Patto di stabilità, la frenata di Giorgetti: «Chiediamo flessibilità all’Europa, ma ricordiamoci che un paese indebitato non è libero»

Il ministro dell’Economia, Giancarlo Giorgetti, arriva in aula a Montecitorio (nel pomeriggio di oggi 30 aprile sarà in Senato) per sostenere il Documento di finanza pubblica dopo una mattinata che si annuncia subito concitata. La risoluzione di maggioranza, che propone di attivare «clausole di salvaguardia» rispetto alla crisi energetica, viene rivista più volte, fino a poco prima che lui prenda la parola.
Se nelle audizioni in commissione era stato lui il primo a parlare di richieste all’Europa per allentare i vincoli, ora però, al momento del voto in aula del Documento di finanza pubblica, è lui a tirare il freno.
«Ci vuole un principio di realismo per capire la situazione del paese», dice. «Questo paese ha scelto di rinunciare al nucleare e certo io invidio il collega francese che ha il 60% dell’energia che oggi gli è fornita dal nucleare è anche un po’ quello spagnolo che sta al 20%».
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Il debito pubblico più elevato in Ue
Poi c’è il problema del debito pubblico: «Questo paese ha il debito pubblico più elevato in percentuale in Europa. Chi ignora questo dato ignora la realtà e non si può fare politica ignorando la realtà. Un paese indebitato non è totalmente libero, dipende da questo vincolo che non si può ignorare. Se qualcuno viene a proporre di spendere senza ritegno posso garantire che poi la sostenibilità del debito diventerà un vero problema».
Parla ai Cinque stelle forse, i più netti a chiedere di allentare i vincoli, ma sembra parlare al suo stesso partito che in questi giorni, anche per bocca del suo leader Matteo Salvini, ha detto più volte di voler fare più spesa pubblica.
Quasi paradossalmente rispetto ad alcune posizioni della Lega, è proprio Giorgetti a dire: «Senza la fiducia delle agenzie di rating non saremmo in grado di rendere sostenibile questa immensa mole di debito che sottrae spazio ad altre iniziative».
La crescita «moderata»
Il ministro dell’Economia si mette sulla difensiva anche sul tema della crescita, dicendo che la crescita è stata bassa per i motivi esterni, dalla crisi energetica causata dalla guerra in Ucraina a quella dei dazi. Superate queste due emergenze, l’Italia, dice lui, stava ripartendo, «c’era un po’ di crescita nel 2025 e all’inizio del 2026», «nel suo complesso, circa 1% di potere d’acquisto è stato restituito agli italiani». Poi è arrivata la crisi di Hormuz, dagli esiti a dir poco incerti.
Per quanto riguarda lo sforamento del rapporto Deficit Pil che ha impedito di uscire quest’anno dalla procedura di infrazione, Giorgetti riprendere l’analisi già fatta da Open nei giorni scorsi: «Dopo la chiusura del 2025, il volume di domande presentate entro il 16 marzo hanno portato questo dato sopra le nostre previsioni di settembre. Abbiamo sbagliato? Diciamo che non abbiamo la sfera di cristallo».
Dunque la posizione sulla richiesta di flessibilità all’Europa. «Quello che io sostengo e che qui ribadisco che è molto difficile da sostenere, quanto meno politicamente, una clausola ‘escape’ che preveda la possibilità di non considerare ai fini del Patto le spese per la difesa e invece le escluda” per gli interventi in favore di famiglie e imprese per l’energia. «Qui c’è un’incongruenza logica che ribadiremo e continueremo a ribadire».
