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Non solo Green pass: il governo Draghi pensa a nuove restrizioni a Natale se peggiora l’indice Rt

Sul tavolo del premier c’è ancora l’opzione dell’obbligo vaccinale. Ma l’imposizione impiegherebbe
troppo tempo a dispiegare i suoi effetti. Per questo l’altra ipotesi è quella di tornare ai divieti generalizzati e alle chiusure di alcune attività. Uno scenario che Draghi vorrebbe evitare. Ma che ad oggi non si può escludere

Non solo Super Green pass. Il primo giorno della stretta sulla Certificazione Verde Covid-19 è stato fondamentalmente tranquillo. A parte qualche multa con le relative (e risibili) giustificazioni, il paese ha dimostrato senso di responsabilità di fronte a una pandemia di Coronavirus che ha ripreso la corsa. E mentre ieri il bollettino sull’emergenza ha contato 282 nuovi ricoveri, il governo Draghi non ha intenzione di allargare le maglie su vita di svago e trasporti. Non arriveranno quindi le deroghe per gli studenti sui trasporti pubblici chieste dai governatori. E c’è di più. Di fronte a un peggioramento dell’indice di contagio Rt il governo potrebbe invece imporre altre restrizioni a Natale. Ovvero quando alcune regioni saranno in zona gialla e altre rischiano l’arancione.


Divieti e chiusure a dicembre?

A parlare della possibilità di nuove restrizioni a fine dicembre è oggi il Corriere della Sera: secondo il quotidiano sul tavolo del premier c’è ancora l’opzione dell’obbligo vaccinale. Ma l’imposizione, è il ragionamento degli esperti, impiegherebbe in ogni caso troppo tempo a dispiegare i suoi effetti. Per questo l’unica via è quella di tornare ai divieti generalizzati e alle chiusure di alcune attività. Uno scenario che Mario Draghi vorrebbe evitare. Ma che ad oggi non si può escludere. Per questo attualmente il premier, il ministro della Salute Roberto Speranza e il Comitato Tecnico Scientifico stanno monitorando la curva dei contagi e delle ospedalizzazioni. Alla fine di questa settimana si farà un bilancio per decidere come muoversi a dicembre. Per non trovarsi a gennaio in una situazione difficile. D’altro canto in alcune regioni sono tornate le file delle ambulanze davanti ai Pronto Soccorso.


E a Roma nelle strutture si contano anche 200 positivi al giorno in condizioni critiche che sono costretti ad attendere da 24 a 48 ore in barella in attesa di un posto in terapia intensiva e subintensiva. «Notiamo un netto aumento di pazienti Covid — dice oggi a Repubblica Roma Giulio Maria Ricciuto, primario al Pronto Soccorso dell’ospedale Grassi e presidente della Società di Medicina d’emergenza-urgenza del Lazio — e arrivano al Pronto Soccorso in condizioni difficili». Ieri nel suo reparto c’erano 13 pazienti positivi: otto avevano bisogno della ventilazione non invasiva, ovvero del casco per respirare. «È una situazione molto difficile — conclude Ricciuto — . Le terapie semintensive richiedono personale esperto, da prendere in prestito dai reparti di urgenza o rianimazione, che sono però i due ambiti più in affanno, con forti carenze nel personale che si deve fare anche carico del flusso continuo di pazienti anche colpiti da altre patologie. La coperta è corta».

Green pass e tamponi

Quali potrebbero essere le nuove restrizioni? Walter Ricciardi, consigliere di Speranza, ha proposto di togliere i tamponi dalle possibilità di ottenere il Green pass. In questo modo essere vaccinati (o guariti da Covid-19) diventerebbe l’unico modo per potersi spostare sui mezzi pubblici e per lavorare. Un’altra ipotesi potrebbe essere quella di varare altri obblighi vaccinali per categorie di lavoratori sensibili, come aveva proposto il ministro della Funzione Pubblica Renato Brunetta. Tipicamente, si intendono i lavoratori della Pubblica Amministrazione e quelli a contatto con il pubblico. Confindustria era tornata a proporre nei giorni scorsi l’obbligo per tutti i lavoratori.

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