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Domenico Caliendo, il gip sospende il primario Oppido e la vice Bergonzoni: «Hanno falsificato la cartella clinica del trapianto di cuore»

12 Giugno 2026 - 22:32 Alba Romano
domenico caliendo
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Guido Oppido era già stato sospeso dall'Azienda Ospedaliera dei Colli, mentre la collega aveva continuato regolarmente a lavorare all'ospedale Monaldi. La misura interdittiva è di 12 e 7 mesi
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Sono stati sospesi dall’esercizio della professione medica il cardiochirurgo Guido Oppido e la sua vice Emma Bergonzoni, rispettivamente per 12 e 7 mesi. Il provvedimento è stato disposto dal gip di Napoli, Mariano Sorrentino, che li ritiene responsabili di «falso materiale e ideologico in concorso» nell’ambito dell’inchiesta sul trapianto di cuore di Domenico Caliendo. Secondo il giudice, i due avrebbero falsificato il referto operatorio, «anteponendo interessi personali all’esigenza di accertamento della verità», e costruito «una narrazione finalizzata a respingere eventuali censure di imprudenza», alterando la ricostruzione delle fasi temporali dell’intervento eseguito il 23 dicembre 2025. Il piccolo, di due anni e mezzo, è poi morto il 21 febbraio scorso.

La ricostruzione della procura di Napoli

Secondo la ricostruzione del Nas e della Procura di Napoli, accolta dal giudice, avrebbero tolto il cuore malato prima che l’equipe proveniente da Bolzano con quello del donatore giungesse in sala operatoria. Non solo. L’intervento è iniziato prima dell’arrivo e dell’apertura del box frigo contenente un cuore reso inutilizzabile dal ghiaccio secco. Nelle 74 pagine dell’ordinanza si documentano le pressioni esercitate sui sanitari che avevano annotato gli orari reali come anche la reticenza a informare i genitori del bimbo i quali, solo dalla stampa, scopriranno le reali ragioni del fallimento dell’operazione.

Per il giudice sia Oppido, sia Bergonzoni avevano invece «l’obbligo professionale ed etico» di informare la famiglia e non avendolo fatto hanno tradito «il rapporto fiduciario tra medico e paziente». La dottoressa Bergonzoni poi, avrebbe «aderito, senza riserve, alle decisioni e ai comportamenti» del collega Oppido, sia in sala operatoria, sia tre giorni dopo, durante la compilazione del referto. Nei mesi successivi ha cercato di imporre «la propria versione dei fatti, denotando una personalità tendenzialmente prevaricatrice – scrive il gip – con conseguente aumento esponenziale del pericolo di recidiva».

L’accusa di omicidio colposo

Nell’ordinanza il gip individua anche alcuni elementi ritenuti cruciali ai fini dell’accusa di omicidio colposo in concorso, contestata anche ad altri cinque medici. Tra le possibili concause del decesso viene indicato il difetto di coordinamento tra l’équipe proveniente da Bolzano e quella napoletana, circostanza che, secondo l’accusa, sarebbe stata omessa nel referto ritenuto falsificato. Determinanti, in particolare, gli orari delle diverse fasi dell’intervento: il bambino viene sottoposto a circolazione extracorporea alle 14.02, mentre il clampaggio aortico propedeutico alla cardiectomia avviene alle 14.18. Alle 14.20, invece, l’équipe arrivata da Bolzano comunica telefonicamente di trovarsi nei pressi dell’ospedale, come accertato dalla Polizia Stradale.

La soddisfazione dei legali della famiglia Caliendo 

Soddisfazione è stata espressa dall’avvocato Petruzzi, legale della famiglia Caliendo: «È stata applicata la misura massima prevista e questo ci rende fiduciosi sulla sua tenuta davanti al Riesame». Il legale sottolinea inoltre che «per la prima volta viene sancito il comportamento doloso tenuto dai due medici». Di diverso avviso i difensori di Oppido, gli avvocati Vittorio Manes e Alfredo Sorge, che contestano la ricostruzione del gip e annunciano il deposito di «un’estesa impugnazione».

Foto copertina: ANSA/ CIRO FUSCO | All’esterno dell’ospedale Monaldi di Napoli peluche e messaggi per il piccolo Domenico Caliendo, 3 marzo 2026

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