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Trump senza freni sul Venezuela: «Abbiamo noi il controllo, accesso totale al petrolio». Poi minaccia anche Colombia, Cuba e Messico

05 Gennaio 2026 - 06:11 Cecilia Dardana
trump air force one
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Il presidente Usa ha parlato ai giornalisti a bordo dell'Air Force One, rivendicando il controllo della situazione a Caracas. Maduro oggi davanti a un giudice a New York

Donald Trump alza ulteriormente il livello dello scontro internazionale dopo l’operazione militare condotta dagli Stati Uniti nella notte del 3 gennaio contro il Venezuela. Un’azione che ha portato alla cattura del presidente Nicolás Maduro e della moglie, trasferiti a New York, dove oggi l’ex leader venezuelano è atteso davanti a un giudice federale per rispondere delle accuse formali di narcotraffico e terrorismo avanzate dagli Usa. Parlando con i giornalisti a bordo dell’Air Force One, il presidente americano ha rivendicato apertamente il controllo della situazione a Caracas. «Siamo noi ad avere il controllo in Venezuela», ha dichiarato Trump, aggiungendo, incalzato dai reporter: «Non chiedetemi chi sia al comando, perché vi darò una risposta che sarà molto controversa. Ciò significa che siamo noi al comando». Il giorno dopo l’attacco la Corte Suprema venezuelana ha riconosciuto la vicepresidende Delcy Rodriguez come leader ad interim. Ma il segretario di Stato americano, Marco Rubio ha precisato: «Non è la presidente legittima»

L’accesso al petrolio

Secondo Trump, gli Stati Uniti «guideranno il Venezuela» fino a quando non sarà possibile garantire «una transizione ordinata». In questo quadro, il presidente ha chiarito che Washington punta ad avere «accesso totale al petrolio e ad altre risorse del Paese», assicurando un ruolo attivo alle compagnie petrolifere statunitensi. Nel frattempo, Delcy Rodríguez è stata nominata presidente ad interim. Trump ha detto di non aver parlato direttamente con lei, ma ha assicurato che «sta collaborando» e che l’amministrazione Usa «non le ha offerto nulla in cambio». In una recente intervista all’Atlantic, il presidente aveva però lanciato un avvertimento esplicito alla nuova leader venezuelana: «Faccia le cose giuste, o pagherà un prezzo ancora più alto di Maduro».

La minaccia di un secondo attacco al Venezuela

Il tycoon ha inoltre minacciato un nuovo intervento militare: «Ci sarà un secondo attacco se chi è al potere a Caracas non si comporterà come richiesto». E ha ribadito che, almeno per ora, la priorità non sono le urne: «In questo momento stiamo pensando più a “sistemare” il Venezuela che alle elezioni, le elezioni si terranno al momento giusto».

Le minacce a Colombia, Cuba e Messico

Il presidente Usa ha poi allargato il fronte delle minacce. Sulla Colombia ha affermato: «È governata da un uomo malato, non lo farà ancora per molto tempo», aggiungendo che «l’operazione Colombia mi sembra una buona idea». Duro anche il messaggio al Messico: «Dobbiamo fare qualcosa con il Messico, il Messico deve darsi una regolata», ha detto riferendosi a traffico di droga e migranti. Quanto a Cuba, Trump ha parlato di un regime ormai al collasso: «Cuba è pronta a cadere». Secondo il presidente, L’Avana avrebbe difficoltà a «resistere» senza il petrolio venezuelano fortemente sovvenzionato. «Non credo che sia necessaria alcuna azione, sembra che stia crollando».

Le vittime del blitz Usa in Venezuela

Trump ha parlato anche delle vittime dell’operazione. «Molti cubani sono stati uccisi durante la cattura di Nicolas Maduro», ha detto, spiegando che «un gran numero di membri del personale di sicurezza di Maduro era cubano» e che ci sono state «purtroppo molte vittime nell’altro campo». Secondo le autorità dell’Avana, sarebbero circa 32 i cubani uccisi durante l’operazione: «A causa dell’attacco criminale perpetrato dal governo degli Stati Uniti contro la Repubblica bolivariana del Venezuela, 32 cubani hanno perso la vita durante i combattimenti», ha spiegato il governo dell’Avana in una dichiarazione trasmessa dalla televisione nazionale cubana. I soldati uccisi, tutti appartenenti alle Forze armate rivoluzionarie o al Ministero degli Interni cubani, stavano svolgendo missioni in Venezuela «su richiesta di organismi omologhi» di quel Paese stretto alleato dell’isola comunista, ha spegato il governo proclamando due giorni di lutto nazionale.

Quanto ai militari americani feriti, ha assicurato, «sono tutti in buone condizioni». Sul piano giudiziario, Trump ha definito solido il procedimento contro Maduro. «Il caso è infallibile», ha dichiarato, accusando l’ex presidente venezuelano di aver ucciso «milioni e milioni di persone» e sostenendo di fidarsi pienamente del giudice che segue il dossier.

La Groenlandia e l’Iran

Nel corso delle stesse dichiarazioni, il presidente americano ha rilanciato anche un altro tema controverso della sua politica estera, insistendo sulla necessità di controllare l’isola artica: «Abbiamo bisogno della Groenlandia» per la sicurezza degli Stati Uniti. E ha avvertito l’Iran che ci sarà un «colpo durissimo» se Teheran dovesse uccidere i manifestanti. Trump ha infine annunciato che nella giornata di oggi sentirà il presidente turco Recep Tayyip Erdoğan

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