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Cade il veto dell’Ungheria, primo via libera Ue al prestito da 90 miliardi per l’Ucraina. Zelensky ringrazia: «È il segnale giusto»

22 Aprile 2026 - 19:26 Bruno Gaetani
prestito ue ucraina primo via libera coreper
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Fondamentale la riapertura dell'oleodotto Druzhba, interrotto da gennaio. Il ministro uscente del governo Orbán: «Da noi sempre leale cooperazione»

Sono bastati dieci giorni dalla sconfitta di Viktor Orbán alle elezioni presidenziali ungheresi per sbloccare il maxi prestito europeo da 90 miliardi di euro per l’Ucraina. Il nuovo premier, Peter Magyar, in realtà non si è ancora insediato, ma il veto di Budapest è finalmente caduto. Oggi, mercoledì 22 aprile, l’iter è ripreso, con il Coreper (Comitato dei rappresentanti permanenti presso l’Ue) che ha approvato l’ultima tessera legislativa mancante per procedere con il prestito. Ora il provvedimento sarà sottoposto alla procedura scritta, che si dovrebbe concludere domani pomeriggio, in vista dell’adozione definitiva da parte del Consiglio.

La riapertura dell’oleodotto Druzhba e il dietrofront del governo Orbán

A far cadere il veto di Ungheria e Slovacchia, da tempo considerati i due Paesi europei politicamente più vicini alla Russia di Vladimir Putin, ha contribuito la riapertura dell’oleodotto Druzhba, danneggiato a gennaio da un attacco di droni russi e da allora interrotto. Pochi minuti prima del voto del Coreper, il gruppo petrolifero ungherese Mol ha dichiarato di essere stato informato da Kiev che i flussi di greggio sarebbero ripresi. «Secondo le informazioni a nostra disposizione il trasporto di petrolio greggio attraverso l’oleodotto dell’Amicizia dalla Bielorussia all’Ucraina è ripreso oggi alle 11:35. Secondo le nostre stime, il petrolio greggio potrebbe arrivare in Ungheria già oggi», ha annunciato Janos Boka, ministro degli Affari europei per l’uscente governo Orbán.

Il ministro è tornato a difendere la scelta di porre il veto sul prestito Ue all’Ucraina da 90 miliardi: «La sicurezza energetica dell’Ungheria e prezzi dell’energia accessibili non potevano essere garantiti in altro modo. Ciò ha portato a gravi conflitti all’interno dell’Ue, ma affrontarli in nome della tutela dell’interesse nazionale era inevitabile». L’Ungheria, ha proseguito Boka, «ha sempre aderito al principio di leale cooperazione. Bloccare la linea di credito ucraina da 90 miliardi di euro non era un fine, ma un mezzo per affermare i nostri interessi, imposto dal comportamento in malafede dell’Ucraina».

Zelensky: «È il segnale giusto»

Immediata la reazione di Volodymyr Zelensky, che su X ha applaudito allo sblocco da parte della Ue del prestito da 90 miliardi di euro, definito «il segnale giusto nelle circostanze attuali». Il presidente ucraino è tornato a rivolgere un appello all’Europa affinché continui a sostenere gli sforzi militari di Kiev: «La Russia deve porre fine alla sua guerra. E gli incentivi per questo possono sorgere solo quando sia il sostegno all’Ucraina sia la pressione sulla Russia sono sufficienti. L’Ucraina sta adempiendo ai suoi obblighi nei rapporti con l’Unione Europea, persino su questioni così sensibili come il funzionamento del gasdotto Druzhba. Ci aspettiamo che la parte europea fornisca anch’essa ciò che è necessario per la reale protezione delle vite e per far progredire l’integrazione europea completa dell’Ucraina. È importante che il pacchetto di aiuti europeo diventi operativo rapidamente». 

Foto copertina: EPA/Olivier Hoslet | Ursula von der Leyen, presidente della Commissione europea, e Volodymyr Zelensky, presidente ucraino, in una foto del 17 agosto 2025

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