Cosa c’è nel decreto lavoro: dal “bonus giovani” all’isopensione e i rinnovi dei contratti. Le novità su rider, “salario giusto” e congedo parentale

Il Consiglio dei ministri ha dato il via libera al decreto legge sul lavoro che mette in campo circa un miliardo di euro tra incentivi e sgravi. Il provvedimento, messo a punto anche quest’anno alla vigilia del Primo Maggio, proroga i bonus per le assunzioni di giovani, donne e nell’area Zes. A patto però che le aziende applichino il «salario giusto». A proposito delle norme sulla contrattazione, come riporta Repubblica, è saltato all’ultimo l’obbligo di far scattare gli aumenti salariali dalla scadenza naturale del vecchio contratto. Toccherà alle parti trovare un accordo, mentre restano le penalizzazioni per i rinnovi che si trascinano per oltre un anno dalla scadenza naturale.
Salario giusto: cos’è e come colpisce i contratti pirata
Il decreto introduzione la nozione di «salario giusto», cioè il trattamento economico complessivo fissato dai contratti collettivi nazionali firmati dalle sigle comparativamente più rappresentative, in pratica le tre confederazioni storiche Cgil, Cisl e Uil insieme alle controparti datoriali. Le intese sottoscritte da organizzazioni minori non vengono vietate, ma non potranno scendere sotto quella soglia, e nei settori privi di contrattazione collettiva il riferimento sarà il contratto «maggiormente connesso» all’attività svolta. Una formula pensata per togliere ossigeno ai cosiddetti contratti pirata. «Chi sottopaga i lavoratori non avrà diritto a incentivi pubblici», ha sintetizzato Giorgia Meloni in conferenza stampa.
Bonus giovani under 35: come funziona la stabilizzazione
Punto cruciale del decreto è quello che prova a spingere sull’occupazione giovanile. Come spiega il Messagero, per chi ha meno di 35 anni la bozza introduce un esonero contributivo del 100%, con un tetto di 500 euro mensili e una durata di due anni, riservato ai datori di lavoro che trasformano un contratto a termine in un rapporto a tempo indeterminato. Le stabilizzazioni dovranno essere effettuate tra agosto e dicembre 2026 e produrre un incremento netto dell’occupazione in azienda, requisito che esclude le semplici sostituzioni. A questo si aggiunge il bonus per le nuove assunzioni di under 35 disoccupati da almeno due anni, fino a 500 euro al mese (650 nelle regioni del Sud allargate a Marche e Umbria), mentre per le donne svantaggiate la decontribuzione totale arriva a 650 euro, che salgono a 800 euro nella Zes unica del Mezzogiorno.
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Rinnovi contrattuali: salta la retroattività, scatta il 30% Ipca
Sui contratti scaduti, spiega Repubblica, salta l’obbligo automatico di far decorrere gli aumenti dalla scadenza del vecchio contratto: saranno sindacati e imprese, in sede di rinnovo, a definire decorrenze, una tantum e strumenti per coprire il periodo scoperto. Resta però una penalizzazione per i tavoli che si trascinano: se entro 12 mesi dalla scadenza l’intesa non arriva, le retribuzioni vanno adeguate al 30% dell’inflazione Ipca al netto degli energetici importati, e non più al 50% come nel testo iniziale. In busta paga comparirà inoltre il codice alfanumerico del Ccnl applicato, strumento di controllo per ministero del Lavoro, Inps, Ispettorato e Cnel contro il dumping retributivo.
Rider e piattaforme digitali: Spid, algoritmo e mance al 5%
Per contrastare quello che il governo definisce caporalato algoritmico, l’accesso alle piattaforme dei rider sarà consentito solo con Spid, Cie o autenticazione a doppio fattore, con divieto di cedere l’account e sanzioni da 600 a 1.200 euro, fino a 1.500 per ogni profilo aggiuntivo legato allo stesso codice fiscale. Le società dovranno comunicare mensilmente prestazioni, tempi e Comune di consegna, conservando i dati per cinque anni. Confermata la presunzione di subordinazione quando emerge un controllo, anche tramite algoritmo, e arriva il diritto a una spiegazione comprensibile delle decisioni automatizzate. Esteso ai fattorini anche il regime agevolato sulle mance, tassate al 5% come già accade per camerieri e personale di alberghi, bar e ristoranti.
Isopensione prorogata fino al 2029: cos’è e come funziona
Sul fronte previdenziale, arriva una conferma attesa dalle imprese in fase di ristrutturazione: l’isopensione viene prorogata di altri tre anni, fino al 2029. Si tratta dello «scivolo» introdotto dalla riforma Fornero che permette alle aziende con almeno 15 dipendenti di gestire le eccedenze di personale accompagnando alla pensione i lavoratori più vicini ai requisiti, con un anticipo che può arrivare fino a sette anni. Il meccanismo prevede che, nel periodo di uscita anticipata, il datore di lavoro versi al lavoratore un assegno equivalente alla pensione maturata e si faccia carico anche dei contributi figurativi necessari a raggiungere la pensione vera e propria. Costo, quindi, interamente a carico dell’impresa, in cambio di un canale di uscita morbida senza ricorrere ai licenziamenti.
Tfr e sgravi per la conciliazione famiglia-lavoro
Nel pacchetto trovano spazio anche misure su Tfr e welfare aziendale. Per il trattamento di fine rapporto arriva una norma ponte: le imprese entrate dal 2026 nell’obbligo di versare al Fondo Tesoreria Inps potranno regolarizzare i contributi di gennaio-giugno entro il 16 luglio, senza sanzioni né interessi, mentre i lavoratori avranno tempo fino al 30 giugno per dirottare quelle quote sulla previdenza complementare. La ministra della Famiglia Eugenia Roccella, ha presentato uno sgravio contributivo dell’1% (fino a 50 mila euro l’anno) per le aziende certificate sulle politiche di conciliazione, agganciato a sette aree di intervento che vanno dal sostegno alla genitorialità alla continuità di carriera. C’è poi la conerma sui congedi parentali, che Meloni ricorda vengono portati a tre mesi coperti all’80%: «Per un lavoratore, ho preso a parametro questo che guadagna 35.000 euro l’anno – dice la premier – vale un beneficio di circa 4.000 euro».
