, a Roma e a Bologna. L’esito nel capoluogo emiliano aiuterà a ribadire o a delegittimare il rapporto di forza con Italia viva. E ancora, la consultazione del popolo del centrosinistra, con le aspettative dell’affluenza ribassate dai dirigenti Dem, servirà a capire quanta influenza sia rimasta al Nazareno sui cittadini della Capitale, dove la corsa al Campidoglio è tutta in salita per il Pd: Carlo Calenda ha iniziato la campagna elettorale quasi un anno prima dei suoi ex compagni di partito, Virginia Raggi è la prima cittadina uscente – il più delle volte, i sindaci sono che si ricandidano al secondo mandato sono favoriti – e il centrodestra con il ticket Michetti e Matone, è trainato dal consenso che Giorgia Meloni continua a racimolare nei sondaggi.


Incognita affluenza

Le primarie del centrosinistra per le amministrative dell’autunno 2021 si celebrano nel primo weekend in zona bianca per Lazio e Lombardia. Un deterrente per la partecipazione: ai gazebo Dem, con un caldo che anticipa l’estate – il solstizio è domani, 21 giugno – i simpatizzanti del centrosinistra potrebbero preferire una gita all’Argentario o in Riviera romagnola. Chi resta a casa, dopo il pranzo con il sugo delle spuntature di maiale a Roma e con il ragù a Bologna, ha invece un ulteriore disincentivo al voto: alle 18 c’è l’ultima partita ai gironi di Euro 2020 per l’Italia. Già qualificata alle fasi finali, la squadra di Roberto Mancini si giocherà il primo posto nel gruppo A contro il Galles. Il segretario Letta è consapevole che l’incidente della scarsa partecipazione è quasi inevitabile, ma cerca comunque di mobilitare gli elettori: «Grazie ai tantissimi volontari che stanno lavorando per rendere possibile che a Bologna e Roma migliaia di cittadini partecipino alle primarie. Ai critici di questa nostra preferenza per la partecipazione dico che noi siamo fatti così. E, su questo, non cambieremo».


Il numero di elettori pre-registratisi online, a Roma, non supera i 3mila. A Bologna, invece, sono 5mila gli elettori iscrittisi con anticipo per il voto. Cifre al ribasso che hanno portato i dirigenti Dem a mitigare le aspettative di partecipazione: la soglia della «soddisfazione» dai vertici romani è fissata sui 40mila partecipanti, al di sotto dei 43mila che, nel 2016, votarono affinché fosse Roberto Giachetti – oggi in Italia viva – a sfidare Virginia Raggi. Lo staff bolognese, invece, punta a portare ai gazebo circa 20mila simpatizzanti del centrosinistra. Numeri ormai lontani dalle fotografie che ritraggono gli elettori del Pd in coda ai gazebo per votare alle primarie ripetutesi nel primo decennio dalla fondazione del partito. Domenica 13 giugno, a Torino, si sono presentate ai 39 banchetti allestiti dai Dem appena 11mila persone, scegliendo Stefano Lo Russo come candidato del centrosinistra.

Orario di voto e candidati

Centonovanta gazebo a Roma, 43 a Bologna: si può votare dalle 8 di mattina alle 21. L’esito, nella capitale, appare scontato: è l’ex ministro dell’Economia Roberto Gualtieri l’uomo incaricato dalla segreteria per correre verso il Campidoglio. A dire il vero, la dirigenza ha tentato fino all’ultimo di far candidare Zingaretti alle amministrative capitoline, ma sull’altare del compromesso con i 5 stelle il presidente della Regione Lazio ha preferito sacrificare una sua candidatura. A Gualtieri, a poche ore dal voto, è arrivato il sostegno del presidente dell’europarlamento, David Sassoli, e dei ministri Andrea Orlando e Lorenzo Guerini. A sfidare l’ex dalemiano ci sono sei candidati: Imma Battaglia, Giovanni Caudo, Paolo Ciani, Stefano Fassina, Cristina Grancio, Roberto Gualtieri, Tobia Zevi.

Più aperta la battaglia a Bologna, dove la sindaca di San Lazzaro, Isabella Conti, mette a dura prova il candidato in pectore del Pd, l’assessore al Comune Matteo Lepore. Lei, molto vicina a Italia viva e a Matteo Renzi, si è presentata da indipendente: una mossa che le garantisce il sostegno anche di alcuni esponenti del Pd bolognese. Piace anche ai moderati del centrodestra, che nel capoluogo emiliano non hanno ancora espresso il proprio candidato. D’altro canto, i 5 stelle locali hanno fatto sapere che, se alle primarie vincesse Conti, presenteranno un proprio candidato. Se, invece, per palazzo d’Accursio in lizza ci fosse Lepore, il Movimento non presenterebbe nessun ostacolo e lo appoggerebbe già dal primo turno. «Per la vecchia guarda del Pd Bologna è la Bastiglia», sottolinea il presidente di Italia viva, Ettore Rosato. Per scongiurare un 14 luglio nella città turrita, è sceso in campo persino il padre nobile Romano Prodi, accusato di fare contro Conti propaganda violenta per aver incitato i suoi alla partecipazione, dicendo: «Alle primarie scorra il sangue».

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