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Stato di agitazione dentro la Cisl di Milano. La denuncia di un ex sindacalista: «Estromesso dopo 30 anni di attività, mi hanno tolto tutto»

08 Giugno 2026 - 14:45 Gianluca Brambilla
commissariamento fisascat cisl milano alessandro ingrosso
commissariamento fisascat cisl milano alessandro ingrosso
Il racconto di Alessandro Ingrosso a Open: «Ho sempre lottato per chiedere alle aziende di rispettare la dignità delle persone. Oggi mi ritrovo a chiederlo al sindacato»
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Uno stato di agitazione proclamato non contro un’azienda, ma dentro il sindacato. È quanto succede da qualche giorno alla Fisascat Cisl Milano Metropoli, la federazione che tutela i lavoratori del terziario, del turismo e dei servizi. A denunciare la situazione è Alessandro Ingrosso, estromesso dopo quasi 30 anni di attività dopo che la sua aspettativa sindacale è stata revocata. «Per trent’anni ho chiesto alle aziende di rispettare la dignità delle persone, la libertà di opinione e il diritto al confronto. Oggi mi trovo a chiedere che gli stessi principi vengano rispettati all’interno del sindacato», denuncia Ingrosso in un comunicato stampa diffuso dopo la sua estromissione.

I primi malumori e il commissariamento

In realtà, spiega l’ormai ex operatore Cisl al telefono con Open, la sua estromissione dal sindacato non è una faccenda strettamente personale. Anzi, sarebbe il risultato di un «progressivo restringimento degli spazi di confronto e di dissenso all’interno dell’organizzazione». I primi malumori sarebbero cominciati qualche mese fa, in occasione di un Consiglio generale regionale. In quell’occasione, un intervento di Ingrosso – alla presenza della segretaria generale Cisl, Daniela Fumarola – avrebbe infastidito Vicenzo Dell’Orefice, segretario generazionale nazionale della Fisascat, che avrebbe affermato: «Io questi li commissario». Pochi mesi più tardi, la Fisascat Cisl di Milano è stata effettivamente commissariata.

La conciliazione tombale

Ai circa trenta operatori impiegati nella sede milanese il sindacato avrebbe chiesto di firmare una conciliazione tombale, ossia un accordo in cui rinunciano a qualsiasi pretesa futura, “seppellendo” di fatto ogni possibile lite legale o pretesa economica. Una pratica contestata pubblicamente da Ingrosso, che la ritiene «incompatibile con i principi di libertà, democrazia e tutela della persona che un sindacato dovrebbe garantire. Nello stesso periodo, spiega ancora Ingrosso, «sono stati interrotti i rapporti con altri due operatori sindacali che si trovavano in congedo parentale».

Lo stipendio decurtato, poi la revoca dell’aspettativa sindacale

Prima ancora della cessazione del rapporto, l’ex operatore della Cisl spiega di aver subìto una riduzione del proprio inquadramento e dell’indennità: «Sono passato da circa 2.100 a 1.470 euro al mese, senza che mi fosse fornita una spiegazione. Quando ho chiesto chiarimenti, mi hanno risposto: “Il commissario può fare quello che vuole”». E anche quando gli è stata revocata l’aspettativa sindacale, il confronto non è stato affatto più disteso. «Mi hanno chiesto di lasciare auto, computer, cellulare e bancomat seduta stante. Non ho neppure potuto riprendere alcuni oggetti personali in ufficio», racconta ancora Ingrosso, che aggiunge: «Una cosa del genere non la fanno nemmeno le aziende, figuriamoci un sindacato».

La richiesta di chiarimenti e l’occupazione della sede Cisl

La data segnata in rosso sul calendario è quella di mercoledì 10 giugno, quando si terrà un incontro presso la sede della Cisl in via Valassina, a Milano. Intorno alla vicenda di questi mesi si è formato infatti un fronte di circa 70 persone, tra delegati e iscritti, che negli anni hanno condiviso l’attività sindacale con Ingrosso e ora chiedono un confronto pubblico sul commissariamento della Fisascat Cisl di Milano. Se ciò non avverrà, sono pronti a occupare simbolicamente la sede di via Valassina. «La credibilità di un sindacato si misura anche dalla capacità di applicare al proprio interno quei principi di democrazia, partecipazione, trasparenza e tutela delle persone che ogni giorno rivendica nei confronti delle imprese», si legge nella nota condivisa da Ingrosso con la stampa. E al telefono con Open aggiunge: «
Dopo 30 anni di attività sindacale mi hanno tolto tutto. Io non amo il potere e il potere non si è mai innamorato di me, ma finora non avevo mai visto una situazione simile».

Foto copertina: ANSA/Andrea Merola

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