Mondiali, la Russia resta fuori dalle competizioni ma la sua bandiera sventola allo stadio di Città del Messico: ecco perché

Poco prima della partita inaugurale del Mondiale 2026, ospitato da Messico, Stati Uniti e Canada, ha iniziato a circolare la fotografia di una bandiera russa appesa in alto allo stadio Azteca di Città del Messico, l’impianto che per l’occasione la Fifa ha ribattezzato “Estadio Ciudad de México”. Il tricolore bianco, blu e rosso si trova lungo l’anello di vessilli che corre sotto il tetto della struttura, e la sua presenza ha subito alimentato commenti e polemiche geopolitiche sui social, dato che la Russia resta fuori dal calcio internazionale dal 2022. Attorno a quello scatto si sono formate due interpretazioni opposte, che abbiamo verificato.
Non si tratta di un’altra bandiera
La teoria circolata online, con l’obiettivo di contestare chi gioiva della presenza, è che non si tratti affatto della bandiera della Russia, bensì di quella della Serbia, della Slovenia o della Slovacchia. Di fatto, tutte e tre portano uno stemma, che nel vessillo della foto risulta assente.

Le bandiere slovena e slovacca hanno gli stessi tre colori della russa nello stesso ordine (bianco, blu e rosso) ma recano entrambe lo stemma nazionale. Quella che poteva trarre in inganno, e spiegheremo il perché, era quella quella serba, che però dispone i colori in ordine inverso (rosso, blu e bianco) oltre lo stemma.
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Il tricolore appeso allo stadio risulta pulito, privo di qualunque emblema, ed è quindi riconducibile a quello della Federazione Russa, ma con un piccolo particolare. Di fatto, considerato il posizionamento di ogni bandiera (come nell’esempio sottostante, con il lato sinistro posto in alto), quella russa è stata appesa con l’ordine contrario, assomigliando proprio a quella della Serbia.

La seconda interpretazione “pro Russia”
La presenza della bandiera russa è stata interpretata come un gesto di vicinanza da parte della Fifa o degli organizzatori messicani.
Gli organizzatori hanno appeso lungo la parte alta dello stadio le bandiere dei 211 Paesi membri della Fifa, ricreando l’atmosfera vista nello stesso impianto durante il Mondiale del 1986. Di fatto, la Russia fa ancora parte della federazione mondiale, ed è questo il motivo della presenza insieme a tutte le altre nazioni, a prescindere dal loro status di sospensione e impossibilità di competere, come nel caso della Federazione russa.

In sintesi, una cosa è la sospensione dai tornei, cosa avvenuta dal 2022 dopo l’invasione dell’Ucraina, un’altra è l’appartenenza alla federazione.
Che l’anello di bandiere comprenda tutti i membri Fifa e non soltanto le quarantotto nazionali che hanno staccato il biglietto per il torneo lo conferma anche ciò che vi compare accanto. Tra i vessilli presenti accanto a quello russo c’è la bandiera del San Marino, mentre a poca distanza si intravvede quella del Nepal, che al Mondiale 2026 non partecipano. Se l’allestimento avesse incluso solo le squadre presenti, nessuna di queste due bandiere avrebbe avuto ragione di esserci, e nemmeno quella russa sarebbe comparsa.
La verifica per immagini
Non si tratta affatto neanche di un fotomontaggio o di un’operazione di modifica tramite l’uso dell’intelligenza artificiale. La presenza della bandiera russa (invertita nel suo ordine) viene confermata anche dai video delle persone presenti allo stadio durante la prima partita del Mondiale, disputata e vinta dal Messico contro il Sudafrica.

Le posizioni di Infantino
Presidente durante la sospensione della Russia dalle competizioni, a seguito dell’invasione in Ucraina, Gianni Infantino ha poi negato uno scenario simile per Israele sostenendo che «La Fifa non può risolvere i problemi geopolitici, ma può e deve promuovere il calcio in tutto il mondo sfruttandone i valori unificanti, educativi, culturali e umanitari».
Di fatto, il Mondiale viene ospitato principalmente da un Paese, gli Stati Uniti, che ha intrapreso insieme a Israele uno scontro militare contro un altro Paese partecipante alla competizione, ovvero l’Iran.
A inizio 2026, dopo aver difeso il tanto criticato «Premio per la Pace» assegnato a Donald Trump, aveva dichiarato la possibilità di considerare il ritorno della Russia nelle competizioni, ricevendo numerose critiche.

