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Boom di video con bellissime ragazze negli stadi, ma è tutto frutto dell’AI. Cosa raccontano davvero queste immagini virali

14 Maggio 2026 - 15:21 Olga Colombano
Sembrano reali, ma sono il frutto di algoritmi addestrati su milioni di immagini sessualizzate. Maura Gancitano analizza il trend delle ragazze AI: «Le immagini dei corpi perfetti ci fanno più male di quanto pensiamo»
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Le ragazze bellissime che guardano fisso in camera dagli spalti di una partita di calcio, di basket o di tennis non esistono: sono video generati dall’intelligenza artificiale che stanno saturando i feed di TikTok e Instagram. Questo nuovo trend, chiamato AI stadium broadcast, non è solo una sfida tecnologica ma una forma estrema di oggettificazione

Video generati in pochi click

L’aspetto forse più sorprendente di questo fenomeno è che creare queste immagini oggi è diventato estremamente semplice. Bastano pochi strumenti di intelligenza artificiale generativa e un prompt preciso per ottenere in pochi click foto o video quasi indistinguibili da una vera ripresa televisiva. In molti casi queste immagini vengono create partendo da una fotografia reale, altre volte, invece, i volti e i corpi vengono generati completamente da zero senza che esista una persona reale dietro l’immagine. Gli utenti chiedono all’AI di simulare l’inquadratura di una partita NBA o di baseball, con la classica regia sportiva aggiungendo dettagli come la grana della telecamera, il logo dell’emittente, le luci dello stadio e soprattutto una ragazza che guarda in camera con naturalezza. In molti casi il processo combina più piattaforme con una che genera l’immagine di partenza e un secondo strumento che la anima trasformandola in un video.

Lo sguardo maschile dietro la perfezione artificiale

Per Maura Gancitano, filosofa fondatrice di Tlon, questi contenuti non raccontano soltanto l’evoluzione tecnologica dell’AI, ma soprattutto il modo in cui la nostra società continua a guardare il corpo femminile. Quei corpi appaiono perfetti perché rispondono a «standard che quasi nessuna persona in carne e ossa può soddisfare, perché sono il risultato di un calcolo statistico». Le macchine vengono addestrate su milioni di immagini di corpi femminili sessualizzati presenti online e finiscono così, spiega Gancitano, per «restituire il condensato di decenni di sguardo maschile sul corpo femminile».

Ma sarebbe un errore leggere questo fenomeno soltanto come una moda dei social. «La tecnologia qui è uno strumento che amplifica uno sguardo che esiste da molto tempo», spiega. In questo senso, l’intelligenza artificiale non crea un nuovo immaginario, ma rende più evidente qualcosa che nella cultura esiste da sempre: la tendenza a rappresentare la donna come elemento ornamentale. Non è un caso che questi video mostrino quasi sempre donne sugli spalti o a bordo campo. Non sono protagoniste dell’evento sportivo, ma sono lì per essere guardate. «La tribuna diventa in qualche modo una vetrina», osserva Gancitano. L’AI, in questo meccanismo, funziona come un acceleratore. Se per decenni pubblicità, televisione e social hanno proposto modelli femminili costruiti attorno alla desiderabilità estetica, oggi la tecnologia permette di produrre immagini ancora più estreme, eliminando qualsiasi limite fisico. Il corpo può essere modellato secondo ciò che cattura di più lo sguardo. Ed è qui che emerge uno degli aspetti più inquietanti del fenomeno: il fatto che questi corpi non appartengano a nessuno.

«Un corpo senza soggetto»

Per Gancitano, infatti, il punto centrale è proprio l’assenza di una persona reale dietro l’immagine. «Un corpo generato dall’AI è un corpo senza soggetto», spiega, «perché non c’è nessuna donna dall’altra parte dell’immagine, nessuna volontà, quindi nessun consenso da chiedere». È un passaggio importante perché modifica radicalmente il rapporto tra immagine e realtà. Finché l’oggettificazione passava attraverso corpi veri di attrici, modelle o influencer esisteva comunque un soggetto reale capace di parlare e di rivendicare la propria identità, ma anche di avere le sue imperfezioni, particolarità e invecchiare. Con un corpo generato artificialmente, quella possibilità scompare. Secondo la filosofa, l’AI porta quindi a compimento una forma estrema di oggettificazione che diventa un «un desiderio finalmente liberato dall’ingombro dell’altra persona». Questa dinamica, inoltre, si lega perfettamente al funzionamento dei social dove gli algoritmi premiano i contenuti che trattengono lo sguardo più a lungo. Così i corpi ipersessualizzati e irrealistici diventano contenuti estremamente performanti.

Le immagini influenzano comunque chi le guarda

Anche se uno si rende conto e capisce che queste immagini sono generate artificialmente non è comunque immune. «Le immagini dei corpi perfetti ci fanno più male di quanto pensiamo, anche quando sappiamo che sono finte o manipolate», sottolinea Gancitano. Il motivo è che il confronto estetico avviene prima dell’elaborazione razionale. In altre parole, il cervello registra immediatamente quel corpo come standard di riferimento, ancora prima che la parte razionale riconosca l’artificialità dell’immagine. Questo meccanismo colpisce in modo particolare gli adolescenti e i più giovani, che stanno ancora costruendo la propria identità corporea. «Gli standard estetici stanno crescendo in modo vertiginoso, e non solo per le ragazze», osserva la filosofa. Anche i ragazzi sono sempre più esposti a modelli fisici irrealistici. Secondo Gancitano, il rischio è che le persone inizino a guardare sé stesse come oggetti da ottimizzare continuamente. «Questo porta la persona a giudicarsi come un oggetto che non funziona», spiega, alimentando insicurezza e senso di inadeguatezza.

Il paradosso della body positivity

Il successo di questi contenuti sembra anche entrare in contraddizione con il dibattito degli ultimi anni su body positivity e sull’accettazione di tutti i corpo. Ma per Gancitano il paradosso è solo apparente. «Purtroppo le cose non stanno migliorando», afferma. Nonostante la maggiore attenzione pubblica al tema degli standard estetici, la pressione sui corpi continua infatti ad aumentare. Ogni giorno siamo esposti a una quantità enorme di immagini filtrate, ritoccate o ormai addirittura artificiali che il nostro cervello finisce per percepire come la normalità. «Quello che vediamo continuamente diventa la media statistica dei corpi normali», spiega la filosofa. Secondo Gancitano, l’AI generativa non inventa questo problema ma lo rende più visibile e più estremo. «Ora che ci è possibile generare esattamente ciò che vogliamo senza vincoli, senza mediazioni e senza neanche una reale persona, si svela più chiaramente cosa desideriamo», osserva. E ciò che emerge, conclude, è un immaginario in cui il corpo femminile ideale appare «ipersessualizzato e disponibile», costruito per soddisfare uno sguardo che non deve più confrontarsi con la realtà delle persone.

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